Nei giorni scorsi sono stata a Trieste in quella che chiamiamo la Piazza del Mondo, il punto finale della rotta balcanica. È qui che arrivano un numero infinito di ragazzi e famiglie che attraversano Asia ed est Europa a piedi. Sì, a piedi.
Qui c'è una donna che si chiama Lorena, non è un medico né tanto meno giovane, eppure ogni sera va in piazza e cura le ferite di queste persone. Cura loro i piedi e dà scarpe nuove perché possano continuare ad andare dove vogliono, dà loro una coperta e un pasto perché è il minimo che si può fare con chi ha vissuto l'inferno.
Lorena è l'accoglienza, il comune e la regione non si sono mai impegnati per offrire una prima sistemazione a queste persone che vi assicuro sono tantissime, molte fragili.
I ragazzi fino all'anno scorso vivevano in un vecchio silos freddo, sporco, pieno di topi, in cui ad ogni pioggia si allagava tutto, nido perfetto per malattie e morte. Sono stati sfrattati anche da lì. Per adesso dormono nel resto della stazione, in condizioni disumane, sotto gli occhi chiusi di tutta Italia.
Quando parlo con questi ragazzi, alcuni anche più giovani di me, vorrei che avessero ogni bene, vorrei poterli vedere in carriera, con una casa ed un futuro, come me.
Mi fa rabbia che chi ha il potere lasci volutamente che tutto continui ad essere così vergognosamente schifoso.
Dall'altro lato, il mio cuore si scalda nel vedere persone come Lorena e come noi aiutare, dare conforto, fare la differenza.
Se dall'alto nessuno fa un cazzo, ripartiremo dal basso per il basso.









