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Inktober 2025
26 - puzzling (sconcertante)
Non c'è pensiero se non ci sono le parole per pensarlo e per dirlo.
"[...] La diminuzione del vocabolario usato riduce [...] anche le sottigliezze del linguaggio che consentono di sviluppare e formulare un pensiero complesso.
Eliminare una parola non significa solo rinunciare al suo suono ma anche promuovere l’idea che il concetto che esprimeva non esiste più.
La graduale scomparsa dei tempi come: congiuntivo, passato semplice, imperfetto, forme composte del futuro, participio passato, dà origine a un pensiero nel presente, limitato al momento, incapace di proiezioni nel tempo.
La generalizzazione del tu, la scomparsa delle lettere maiuscole e della punteggiatura sono tutti colpi fatali alla sottigliezza dell’espressione.
Meno parole e meno verbi coniugati sono meno capacità di esprimere emozioni e meno opportunità di pensare.
Gli studi hanno dimostrato che parte della violenza nelle sfere pubbliche e private deriva direttamente dall’incapacità di tradurre le emozioni in parole.
Senza parole per costruire il ragionamento, il pensiero complesso è ostacolato, reso impossibile.
Più povera è la lingua, meno pensiero esiste.
La storia è ricca di esempi e molti scrittori , da Georges Orwell in “1984” a Ray Bradbury in “Fahrenheit 451”, hanno raccontato come le dittature tendono ad uniformare il pensiero riducendo il numero e ribaltando il significato delle parole.
Non esiste pensiero critico senza le parole.
Come costruire un pensiero ipotetico-deduttivo senza padroneggiare il condizionale?
Come immaginare il futuro senza coniugazione nel futuro?
Come comprendere una temporalità, una successione di elementi nel tempo, che siano passati o futuri, nonché la loro durata relativa, senza un linguaggio che faccia la differenza tra ciò che avrebbe potuto essere, ciò che era, ciò che è, cosa potrebbe succedere e cosa accadrà dopo che ciò che potrebbe accadere è accaduto?
Per contrastare ed invertire questa deplorevole e preoccupante deriva occorrerebbe esortare genitori ed insegnanti a far parlare, leggere e scrivere i proprio figli e i propri studenti.
Occorrerebbe insegnare e praticare la lingua nelle sue forme più svariate, anche se sembra complicata, specialmente se è complicata, perché: in questo sforzo è la libertà.
Le varie organizzazioni internazionali che spingono continuamente gli Stati a varare riforme dei sistemi educativi volte a semplificare l’ortografia, ad eliminare il linguaggio dai suoi “difetti”, ad abolire i generi, i tempi, le sfumature, tutto ciò che crea complessità sono gli assassini dello spirito umano e della libertà di pensiero.
Non c’è dissenso senza la capacità di elaborare ed esprimere un concetto autonomo."
Christophe Calvé
Semplificare...
"I piaceri semplici,sono l'ultimo rifugio degli spiriti complessi"
-Oscar Wilde
Darsi un'etichetta, auto-incasellarsi è una semplificazione, la mia vicinanza all'anarchia e relativi valori-pensieri non significa in automatico che io sia anarchico come teorie insegnano o praticanti puri declamano, io sono io, punto; la scoperta di me stesso avviene giorno per giorno; non aspiro ad essere un puro ed integerrimo chissà cosa, lo lascio a chi lo vuole; metto in dubbio tutto e tutti, a partire da me; la vicinanza ad uno stile di vita e di pensiero è maggiore verso i nativi americani, soprattutto con quelli che non si piegarono al dominio bianco.
Scontrini digitalizzati - Pireddu (Qonto): eliminazione scontrini cartacei passo concreto verso semplificazione sistema fiscale, dà valore legale a documentazione digitale
Pireddu (Qonto): eliminazione scontrini cartacei passo concreto verso semplificazione sistema fiscale, dà valore legale a documentazione digitale Milano, 23 Aprile 2026 – “La progressiva eliminazione degli scontrini cartacei rappresenta un passo concreto verso la semplificazione del sistema fiscale e la riduzione degli oneri amministrativi per PMI e professionisti, che non saranno più tenuti a…
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AI Act: cosa cambia davvero con il pacchetto di semplificazione UE
Il cosiddetto digital omnibus, ovvero il settimo pacchetto di semplificazione approvato dal Parlamento europeo nella propria posizione ufficiale, tocca diversi regolamenti e tra questi anche l'AI Act. E qui le cose si fanno interessanti, perché non si tratta di un semplice aggiustamento tecnico o di una limatura sui tempi di applicazione della normativa sull'intelligenza artificiale. La questione è più profonda e riguarda la natura stessa delle regole che l'Unione Europea sta costruendo attorno a questa tecnologia. Quando si parla di semplificazione, il primo pensiero va a qualcosa di positivo: meno burocrazia, obblighi più chiari, un quadro normativo più snello. Eppure, guardando da vicino l'intervento del Parlamento UE sull'AI Act, emerge un paradosso tutt'altro che banale. La razionalizzazione degli obblighi rischia di portare con sé una dose di incoerenza che potrebbe complicare le cose anziché semplificarle. Un effetto collaterale che chi segue l'evoluzione della regolamentazione europea sull'intelligenza artificiale aveva già messo in conto, ma che adesso diventa concreto. Il diritto dell'intelligenza artificiale diventa sempre più ibrido Il punto centrale è che il diritto dell'IA sta assumendo una forma sempre più ibrida. Non è più un corpo normativo compatto e lineare, ma un insieme di disposizioni che si intrecciano con altri regolamenti, si sovrappongono, a volte si contraddicono. L'intervento del digital omnibus sull'AI Act è emblematico di questa tendenza: nasce con l'intento di alleggerire il carico regolatorio, ma finisce per aggiungere strati di complessità interpretativa che imprese, sviluppatori e operatori del settore dovranno affrontare. Il pacchetto di semplificazione adottato dal Parlamento europeo non si limita all'AI Act, va detto. Interviene su più fronti normativi, e proprio questa trasversalità rende il quadro ancora più articolato. Quando un unico strumento legislativo modifica simultaneamente diverse normative, il rischio è che le modifiche apportate a un regolamento non dialoghino perfettamente con quelle applicate a un altro. E nel caso dell'AI Act, dove gli obblighi per i sistemi ad alto rischio e le tempistiche di conformità sono già di per sé complessi, ogni sovrapposizione può generare zone grigie. Meno regole significano davvero meno problemi? La domanda che molti addetti ai lavori si stanno ponendo è piuttosto diretta: ridurre le regole produce davvero un effetto semplificatorio, oppure la riduzione crea vuoti che lasciano spazio a interpretazioni divergenti? Nel caso dell'AI Act, la posizione del Parlamento UE sembra suggerire che la strada verso una regolamentazione chiara e applicabile dell'intelligenza artificiale in Europa sia ancora lunga. Il settimo pacchetto di semplificazione evidenzia, più di ogni altra cosa, la tensione tra due esigenze opposte: da una parte la volontà di non soffocare l'innovazione con troppi vincoli, dall'altra la necessità di mantenere un impianto normativo coerente e prevedibile per tutti gli attori coinvolti. Il fatto che il Parlamento europeo abbia adottato la propria posizione sul digital omnibus rappresenta comunque un passaggio formale rilevante nel percorso legislativo, e le prossime fasi di negoziato con il Consiglio UE determineranno la forma finale che queste modifiche all'AI Act assumeranno effettivamente. Read the full article
"È necessario elevare le persone al livello della cultura e non abbassare la cultura al livello delle persone."
Lo diceva Simone de Beauvoir nel secolo scorso, e io ci credo profondamente anche nel secolo di Internet e di ChatGPt.
La cultura dovrebbe essere accessibile a tutti, certo, ma questo non dovrebbe portarci a svilirla e ad abbassarla a un livello di semplificazione che confina con la banalizzazione e l’insignificanza.
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“È necessario elevare le persone al livello della cultura e non abbassare la cultura al livello delle persone.”