Referendum Repubblica o Monarchia. Milano - 2 giugno 1946 Ph. Federico Patellani

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Referendum Repubblica o Monarchia. Milano - 2 giugno 1946 Ph. Federico Patellani
Un primo spostamento a destra dell'asse politico italiano si ebbe nel dicembre del 1945 quando il governo presieduto da Ferruccio Parri, un uomo del Partito d'azione, dovette cedere il posto a uno presieduto da De Gasperi. Fu sotto questo governo che si tennero nel giugno 1946 le prime elezioni di questo dopoguerra, alle quali fu abbinato un referendum circa la forma istituzionale dello Stato. La repubblica prevalse di giustezza (12.717.923 voti contro 10.717.284), mentre nell'Assemblea Costituente i democratici cristiani ebbero il 35,2 per cento dei voti, i socialisti il 20,7 e i comunisti il 19. Come si vede i tre maggiori partiti totalizzarono il 75 per cento del totale: il resto era disperso tra varie formazioni minori di sinistra (Partito d'azione, Partito repubblicano) e i partiti di estrema destra. La bilancia politica era dunque ancora equilibrata. Se la Democrazia cristiana era di gran lunga il partito più forte, socialisti e comunisti, che avevano da poco rinnovato il patto d'unità d'azione del 1934, pareggiavano e superavano sommati insieme i suoi voti e detenevano il controllo quasi assoluto della Confederazione generale del lavoro, l'organizzazione sindacale unitaria cui aderivano anche, in netta minoranza, i sindacati cattolici. Fu giocoforza tornare a un governo presieduto da De Gasperi con la partecipazione dei democristiani, dei socialisti e dei comunisti, ma ben presto apparve chiaro che la sua vita non sarebbe stata troppo lunga.
Giuliano Procacci, Storia degli Italiani, Laterza, 1975 [1ª edizione 1968]; p. 549.
“ Un primo spostamento a destra dell'asse politico italiano si ebbe nel dicembre del 1945 quando il governo presieduto da Ferruccio Parri, un uomo del Partito d'azione, dovette cedere il posto a uno presieduto da De Gasperi. Fu sotto questo governo che si tennero nel giugno 1946 le prime elezioni di questo dopoguerra, alle quali fu abbinato un referendum circa la forma istituzionale dello Stato. La repubblica prevalse di giustezza (12.717.923 voti contro 10.717.284), mentre nell'Assemblea Costituente i democratici cristiani ebbero il 35,2 per cento dei voti, i socialisti il 20,7 e i comunisti il 19. Come si vede i tre maggiori partiti totalizzarono il 75 per cento del totale: il resto era disperso tra varie formazioni minori di sinistra (Partito d'azione, Partito repubblicano) e i partiti di estrema destra. La bilancia politica era dunque ancora equilibrata. Se la Democrazia cristiana era di gran lunga il partito più forte, socialisti e comunisti, che avevano da poco rinnovato il patto d'unità d'azione del 1934, pareggiavano e superavano sommati insieme i suoi voti e detenevano il controllo quasi assoluto della Confederazione generale del lavoro, l'organizzazione sindacale unitaria cui aderivano anche, in netta minoranza, i sindacati cattolici. Fu giocoforza tornare a un governo presieduto da De Gasperi con la partecipazione dei democristiani, dei socialisti e dei comunisti, ma ben presto apparve chiaro che la sua vita non sarebbe stata troppo lunga. “
Giuliano Procacci, Storia degli Italiani, Laterza, 1975 [1ª edizione 1968]; p. 549.