sotto casa mia stanno sparando i fuochi VOLO

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sotto casa mia stanno sparando i fuochi VOLO
Anna & Lærke Maria, shot by me, April 2020
Perché lo juventino medio odia Totti (e noi tutti)?
La rabbia e il livore che il ritiro di Totti dalla scena calcistica ha suscitato in molti esponenti della tifoseria bianconera in tutta Italia, dall’estremo lembo della Sicilia alle pendici delle alpi Giulie, ha destato in noi altri romanisti più di qualche sorpresa. Invece di preoccuparsi di un quarantenne la cui carriera si è integralmente svolta all’interno del Raccordo Anulare della Capitale, avrebbero ad esempio potuto celebrare il sesto scudetto consecutivo, la Coppa Italia o prepararsi alla sfida per la Champions contro il Real Madrid, che Totti rifiutò per restarsene tra le mura amiche della città natia. E invece si è letto un po’ di tutto sui social network.
A parti inverse, non ce ne sarebbe potuto fregare di meno. Non ce ne frega di meno manco adesso, a dire il vero. Sennonché incuriositi come siamo dell’ingiustificato rosico altrui, non avendo vinto granché, ci attarderemo in qualche facezia sulle ragioni per le quali Totti interessa più di una finale di Champions, del sesto scudetto consecutivo e quasi di tutto il resto. Ci diverte, insomma, capire perché lo juventino medio, distribuito in tutta italia, si comporti come un laziale qualunque.
Le ragioni posso essere naturalmente varie e non si pretende qui di esaurirle in poche righe, chiamando in causa vicende storiche relative alla distribuzione geografica del tifo non organizzato nella penisola attraverso la sua storia novecentesca, soprattutto post bellica. Ci pare di poter sintetizzare il concetto essenziale nei termini che lo juventino medio sia incazzato per il fatto che noi altri non siamo come lui. Ci distingue quasi tutto, a cominciare dal fatto che viviamo in una città molto grande, mentre lui ha passato la sua intera esistenza al paese, ma soprattutto il fatto che noi altri tifiamo per la squadra di questa grande città, mentre lui ha totalizzato il fantasma proiettivo di una nazione costruita sull'emigrazione meridionale verso il nord, l'alienazione del lavoro salariato e lo sradicamento.
Lo juventino medio tifa, nella sostanza, la Squadra della Nazione in un senso molto lontano da quello che parafraserebbe in maniera corretta l’idea del Partito della Nazione di Reichlin, una forza inclusiva, capace di canalizzare le pulsioni sovversive di un sottoproletariato di matrice rurale. La Juve è squadra della Nazione nella sua declinazione padronale, incentrata sulla sperequazione e lo sradicamento. In soldoni, se nasci in provincia, soprattutto al meridione, e vai per la Juve stai sostanzialmente aderendo in maniera subalterna al modello di produzione che ha reso l’Italia quello che è attraverso il secolo XX.
Noi altri qua a Roma abbiamo fatto della Roma un modello di integrazione interclassista, molto problematico nei termini in cui può esserlo quello di una città sottoproletaria non industriale senza borghesia, ma pur sempre sentito e condiviso. La Roma la vai a vedere allo stadio se sei romano, la senti sulla pelle, è una lingua, un codice di scambio, in sostanza la vivi, ci stai dentro, da quando ti svegli a quando vai a dormire, da quando sei bambino a quando muori. Se sei juventino a Crotone o a Biella la Juve è un fatto televisivo in bianconero, filtrato dal 90° minuto, è una cosa della quale ti invaghisci in senso proiettivo perché vince.
Non è un caso che per lo juventino vincere non sia importante, ma l'unica cosa che conta. L’identità dello juventino ruota attorno al fatto che la Juve vince. Se la Juve perde, lui perde tutto, anche la sua identità. egli non sa più chi è, si ritrova solo e abbandonato, gettato nel mondo in un luogo periferico, lontano da tutto. Quando vince festeggia in quel modo in cui si festeggia il campionato del mondo dell'Italia, molta retorica, poco sentimento.
Soprattutto, e questo è davvero il punto, egli ha scelto di essere juventino, mentre nessuno di noi ha mai scelto o deciso di essere della Roma. Siamo nati della Roma, eravamo della Roma e basta, lo siamo sempre stati e sempre lo saremo. La nostra identità è solo corroborata dalla sconfitta, non cambieremmo mai la sconfitta col lecce con dieci dei loro scudetti, mai cambieremmo il 7-1 di Manchester o l’1-7 col Bayern all’Olimpico con una delle Champions che hanno vinto.
Questa è la cosa che odiano di Totti, il suo irriducibile romanismo e il senso di superiorità che ne consegue, indipendentemente dai risultati. Il fatto che come dice Ennio Moricone, «a me a Los Angeles me davano pure la casa gratis, ma io so’ romano e voto sta’ a Roma». La cosa che odiano di Totti, e di tutti noi, è esattamente questa, che siamo romani e volevo sta’ a Roma, che di quanto vincono o non vincono gli altri non ce ne può fregare di meno, che manco sappiamo il nome della squadra contro cui giochiamo domenica prossima e meno ancora quello dei giocatori che schiera in campo, perché per noi c’è solo la Roma.
AS Roma in a nutshell:
beh non tutti sono come noi che decidiamo la stagione al 91esimo dell'ultima giornata, quasi tutti se prendono un rosso vanno ai beach party per quello che gliene frega
¿Qué tiene que ver el seno de Abraham en Lucas 16 con el purgatorio?
Ideas parecidas al purgatorio (i.e. lugares intermedios entre el cielo y el infierno) no son exclusivos del romanismo. Algunas corrientes evangélicas también creen que en algún momento existió un lugar intermedio; ellos lo llaman "el seno de Abraham" tomado del popular pasaje en Lucas 16:19-31 que entre otras cosas dice: Aconteció que murió el mendigo, y fue llevado por los ángeles al seno de Abraham (verso 22).
En primer lugar debe quedar claro que, debido al carácter y los atributos de Dios, no es teológicamente posible que exista un lugar intermedio. Si Dios salva, salva completamente; si condena, condena por completo. Y la única oportunidad de salvación para cualquier ser humano es mientras aún vive.
La idea del seno de Abraham era que Dios no podía enviar a los creyentes del AT al cielo directamente debido a que Cristo todavía no había pagado por los pecados. Una vez que el Señor realiza el pago por los pecados derramando su preciosa sangre y resucitando al tercer día para vencer la muerte y el pecado, entonces se los lleva directamente al cielo.
Esta idea es absurda a la luz de la teología, a la luz de la perfecta e inmutable justicia de Dios. Porque si Dios realmente salvaba a los creyentes del AT debía salvarlos por completo llevándolos directamente al cielo. Y de hecho así lo hacía, incluso aunque el Señor Jesucristo aún no había padecido por los pecados.
Pero ¿cómo eso puede ser posible? Pues, Dios salvaba a los creyentes del AT de la misma forma que a los cristianos: por gracia mediante el verdadero arrepentimiento y la verdadera fe en Cristo. La diferencia es que, al contrario que nosotros, ellos no tenían fe en lo que Cristo hizo, sino en lo que Cristo haría. Y Dios por eso mismo los perdonaba, porque la justicia requerida para el perdón estaba futuramente asegurada por el Señor Jesucristo.
Al menos "esa forma" de lugar intermedio no es tan herética como el purgatorio romano, con el cual se muestra como ineficaz el perfecto sacrificio salvador de nuestro Señor Jesucristo. Porque si un cristiano, supuestamente ya lavado por la sangre de Cristo, necesita de purificación adicional después de morir, entonces el sacrificio de Cristo no es suficiente para salvación. Lo cual es una de las peores herejías en la que uno pueda pensar. La verdadera fe en Cristo y solo Cristo es suficiente para la salvación de cualquier ser humano. Esa es una base fundamental del cristianismo católico (i.e. verdadero e histórico).
En conclusión, nunca han existido ni existirán los lugares intermedios.
Dios no hace nada a medias. O Dios hace algo completo y perfecto o no lo hace del todo.
Que seja eterno, enquanto dure.
Vinícius de Moraes
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