L’Ottagono Magico della guerra combattuta dal divano di casa
Questa fase solo apparentemente confusa e critica del discorso pubblico è caratterizzata da due spinte contrapposte, che a ben vedere rispondono alla stessa sollecitazione. Da una parte è ben evidente la tendenza a personalizzare gli argomenti, fino quasi a farli scomparire nella personalità di riferimento, che li riassume nella sua agenda mediatica. Dall'altra si riscontra la necessità di esprimere posizioni valide indipendentemente dal proponente, provando a definire identità collettive.
La sensazione è che la prima delle due tendenze sia operativamente prevalente, al punto da sussumere la seconda almeno in via tendenziale. Infatti, anche quelle urgenze che emergano originariamente da soggettività specifiche finiscono per essere ricondotte alla visione di una figura di riferimento, dunque personalizzate. I soggetti originariamente e genuinamente portatori di quelle istanze sono automaticamente trasformati in una specie di fan club e assumono immediatamente il ruolo di sostenitori.
Se la seconda tendenza tende ad essere sussunta nella prima, ciò dipende dalle modalità di presentazione del discorso proposto nel contesto comunicativo corrente. La presa di parola ha bisogno di un'angolazione visibile, sostanzialmente identificabile con un personaggio che parla, citabile, fotografabile. Questo processo trasferisce il discorso collettivo sul piano iconico del luogo comune, cioè, etimologicamente, del mito, incarnato nel personaggio che lo veicola e con esso si identifica.
Il miraggio del portavoce, della figura che si fa semplicemente veicolo (megafono come dicono alcuni) di un discorso collettivo, si dimostra vano, se non ipocrita alla prova dei fatti. Dove il piano carismatico venga meno, dove il personaggio non si dimostri all'altezza del discorso che veicola, ecco che il suo seguito evapora e la narrazione collettiva rientra nello spazio della nicchia, destinato ad una fruizione sporadica e marginale. La trappola comunicativa è implacabile, poiché tende a incarnare ogni discorso collettivo all'interno di una personalità di riferimento, modellizzata sul profilo dell'outsider.
La trappola è tanto più efficiente quanto più vero si dimostra che il posizionamento comunicativo apparentemente più efficiente in questa fase è proprio quello che identifica il personaggio come outsider. La narrazione che prelude al discorso sulla crisi prevede che gli attori dei processi che hanno condotto al disastro siano tutti responsabili e nessuno credibile. Dunque si tende a dare come acquisito che una posizione interna ai processi implichi un coinvolgimento squalificante, che automaticamente minaccia la veridicità e l'efficacia del discorso proposto.
La pubblica opinione, diffusa e distribuita quanto si voglia, è uniformemente pervasa dalla necessità di trovare altri attori, nuovi personaggi, facce che alimentino la narrazione e rendano possibile il suo spostamento in un nuovo campo, quello della palingenesi. In sintesi, si sente il bisogno di facce nuove, volti nuovi, personaggi nuovi che alimentino la stessa storia, trasferita all'interno di un nuovo scenario narrativo. La frequentazione dei social network dimostra che la necessità è comunemente avvertita da comunicatori professionisti (dotati di output esterno alla rete, in prima istanza televisivo) e dilettanti (confinati nello spazio del web).
In effetti, molti dei personaggi che agiscono sulla superficie del discorso pubblico sono dei veri outsider, originariamente portatori di una narrazione personale, ben presto ridotta (a volte auto-ridotta) alla narrativa semplificata che li identifica. D'altra parte, quello che conta è il personaggio che deve piacere, trasmettere carismatico mistero, catalizzare aspirazioni e diventare oggetto di un racconto esemplare, dunque assurgere a modello. Infatti, il sistema di networking sociale supporta una dinamica di fan club generalizzato che avvicina ammiratori e protagonisti in un gioco di adorazione sadomasochista (talvolta reciproca), alla fine del quale le distanze e la natura del discorso rimangono immutate.
La modalità prevalente è certamente quella del reality, che divide opposte tifoserie all'interno di uno spazio apparentemente neutro, dunque innocuo. Il vincitore della competizione sintetizza la problematica in oggetto, il tema della storia, nella ideale maniera media. L'affermazione di questo meccanismo, che mira in prospettiva a santificare una forma di mediocrità, caratterizza i partecipanti al gioco discorsivo secondo uno schema attanziale codificato, quello che va sotto il nome di «ottagono magico».
A un Protagonista outsider, il campione della giustizia, si oppone un Antagonista di fama consolidata, che rappresenta il suo riflesso oscuro, la declinazione al negativo del tema che la narrazione si propone di svolgere. A questa prima articolazione dialettica del tema in figure attanziali fa seguito quella che oppone il Guardiano, tipicamente il vecchio saggio estromesso dalla lotta per il potere perché troppo buono, al Traditore, la figura di alleato del protagonista della quale però non ci si può fidare, perché al momento opportuno si rivelerà per quello che è: un emissario del lato oscuro. La struttura attanziale è chiastica, poiché il Traditore è anche una versione al negativo del Protagonista (avrebbe potuto essere al suo posto, ma ha scelto il lato oscuro), mentre il Guardiano è una versione al positivo dell'Antagonista.
Tipicamente il Protagonista e Traditore sono giovani e meno esperti, mentre l'Antagonista e il Guardiano appartengono alla generazione dei padri. Questo schema consente di attualizzare un conflitto generazionale in maniera dialettica e problematica, analizzando i suoi vari risvolti in base ai vari posizionamenti rispetto all'assetto tematico del racconto. Meriterà un ragionamento a parte la pretesa archetipicità del quadro conflittuale, che rimonterebbe agli schemi del Racconto di Fate secondo tutta una tradizione di studi che rimonta alle ricerche di V. J. Propp, incrociate con suggestioni junghiane da Joseph Campbell e quindi proiettate grazie alla sua influenza nel moderno racconto holliwoodiano.
Attorno a queste figure attanziali che articolano il quadro fondamentale del conflitto tematico intorno al tema della narrazione fioriscono i comprimari, anch'essi tipicamente organizzati per coppie dialettiche e situati nel campo del protagonista. Sarebbe a dire che i personaggi secondari rappresentano forme di sotto-articolazioni del protagonista e danno corpo a una psicomachia incentrata a sua volta su una coppia di opposizioni dialettiche tra emozioni e ragione. Da una parte troviamo appunto l’Emotivo, la cui partecipazione alla storia è costantemente caratterizzata dall'emergere di sentimenti intensi, dall'altra si situa invece il Riflessivo, che incarna uno spirito razionale; da una parte abbiamo l’Entusiasta, che aderisce alla causa del protagonista in maniera generosa e incondizionata, dall’altra lo scettico, schierato dalla parte giusta, ma profondamente convinto del fatto che il male è destinato a prevalere.
Si vede bene che ognuna di queste figure rappresenta un aspetto dell’articolazione dialettica del tema attorno al quale la narrazione si dipana. Tutti i personaggi, a cominciare dal protagonista, sono forme di espressione del tema, esploso nei vari posizionamenti possibili. Da questo fatto ineluttabile consegue direttamente che i posizionamenti sono già implicitamente previsti nel formato che struttura la narrazione.
Si potrebbe pensare che questo modello narrativo sia caratteristico in via esclusiva dei grandi racconti cinematografici, televisivi o romanzeschi, o, appunto, del casting dei Reality e Talent Show, magari delle competizioni elettorali. In realtà uno schema dialettico di diffrazione del tema nelle varie opposizioni dialettiche è in opera quotidianamente sulle piattaforme dei network sociali e struttura i meccanismi di partecipazione al racconto collettivo di qualunque fatto. Sarebbe a dire che la struttura apparentemente aperta delle reti sociali non è per niente aperta, dal momento che prevede una serie finita di posizionamenti all’interno di qualunque circostanza.
Aspetti piuttosto interessanti della proiezione di questo schema sul funzionamento del discorso pubblico sui social network emergono dalla ricostruzione dello schema attanziale che caratterizza in questi giorni la partecipazione al dibattito sulla guerra in Ucraina. La narrazione più pervasiva ha come tema “La Difesa della Libertà e della Democrazia”, che si articola in un conflitto tra il Protagonista, il Presidente Ucraino Volodymyr Zelens'kyj, e l’Antagonista, il Campione Imperialista del Lato Oscuro, Vladimir Putin. Come si vede, la narrazione semplifica circostanze complesse e problematiche come quelle che conducono allo scatenarsi di una guerra, proponendola come una forma di conflitto tra un Outsider, una Faccia Nuova, e un Antagonista di Fama Consolidata, un Vecchio Spauracchio.
Il Protagonista è anche un meta-protagonista, considerato che nel 2015 ha interpretato il ruolo di presidente ucraino nella serie televisiva Servitore del popolo (Il suo partito si chiama peraltro Servitori del Popolo), nel ruolo del capo di Stato onesto. L’Antagonista ha a sua volta un background straordinario, avendo già interpretato ripetutamente il ruolo del Tiranno Imperialista in varie circostanze antecedenti e, bisogna naturalmente precisarlo, appare straordinariamente credibile nel ruolo, essendo nei fatti molto più cattivo di qualunque membro della SPECTRE. Come si vede le figure chiave della narrazione sono determinate a monte della partecipazione pubblica al dibattito, alla quale si può aderire soltanto adottando l’angolazione prospettica del personaggio secondario.
Si può scegliere la posizione del Grande Vecchio, il Guardiano, quello che offre i consigli saggi sulla base della sua grande esperienza o competenza, oppure fingere di stare dalla parte della Difesa della Libertà, tradendo al momento opportuno, dunque denunciando la propria adesione al lato oscuro. Si può aderire emotivamente alla causa, da veri Emotivi, commuovendosi per gli eroi caduti, per le mamme in fuga, per i bambini in lacrime, oppure offrire il commento riflessivo che inquadra il problema da un’angolazione storica, politica, strategica. Si può entusiasticamente celebrare la sicura vittoria delle forze del bene, che finiranno per prevalere, o suggerire un punto di vista scettico, che mette in evidenza lo squilibrio delle forze in campo e l’inevitabile disfatta imminente.
Si vede bene come l’adesione ai posizionamenti previsti dall’ottagono magico sia necessaria per partecipare attivamente al discorso pubblico. La grandissima maggioranza, per non dire la totalità, dei commenti social è riconducibile a una delle etichette corrispondenti ai ruoli secondari predeterminati. Tutti coloro i quali commentano in maniera scettica, entusiastica, emotiva, razionale, provino ad improvvisarsi nel ruolo del guardiano o possano essere identificati come traditori si schierano di fatto nel campo degli Integrati e contribuiscono ad aumentare il rumore della grancassa propagandistica in un modo o nell’altro.
Chi si pone al di fuori dello schema si schiera automaticamente nel campo degli Apocalittici, cioè di coloro che rifiutano il confronto, poiché ogni commento che esuli dai quadranti della griglia si auto-qualifica come marginale, meta-narrativo, o come una forma di rigetto del sistema discorsivo stesso. Non c’è spazio per una qualche riflessione che non sia subito ricompresa in una delle categorie enumerate e meno ancora c’è spazio per forme di alternativo protagonismo o antagonismo. Qualunque argomento è immediatamente fagocitato dall’impianto narrativo e l’elaborazione di un racconto alternativo è immediatamente riassorbita in un sistema ottagonale, quando la narrazione predominante non la inglobi essa stessa prontamente.
Sotto la superficie del discorso pubblico, dello show che polarizza il dibattito, si nasconde un livello profondo, molto privato, anche piuttosto segreto, quello delle decisioni, del quale nulla trapela. Si tratta di informazioni riservate, che non diventano notizie, anche perché, in ultima analisi, sarebbero molto noiose e, naturalmente, la narrazione efficace risponde ad una richiesta di intrattenimento da parte di un pubblico annoiato. Si vede dunque bene che lo schema narrativo, votato alla sollecitazione delle varie forme di intrattenimento partecipativo, contribuisce a garantire la separazione dei due livelli, quello del discorso pubblico e quello delle decisioni, che non devono mai sfiorarsi, neanche tangenzialmente.









