Sgretolarsi spesso fa un rumore che non sappiamo come soffocare.
Mi manca l'aria.

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Sgretolarsi spesso fa un rumore che non sappiamo come soffocare.
Mi manca l'aria.
Ogni volta che ricomincio a scrivere mi sento come se la mia vita ricominciasse ancora una volta dall’inizio. Ancora una volta nel modo giusto. Magari non saranno loro due i personaggi che porteró in fondo ma sicuramente saranno quelli da cui ripartire.
Ogni tanto mi rendo conto che essere mia sorella non sia facile. Vivere con la presenza della mia ombra non sia facile, una presenza costante, imponente, impossibile da scavalcare. La presenza di una figlia che a nove anni aveva le stesse responsabilità di una di diciotto e che a ventidue ne sente quaranta addosso. La costante consapevolezza di avere davanti chi ha sbagliato cose stupide, chi non ha fatto errori, non ha fumato di nascosto, non è tornata alle quattro di mattina, non si è ubriacata, non è stata in discoteca. Una figlia che ha cercato sempre e solo di fare contenti i propri genitori, non ha mai spezzato le catene è ribaltato le regole. Mi rendo conto che avere quindici e diciassette anni e avere me come sorella maggiore non sia la cosa migliore del mondo e so, con certezza, che quando arriveranno i loro ventidue anni si troveranno davanti la mia ombra di oggi, quella che ha mollato gli studi, che ha trovato un lavoro per aiutare la famiglia, che sarà sempre un passo avanti e due indietro nella loro vita. Mi rendo conto che se io fossi mia sorella un po’ mi odierei e non perché sono stronza, e lo sono, ma perché sono stata troppo diligente, troppo adulta, troppo presto.
Basta così poco per accorgersi del tipo di illusione in cui si è vissuto che quasi mi spaventa la realtà.
Anche se non c'eri ti sentivo accanto. Anche se non ti vedevo, lo sapevo, lo sapevo che mi sarebbe bastato chiudere gli occhi per trovarti.
Margherita.
Ti aveva detto: “Me ne vado, non mi riprendi più.” E tu avevi sorriso, beffardo, grattandoti il mento. Lei era rossa in viso, i capelli che le cadevano scomposti sulla schiena. Le lacrime pronte a comparire. “Vattene.” Le avevi detto. Lei aveva scosso la testa impercettibilmente. Poi aveva lasciato cadere una busta e delle chiavi accanto al tuo caffè. Quasi come per dirti addio senza parlarti mai più. “Sei un bastardo.” Aveva detto uscendo. L'avevo seguita con lo sguardo. Nel suo vestito chiaro e con la sua borsa marrone. Era sparita fra la gente. E tu eri rimasto lì a fissare la porta e le chiavi. Ti conoscevo solo poco, ma sapevo tanto di te. Tutti sapevano tanto di te. Poi ti eri alzato ed eri uscito senza portarti dietro la busta. L'avevi lasciata lì e uscendo avevi grugnito: “Faccia sparire quello schifo.” Facendo cenno al tavolo dov'eri seduto. Vi avevo visti spesso ridere a quel tavolo e parlare come due innamorati e poi era finito tutto. Poi eravate finiti davanti ai miei occhi. Così avevo preso la lettera e avevo deciso di leggerla. Anche se sapevo che era scorretto, anche se sapevo che non dovevo intromettermi nelle vostre vite. Ma ero fatta così ero affamata di storie d'amore perché ancora non avevo trovato la mia. Me l'ero infilata nella tasca del grembiule ed avevo aspettato pazientemente la fine del mio turno. Una volta a casa l'avevo aperta mentre accendevo la musica e seduta al tavolo della mia cucina ero finita nel vostro mondo. Se stai leggendo queste parole probabilmente mi ami ancora, altrimenti avrai detto alla ragazza del bar di gettarla via. Ti amo. Ti amo e mi devasti. Ti amo e non riesci a non farmi del male. Ogni volta che ci sfioriamo ormai esce solo sangue. Mi sento male all'idea di non sfiorare più le tue labbra la sera. Mi sento male anche all'idea di andare avanti così. Sei stato tutto, sei stato i miei giorni più belli nonostante le fissazioni le manie, nonostante i sorrisi inappropriati. Ti amato tanto e fin da subito. Non voglio scriverti una lettera, voglio solo farti capire cosa provo, come mi sento adesso ovunque io sia. Cercami, cercami di nuovo, ti prego, ti aspetto, non troppo, ma ti aspetto.
Adesso dopo tanto tempo ho aperto una scatola e quel biglietto è tornato tra le mie dita. Quelle parole sono tornate nella mia vita e mi hanno ricordato di come la fine di un amore, che mi aveva tanto impressionata, sia stato l'inizio della mia vita assieme a te, della nostra vita. Non l'ho rivista mai più e forse, probabilmente, nemmeno tu. Ma ogni volta, al pensiero di lei sento una fitta di dolore al cuore, mi sento come se avessi rubato il tuo amore, come se avessi deciso che non dovevi leggere mai più che non doveva importarti davvero di lei. Oggi sei tornato a casa stanco. Ti sei sdraiato al mio fianco, mi hai sorriso dolcemente e non hai detto niente. Poi mi hai sfiorato la guancia destra e hai detto: “Sei l'unica donna che ho amato veramente.”
La ricordo in ospedale quel giorno, lo guardava come si guarda un'opera d'arte e per la prima volta dopo oltre un anno sembrò essere viva.
In un giorno qualunque | restosempre | Margherita.
Era la mancanza il problema, quel dolore sordo nello stomaco, quasi come la fame, la fame di qualcosa che non avrei mai toccato con le mie mani, che non avrei mai conosciuto davvero.
Margherita. | Imparare a camminare.