Quella volta che. . .
Quella volta che abbiamo portato S. al centro sociale
Era un sabato sera come tanti altri. Ero uscita in centro con N e S, volevamo prenderci una birra, giocare a biliardino e ridere tra amici sparando stronzate come facevamo la maggior parte del tempo.
Poi a N, in pieno stile terrone come ben siamo, gli prende lo sghiribizzo di vedere se ci fossero eventi in programma per quella sera. E allora vai giù di facebook e google, seduti davanti a due pinte di bionda, mentre S continuava a dire che a lui non andava, che preferiva tornarsene a casa.
Troviamo una serata allo squat più attivo della città.
Io all’improvviso mi illumino: mi ci aveva portata R ed io avevo adorato tutto, la posizione, il palazzo, il terrazzo enorme, l’aria di libertà che si respirava tra le zaffate di fumo, alcool ed erba.
Decidiamo di finire le birre ed andarci, io che guidavo gli altri nelle stradine appena fuori il centro.
Arriviamo, e troviamo F e D appena dentro, che fanno la coda per i bagni. Loro sono conoscenti, ci ho fatto qualche serata, con F anche qualche scopata, ma siamo sempre rimasti in buoni termini, amici visto che sul piano dell’intesa sessuale qualcosa mancava. Felicissima, la loro presenza contribuisce ad aumentare la mia aspettativa per la serata.
Ignoro i borbottii di S al mio fianco, e ci inoltriamo nella folla.
C’è tanta, troppa gente per una serata Punk, ma è il bello del centro sociale: l’incognita.
Saliamo i due piani di scale che portano allo squat vero e proprio, e ci dirigiamo verso la terrazza: la serata è magnifica, calda e frizzante, è febbraio ma sembra aprile.
Mi continuo a guardare intorno per vedere di trovare delle facce conosciute e, proprio sulla porta della terrazza, lo vedo: R è qui.
La mia serata migliora in modo esponenziale dopo che le sue labbra si sono posate sulle mie guance in un saluto sorpreso ma caloroso.
Poi scompare, e noi ci inoltriamo nella folla. Prendiamo una birra, ci uniamo agli altri ragazzi. Non lo vedo per un po’, lo sto cercando con lo sguardo e in un attimo, lo vedo in aria, sollevato a fare stage diving. Il gruppo che suona è il vero motivo per cui siamo andati lì, sono una bomba, ma le mie orecchie non registrano la musica, troppo impegnate a capire cosa mi stia dicendo R al di sopra dei bassi.
Mi è arrivato vicino, trascinandomi a prendere una seconda birra. Ci provochiamo, ridiamo. Ogni tanto lancio un’occhiata a S che, palesemente, non è a suo agio.
Mi dispiace, perchè in qualche modo contorto che non riesco a capire - figurati a spiegare - ci tengo a lui, e mi piacerebbe che si divertisse, o che almeno ci provasse, ma è troppo lontano dalla sua idea di serata tranquilla per poterci provare. È anche troppo di destra per immaginarlo, figurarsi provare.
Quando R sparisce di nuovo, ne approfitto per intrufolarmi tra N e S, e ascoltare la loro conversazione. Io so bene come sto: mi sento gli occhi brillanti di felicità, la mascella che mi fa male a forza di sorridere. S sembra che abbia appena perso il gatto. N si sta divertendo come quei sinistroidi che si riempiono la bocca ma che poi i centri sociali li hanno visti una volta da fumati. Lo adoro, davvero. Cerca di dissimularlo, ma non ci riesce tanto bene.
Mentre N è a prendere l’ennesima birra, io mi avvicino a S e gli lascio un bacio a stampo, piccolissimo, sulle labbra. Lui risponde, e poi mi stacco. C’è R in giro, e per i rapporti fragilissimi che stiamo cercando di costruire, e nel caso di R ricostruire, è meglio che io resista un po’ ai miei istinti.
Verso le 11, N e S decidono di andarsene. Io, alla quarta o quinta birra, registro distrattamente la loro partenza, ma realizzo che adesso posso veramente rilassarmi e divertirmi. F ha rimorchiato una bionda grazie al suo accento da buzzurro romano, e D sta parlando da mezz’ora con me in napoletano, e io sono grata per la distrazione. Completamente ubriaca, mi metto a parlare di S con lui, e da quel poco che mi ricordo, la descrizione non è stata delle più lusinghiere.
Parliamo di sesso, ovviamente. Sono le 11 di un sabato sera, ad una serata dove siamo tutti ubriachi, di cosa dovremmo parlare se non di sesso?
E io, completamente andata, gli racconto di quando io e S abbiamo scopato, e dei problemi che c’erano stati per me. Mi sento, in modo molto lontano, mentre gli dico “Non mi tocca le tette e non sa leccarla”.
Della serie, come toccarla piano. Per tutta risposta, D mi bacia, e procede col mostrarmi che, invece, a lui le mie tette piacciono molto.
Mi stacco con non poche difficoltà, non perché non mi sia piaciuto ma perché c’è R in giro da qualche parte. Che poi, per il tipo di persone che siamo diventate, non ce ne potrebbe fregare di meno di farci vedere con altra gente, ma nel mio cervello di ubriaca, tutto si è mescolato.
Lo volete sapere qual è il problema di fondo?
Tutti gli uomini che io abbia mai avuto non reggono il confronto di R.
È triste, ma vero.
Per quanto tra noi non ci possa mai essere altro che sesso e qualche serata/mattinata buttata qua e là - per questioni troppo lunghe da spiegare adesso - quello che ho provato per lui sarà sempre più forte di tutto. E non guasta il fatto che sia capace di farmi vedere le stelle e di mandarmi il cervello in pappa semplicemente sfiorandomi.
F e la bionda vanno via, R torna e mi vede ubriaca. Con entrambi chissà quanto alcool in corpo, ci buttiamo su un divano, ci giriamo una sigaretta. Si prende cura di me.
D rimane un altro po’ in giro, ma ad un certo punto va via anche lui.
Quindi io torno a casa con R, io vado da lui. Finiamo dal kebabbaro sotto casa sua, alle 2, a mangiare come porci per riprenderci dalla sbronza colossale e poi a letto, abbracciati stretti, a rivivere la serata e, quando la sua mano scende un po’ troppo verso sud, a scopare come non mai.
Ho imparato a non farmi scappare queste occasioni, perchè sono poche e rare, e se me le perdessi non mi perdonerei mai. È come un tacito accordo tra di noi, quando ci ritroviamo in gruppo. Che sia da me o da lui, la serata la finiamo insieme.
C’è una versione di me prima e dopo R.
Prima, non avrei mai potuto immaginare un rapporto del genere, men che meno averlo.
Dopo, da quando è entrato nella mia vita, sono cambiata. Penso che ognuno di noi abbia un’anima gemella, se non altro affine, con la quale non dobbiamo stare per forza insieme, ma che ci illumini la strada. Può essere un fratello, un amico, un fidanzato. Una sorella, una amica, una fidanzata. Per me, è stato lui.














