Tre giorni che sono a casa e ormai ripeto a memoria le pubblicità di trivago, Lines è e poltronesofà. Toglietemi la tv, please
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Tre giorni che sono a casa e ormai ripeto a memoria le pubblicità di trivago, Lines è e poltronesofà. Toglietemi la tv, please
Consigli per migliorare il proprio stile
Ecco una lista di cose da tenere a mente quando si fa editing, frutto della mia recente esperienza con la revisione di Faccia di fango (presto sul blog). Per la maggior parte sono consigli derivati da questo saggio in inglese, che vi esorto a leggere perché è davvero illuminante.
La prima regola della revisione è l’economia. Più parole superflue userai e più il lettore farà caso a te e non alla storia che stai raccontando. La cosiddetta “sospensione dell’incredulità”, ovvero lo stato per cui il lettore crede che la storia avvenga davvero davanti ai suoi occhi, è la tua migliore amica. Difendila.
Taglia i verbi che fanno da filtro, come ”vide”, “sentì”, “provò”, “scoprì”, “realizzò”, ecc... Sappiamo già che è il personaggio a percepire una tal cosa, perciò basta descriverla. Esempio: “Gigi correva sulla spiaggia. Vide un gabbiano prendere il volo al suo passagio e si rese conto di essere rimasto solo” diventa “Gigi correva sulla spiaggia. Un gabbiano prese il volo al suo passaggio e lui rimase solo”.
Taglia i gerundi e le forme progressive. Meglio “Cantava una vecchia canzone” che “Stava cantando una vecchia canzone”. Meglio “Fece il giro dell’isolato e scavalcò il cancello per entrare” che “Fece il giro dell’isolato, scavalcando il cancello per entrare”.
Evita l’abuso di avverbi. Spesso sono ripetizioni già implicite nel significato del verbo e, se non lo sono, considera l’idea di usare un verbo più specifico che già li contenga. Esempio stupido: “Parlare piano” diventa “Sussurrare”.
Taglia le frasi che introducono il dialogo, come “disse”, “rispose”, “esclamò”, ecc... Nella maggior parte dei casi basta indicare la frase tra virgolette.
Sostituisci i termini vaghi, generici o dal significato ampio con parole specifiche. Esempio: “Aveva una ferita sulla faccia” diventa “Aveva un graffio sullo zigomo destro”.
Preferisci sempre un’immagine concreta a una astratta.
Evita di usare troppi aggettivi. Meglio cercare un sostantivo più specifico che riempire un sostantivo generico di aggettivi.
Evita parole ed espressioni ovvie, ripetitive o facilmente desumibili dal contesto, come gli aggettivi già impliciti nel nome (”cemento grigio”), i pronomi personali inutili (il “mi” di “mi disse, per intenderci) oppure le frasi tipo “Pensò fra sé e sé” o “Si alzò in piedi”. Con chi altro potresti pensare? E come ti alzi se non in piedi? A meno che il tuo personaggio non abbia o non possa usare le gambe, allora forse è il caso di specificare che non si alza “in piedi”.
Taglia le parole fuffa, parole generiche o ambigue che non aggiungono nulla alla frase, come “improvvisamente”, “ancora”, “già”, “poter”, “cominciare a”, “finalmente”, “ecco”, “poi”, “allora”, “davvero”, ecc.. L’unica eccezione è nei dialoghi.
Se devi usare il trapassato prossimo (”avevo fatto”) per una lunga porzione di testo, usalo solo all’inizio del paragrafo e poi passa all’imperfetto o al passato remoto. Il participio passato dei verbi rischia di diventare ripetitivo.
Taglia i “mentre”. Di rado le cose avvengono in simultanea. Di solito c’è un breve lasso di tempo che separa un’azione dall’altra.
Evita le frasi eccessivamente convolute. Opta per la semplicità. Nel 95% dei casi è l’opzione migliore.
Nelle descrizioni evita di ripetere troppo spesso il verbo essere.
Taglia le ripetizioni, a meno che non siano un mezzo espressivo.
Taglia i verbi passivi. Si concentrano su chi subisce l’azione piuttosto che su chi la compie e indeboliscono l’immagine.
Taglia le frasi che esprimono qualcosa di implicito nella frase precedente o che “traggono le conclusioni” da qualcosa che era già stato affrontato nel paragrafo prima. Fidati dell’intelligenza del tuo lettore e non ribadire l’ovvio.
Cerca di variare il ritmo e la lunghezza delle frasi, altrimenti la tua prosa risulterà monotona. (A meno che non sia un particolare effetto stilistico che vuoi raggiungere. In quel caso go for it, ma siine consapevole.)
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Qualche riflessione in più sull’uso di “improvvisamente” e dei filtri
Ho ricevuto dei commenti al mio precedente post e, trattandosi di osservazioni legittime, ho pensato di rispondere qui a beneficio di tutti. (Anche perché lo spazio limitato dei commenti non mi permetteva di approfondire la questione a sufficienza.)
gaya-ingves ha detto: Ottimo. Con la maggior parte delle cose mi trovo perfettamente d'accordo. Anche se io essendo una scrittrice fantasy tendo a inserire fenomeni ed eventi sovrannaturali, con colpi di magia e cose così, quindi a volte qualche “improvvisamente- comparve nel cielo una luce rossa” mi viene fuori, perché l'evento è talmente immediato che i personaggi non fanno in tempo a reagire, dato che il dado è tratto.
gaya-ingves ha detto: O anche qualche vide, tra il caos della battaglia la spada del nemico colpire il suo compagno. Prima non lo aveva visto perché il suo sguardo ero focalizzato su altro, dato che in mezzo a un campo di battaglia è difficile poter vedere tutto. Ma ovviamente io ti dico queste cose per avere maggiori opinioni e consigli.
Grazie @gaya-ingves per aver sollevato queste due questioni interessanti. :)
Capisco bene la tentazione di usare l’avverbio "improvvisamente", ma nella maggior parte dei casi è meno necessario di quanto sembri. Quando il flusso della narrazione viene interrotto da un evento, è la stessa costruzione della frase a comunicare il fatto che tale evento stia accadendo improvvisamente. Ancora meglio se tale evento viene descritto all’inizio di un nuovo paragrafo, con una frase breve e incisiva. L’aggiunta di "improvvisamente" è ridondante, perché sottolinea qualcosa che la storia mostra già di per sé. Anzi, inserire all’inizio un avverbio non fa altro che ritardare la comparsa di quell’evento che dovrebbe invece accadere improvvisamente, rischiando di diventare una scelta controproducente.
Prendendo l’esempio fatto da @gaya-ingves, vediamo cosa succede eliminando la parola “improvvisamente”.
Improvvisamente- comparve nel cielo una luce rossa.
In questa frase, presa al di fuori del contesto, l’improvvisamente sembra necessario, ma proviamo a offrirle un contesto.
Eidon estrasse la spada e la ragazza si preparò a combattere, nei suoi occhi la forza di chi non si sarebbe fermato davanti a niente. Spada contro spada. Corpo contro corpo. Vita contro vita.
Un lampo rosso comparve nel cielo. Sanguigno, abbagliante. Gli occhi della ragazza si serrarono e la sua mano abbandonò la spada, che cadde risuonando.
“Falla smettere!”.
La ragazza finì a terra e si coprì la faccia con le mani. Eidon era ancora in piedi, la spada sollevata a metà del primo fendente. Che diavolo stava succedendo?
Anche senza l’avverbio “improvvisamente”, la comparsa della luce rossa nel cielo appare improvvisa proprio perché non viene introdotta da alcun elemento del testo. Paradossalmente l’uvo dell’avverbio la renderebbe meno improvvisa. Inoltre l’uso di una parola più specifica (”lampo” invce di “luce”) ha contribuito all’efficacia della scena.
Ecco un altro esempio preso dalla mia terribile prima stesura de La casa delle maschere:
“XXX si infilò nella porta scartando di lato e si ritrovò con le spalle contro la parete.
Improvvisamente si rese conto che il suo riflesso era chiaramente visibile nel vetro della finestra dall’altra parte della stanza.
YYY avrebbe potuto vederla. Doveva togliersi di lì e fare in fretta.”
Viediamo come diventa tagliando “improvvisamente” e, visto che ci siamo, anche il filtro “si rese conto”. (Dei filtri parleremo tra poco.)
“XXX si infilò nella porta scartando di lato e si ritrovò con le spalle contro la parete.
Sgranò gli occhi di fronte al suo riflesso, chiaramente visibile nel vetro della finestra dall’altra parte della stanza.
YYY avrebbe potuto vederla. Doveva togliersi di lì e fare in fretta.”
Non sono le uniche cose che andrebbero cambiate in questo estratto, ma ai fini del nostro discorso mi fermo qui.
Nella prima versione l’uso di “improvvisamente” rallenta e ingolfa il ritmo dell’azione. La seconda versione risulta più efficace, anche grazie alla scelta di un dettaglio concreto come l’azione di sgranare gli occhi. Ovviamente nella scrittura non esistono scelte giuste o sbagliate a priori e ciascuno è libero di esprimere la propria voce, ma credo che seguire questi semplici consigli possa aiutare molto.
Per quanto riguarda la questione dei filtri, se sei dentro la testa di un personaggio e dici che qualcosa accade, è perché il tuo personaggio lo sta percependo. Il momento in cui lo descrivi è il momento in cui il tuo personaggio ne fa esperienza. Diventa inutile specificare che lo sta effettivamente vedendo. Se non lo stesse vedendo in qualche modo, non potresti descriverlo senza venire sbalzato fuori dalla sua testa e dal suo punto di vista.
Perciò il problema non è tanto come far capire al lettore cosa il tuo personaggio vede e cosa no durante un avvenimento caotico come una battaglia, in cui è impossibile che il personaggio veda o senta tutto, ma definire con esattezza la focalizzazione del tuo punto di vista. Se il personaggio narrante non vede qualcosa o non ne è in qualche altro modo a conoscenza, semplicemente non puoi parlarne, a meno che tu non stia scrivendo come narratore onnisciente, cosa estremamente rara. Se dici che qualcosa accade è perché il tuo personaggio lo sa, altrimenti rischi di generare una distanza tra il personaggio e il lettore che minaccia la sospensione dell’incredulità.
Questa è la mia opinione esposta in modo più approfondito e (spero) più chiaro. Ci tengo però a ribadire che nella scrittura ogni scelta è legittima finché è fatta con cognizione di causa. Nessuna delle “regole” che ho descritto è vincolante e tutte hanno almeno un’eccezione. Quell’eccezione potresti essere tu.
Spero di essere stata utile a qualcuno. :)
Revisiono Miralago con l’IA (ma non in quel senso)
Ammetto che la scelta del titolo per questo post è stata un po’ infelice ed errata.
Infelice perché, considerata l’atmosfera e il tema dell’uso etico dell’IA in campo creativo, scrivere un titolo del genere attirerà su di me una shitstorm, nel migliore dei casi. Errata perché, tecnicamente, non è quello che andrò a fare.
Ma prima di spiegarmi meglio (e prima che tu accenda davvero la torcia) è meglio fare un po’ di ordine.
Partiamo dall’opera.
Miralago è il nome di una saga in nove volumi che ho scritto tra il 2020 e il 2023 e che non ho più ripreso da allora. Miralago è la classica saga partita con i migliori piani e le più buone intenzioni salvo poi mandare tutto in malora di volume in volume (non che la vita reale non ci abbia messo del suo, ma quello è un discorso che non voglio affrontare qui).
Il problema di questa saga è che è complessa da sistemare e che è ancora più difficile capire cosa sistemare. Teniamo a mente questa parte per dopo.
Ora, se mi segui da un po’ saprai che io sono una persona a cui piace sperimentare parecchio.
In Gemcity, per la prima volta sto sperimentando con il formato audio delle mie storie (ascolta qui se non ci credi). Dattilofollia, poi, è un progetto nato per sperimentare la scrittura in formato analogico. Che si tratti di scrittura o meno, sono una persona che non si tira indietro quando si tratta di testare qualcosa di nuovo che riscontra i miei interessi.
A questo poi aggiungiamo una formazione STEM (anche se tecnicamente ora dovrei dire STEAM, mi dicono) e una specializzazione nella Data Science che vorrei, almeno spero, diventi il mio lavoro nell’immediato futuro.
E ora torniamo all’inizio del post.
Quando ho iniziato a formarmi nella Data Science, ho sentito molto spesso ripetere che lo scopo di chi lavora in questo ambito è estrarre informazione dai dati che abbiamo. Ho quindi ripreso Miralago, che altro non sono che i dati che ho per capire che direzione dargli, e ho deciso di usare le mie conoscenze STEAM per fare brainstorming su come riscrivere da zero e in prima persona questa storia.
Finora ho solo aperto un foglio di calcolo e, man mano che rileggo la saga, sto aggiornando l’elenco delle scene. Visto quanto altro ho in corso non so nemmeno se riuscirò a iniziare entro l’anno, ma prima di scrivere qualsiasi riga voglio avere chiara in prima persona cosa ho in ballo e cosa c’è che non va.
Perciò no, non userò l’IA per riscrivere Miralago (so ancora fare brainstorming da solo, grazie al cielo) ma userò strumenti che fanno da base per questo campo e che ho studiato nella mia formazione. Ci riuscirò? Vedremo.
Intanto, se hai letto fino a qui, grazie.
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Pillola #44
Checklist per revisionare il tuo romanzo (prima dell’editor) Hai scritto il tuo primo draft? Complimenti! Ma il lavoro non è finito. 1. Lascia riposare il manoscritto Dopo aver terminato la bozza, prenditi una pausa. Aspettare almeno una o due settimane ti permetterà di rileggere con maggiore lucidità. 2. Rileggi da lettore, non da autore Cerca di staccarti emotivamente dal testo. Leggi come…