Ci mancava solo Jovanotti Commendatore della Repubblica. Questo paese dopo aver toccato il fondo sta iniziando a scavare.
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Ci mancava solo Jovanotti Commendatore della Repubblica. Questo paese dopo aver toccato il fondo sta iniziando a scavare.
Buongiorno e buona festa della repubblica ☕️🇮🇹
SALIOU
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Incredibile: Un governo stracolmo di indagati e condannati che propone un referendum sulla giustizia!
Sì… stamani vi chiedo gentilmente di osservare questa foto, e fermarvi un attimo a riflettere su ciò che rappresenta: la Repubblica, quella nostra cara vecchia signora dai tratti solenni, che si appresta a compiere il suo dovere più alto, quello di cittadina, infilando nell’urna il suo “No”. Un’immagine di rara dignità, in un periodo storico in cui la dignità, specialmente in certi palazzi,…
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Il giornalista Maurizio Molinari elogia il progetto Riviera Gaza, che a suo dire mostra "la determinazione del presidente Trump a procedere nella ricostruzione civile della Striscia". E questa dichiarazione mostra la determinazione di Maurizio Molinari a procedere nell'affossamento della sua credibilità.
[L'Ideota]
La cultura democratica è affascinante: 80 anni fa hanno fatto un referendum truccato per umiliarsi e recepire le richieste di URSS (che vedeva nella monarchia un ostacolo alla rivoluzione) e USA ( che volevano punire i Savoia per la dichiarazione di guerra). Anche facendo finta di ignorare i brogli la metà degli italiani rimase fedele al Regno. Dopo 80 anni di propaganda coreana dalle elementari all'ospizio i monarchici sono stati obliterati, nessuno li considera, nessuno ricorda quella metà di Italia. Ha semplicemente vinto la Repubblica e se l'acqua è bagnata e il sale salato il merito è solo della Repubblica e basta. In compenso al posto del Re che almeno come mandato aveva il compito di difendere lo Statuto e il popolo DAI politici, abbiamo dei Presidenti politici che dirigono il circo e difendono solo la casta a cui appartengono.
Fiammetta Borsellino: “Mio padre e Falcone consegnati alla mafia dai loro colleghi”
di Alessandra Ziniti
[La Repubblica, 19 maggio 2022]
La figlia del magistrato ucciso in via d’Amelio: “Da quando abbiamo deciso di parlare siamo rimasti soli. Dello stuolo di magistrati che ci stava attorno non si vede più nessuno”.
Dalla sua terrazza nel centro storico, Fiammetta Borsellino guarda Palermo senza alcun rancore. “Non è questa città che ha ucciso mio padre e Giovanni Falcone. Sono passati 30 anni e ormai ci siamo rassegnati all’idea che noi familiari di tutte le vittime delle stragi non avremo mai una verità giudiziaria. Perchè nessuno ha voluto guardare dove si doveva guardare da subito: a quel palazzo di giustizia covo di vipere, come lo chiamava mio padre. Lui e Giovanni Falcone, almeno nell’ultimo anno della loro vita ne avevano piena consapevolezza”.
Lei era ancora una ragazzina nel 1992. Si ricorda cosa diceva suo padre?
“Dopo la strage di Capaci disse a mia madre: “La mafia ucciderà anche me quando i miei colleghi glielo permetteranno, quando Cosa nostra avrà la certezza che adesso sono rimasto davvero solo”.
E così è stato?
“Senza dubbio. C’è stata la mano armata di Cosa nostra ovviamente ma anche chi a questa mano armata ha spianato la strada, consegnando le teste di Falcone e Borsellino su un piatto d’argento. L’ormai famosa convergenza di interessi di cui parlava Falcone. Io oggi da figlia sono consapevole che mio padre è morto perchè è stato abbandonato dai suoi colleghi”.
Parole dure le sue...
“Che occorreva dire. E dirò anche di più. Fin quando siamo stati zitti, il salone di casa nostra era pieno di presunti amici di mio padre che venivano a raccontare balle a mia madre. Da quando invece io ho deciso di parlare, di dire senza peli sulla lingua che le responsabilità delle stragi di Capaci e via D’Amelio sono a più livelli, da quel momento ci siamo improvvisamente ritrovati soli. Di tutto quello stuolo di magistrati che ci stava attorno non si vede più nessuno. Qualche settimana fa sono andata a Marsala, la città dove mio padre è stato procuratore, per l’intitolazione di una strada ad Emanuela Loi, una degli agenti di scorta uccisi con lui. Sono rimasta sola. Nessuno, dico nessuno dei magistrati presenti, mi ha avvicinato anche solo per salutarmi. Ma a me sta bene così”.
L’ultimo processo, quello sul depistaggio, andrà a sentenza proprio in coincidenza con i 30 anni delle stragi. Non crede che riuscirà a stabilire la verità?
“Ho assistito a decine di testimonianze di magistrati, avvocati, investigatori, una sfilata di reticenza, di “non ricordo” di fatti che avrebbero dovuto segnare anche le loro vite. Una cosa, dal punto di vista umano, veramente inaccettabile, misera, pietosa. Dall’aula della corte d’assise di Caltanissetta sarei potuta uscire con un sentimento umano diverso se solo avessi percepito una disponibilità alla ricerca della verità che non ho visto”.
Tanta amarezza dunque in questo trentennale dalle stragi?
“Mi creda, ormai, abbiamo trovato pace. Tutto finalmente è chiaro. Non abbiamo più bisogno di sentenze di condanna che tanto non arriveranno mai. Per noi ormai sono chiare le connivenze vere, le omissioni, le menzogne, le condotte sbagliate di uomini e donne delle istituzioni che non hanno avuto rossore a presentarsi in un’aula di tribunale e a balbettare monosillabi. A essere offesi non siamo solo noi familiari ma l’intelligenza del popolo italiano”.
Come ha raccontato alle sue figlie la storia del nonno e di Giovanni Falcone?
“Capisco che può sembrare strano ma non c’è stato bisogno di raccontare loro nulla. In casa siamo stati sempre circondati dai nonni anche quando non c’erano più. C’è la bicicletta di mio padre appesa a una parete, la vecchia insegna della farmacia di famiglia, le foto della cena di riappacificazione di mio padre e Leonardo Sciascia. Ne parliamo sempre con grande serenità. Posso dire che i nostri figli hanno vissuto quel passato come presente. Certo, a scuola, qualche volta è capitato che gli abbiano detto: “Tuo nonno è morto con un’autobomba” ma anche loro hanno imparato a gestire questa parte pubblica”.
Qual è la più grande eredità che le ha lasciato suo padre?
“La faccia pulita dell’Italia, io oggi mi sento ricca, non sola, per la grandissima relazione che ho con tantissima gente onesta, vera. Ricca non certo materialmente. Quando papà è morto sul suo conto corrente abbiamo trovato un milione di lire. Perchè oltre alla nostra famiglia portava avanti quella di una sua sorella rimasta sola con sette figli e aiutava anche quelle di alcuni uomini delle forze dell’ordine a lui vicini. Era il papà silenzioso di tanti”.
Leander Straub
for U Repubblica | Feb 2025
shot by Paolo Roversi