Il seggiolone
Credo fermamente nel fatto che i seggioloni per la pappa dei bambini siano alla base dell'evoluzione di un essere umano. Ci sono quelli che dal seggiolone sono caduti, non vi è altra soluzione a certi tipi di carattere. Altri invece dal seggiolone non ci sono mai scesi, sono ancora seduti lì. Anche in questo caso non ci sono altre spiegazioni per certi atteggiamenti.
Anche io ho la mia storia con un seggiolone, una storia vera mica inventata, il mio era un seggiolone azzurro con seduta bianca. Avevo anche il piattino e le posate dello stesso materiale del ripiano, coordinate con lo stesso colore.
Mi ricordo ancora quel giorno. Mia madre mi servi un piatto di gnocchi al pomodoro. Buonissimi.
Non ricordo esattamente la dinamica che mi portò a ribaltarmi con tutto il seggiolone, forse l'esultanza di tale leccornia mi portò allo sbilanciamento della struttura.
Ho ancora impressa nella mia mente, come se fosse ieri, la scena finale. La mia testa appoggiata di lato sul pavimento, dopo esserci caduto, il seggiolone per terra, le urla di mia madre spaventata che mi chiamava.
Il piatto che ancora roteava sul pavimento, in controluce dal sole che entrava dalla porta finestra della cucina.
Io che piangevo e mi struggevo, disperato. No, non era il dolore fisico, la paura del volo oppure il sentire la voce terrorizzata di mia madre a crearmi quello stato di disperazione. No.
Vedere tutti quegli gnocchi rotolare per terra, così sprecati, sapevo che mia madre li avrebbe buttati via. Che mi sarebbe toccato un pasto alternativo e rimediato in fretta. La fetta di prosciutto cotto con un po di pane.
Capite la mia disperazione? Un'angoscia terribile.
Oggi io sono questo. Una persona che non ha paura di cadere, che non si abbatte e rimane concentrato se qualcuno al suo fianco urla di terrore. Ma che insegue sempre i suoi gnocchi rotolanti al sugo di pomodoro, senza riuscire a prenderli. Perennemente insoddisfatto e con rimpianto.
Dimmi cosa ti è capitato sul seggiolone e ti dirò che persona sei.



















