I parcheggi sotterranei non mi piacciono, sanno di attesa, di cemento armato e silenzi compressi. La curva a spirale che scende verso i piani al contrario mi disorienta e ho l'inquietudine delle gomme che stridono, dei neon tremolanti, dell'aria stagnante, del tempo che perde direzione. Il pensiero che qui sotto nulla cresca e nulla respiri davvero è una paura quasi infantile, e a motore spento mi fa rimanere ferma seduta sola a stringere il volante un attimo di troppo. Prima di ritrovare, fra i livelli -3 e -4, un invito silenzioso a risalire, perché ogni discesa alla fine conosce la strada inversa. Prendo le scale e seguo la freccia uscita, fidandomi, per una volta, del rumore lontano che arriva da quello che sta in superficie.












