Raccontare ai giornalisti stranieri la politica culturale italiana non è semplice. Bisogna prima di tutto cercare di non ridere.
Alberto Ronchey

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Raccontare ai giornalisti stranieri la politica culturale italiana non è semplice. Bisogna prima di tutto cercare di non ridere.
Alberto Ronchey
[...]Ma perché il vescovo di Alessandria avrebbe deciso di far massacrare Ipazia? La tesi della studiosa italiana verte su un'unica ragione: invidia. "È «l'invidia per la sua eccezionale sapienza», e per l'eccezionale favore che questa le vale presso Oreste, a impossessarsi di Cirillo: la fatale rivalità del vescovo verso il filosofo, dunque; e certo anche la naturale gelosia del chierico per la donna di mondo; due categorie, queste, che nella storia hanno nutrito reciproci grandi amori, o grandi odi". Nell'anno 415 d.C., quindi, durante la quaresima cristiana, come spiegano vari documenti, i monaci parabalani vennero riuniti sotto la guida di Pietro il Lettore e mentre Ipazia tornava a casa la presero di forza e la trascinarono nel Cesareo, da poco tramutato in chiesa cristiana. Scrive Socrate Scolastico: "La spogliarono delle vesti, la massacrarono usando cocci aguzzi (ostraka), la fecero a brandelli. E trasportati quei resti al cosiddetto Cinaron, li diedero alle fiamme". Puntualizza il pagano Damascio: "E mentre ancora respirava un po' le cavarono gli occhi".[...]
Ipazia. La vera storia