INTERVISTA / Soundsick: infezioni post-grunge, rabbia sperimentale e magma psichedelico.
In una di queste notti, abbiamo incontrato Alexander Onibokun, il batterista della band fabrianese Soundsick. Abbiamo parlato con lui del passato, dalle prime esperienze musicali al concerto di spalla al Teatro Degli Orrori, dal primo disco autoprodotto all’imminente uscita del primo album “ufficiale” marcato Seahorse Recordings. Una storia- ancora all’inizio!- di come il talento e la voglia di provarci a tutti i costi si fa strada da sé.
Come sono cambiati i Soundsick, dalle origini ad ora?
Considerando che quando siamo partiti io e mio fratello, con due cacciaviti, due bonghi e una chitarra! Siamo poi passati fortunatamente agli strumenti veri. Tutto cominciò quando Ilario tornò a casa...credo fosse il 1998 con un paio di cd dei Nirvana. Inizialmente a me non piaceva, invece mio fratello si era fissato. Pian piano invece, sentendolo più volte...è iniziata a montare la rabbia giusta che mi ha portato a volere suonare la batteria, benché mio fratello e mia sorella non riponessero molta fiducia. Magari la sfortuna è stato il fatto che non abbiamo avuto nessuno che ci aiutava economicamente a sostenere il progetto musicale. Insistendo però, sbattendo la testa sul muro parecchie volte abbiamo incominciato a capire all’incirca, come muoversi, guardarsi bene attorno. Finché non é arrivato poi Valentino. Da lì in poi è stato tutto più semplice. Era la nostra parte mancante, la sintonia è stata immediata su tutto. L’abbiamo trascinato a suonare il basso con noi istruendolo sui pezzi che già avevamo scritto, in quanto eravamo già quindicenni quando incontrammo Valentino. Con lui abbiamo registrato il primo cd, The Man Of Before. Che ci è servito principalmente per crescere, inquadrare la nostra direzione musicale. Un giorno poi, ad un concorso, l’organizzatore di Maremoto Festival ci notò ad un concorso e ci fece aprire al Teatro Degli Orrori. Questo per dirti come dalle origini ad oggi, come è cambiato il nostro percorso; abbiamo capito che tramite questa occasione forse si poteva intravedere un piccolo spiraglio di luce in fondo al tunnel che comincia un po’ ad allargarsi. Ciò non vuol dire che successivamente non ci sia capitato di suonare in tutt’altro tipo di location…ad esempio in un campo di girasoli davanti ad una manciata di persone …cose del genere ci fanno se non altro sentire coi piedi ben piantati a terra!
Considerate il nuovo disco come un traguardo o come un punto di partenza?
Un punto di partenza, senz’altro! Dal punto di vista dei pezzi che abbiamo registrato per il disco però, potrebbe anche essere considerato come un traguardo, nel senso che oramai quei brani, come sono nel disco, hanno assunto la loro forma definitiva. Infatti una volta registrato il disco, alle prove successive ci siamo spesso dedicati all’elaborare nuovi pezzi. Ti ripeto, sicuramente più un punto di partenza che un traguardo, in quanto se tutto va bene ci potrà magari essere possibilità di un tour, qualche aggancio.. Tenendo conto che questo cd è ora in mano a Carl Saff, un produttore e sound engineer che ha fatto il master anche ai Dinosaur Junior, ci fidiamo.. I contatti ce li hanno forniti alla Seahorse Recordings dove abbiamo registrato il disco, in quanto loro stessi inizialmente hanno masterizzato l’album, ma per quanto il lavoro qualitativamente era buono, non rispecchiava però interamente ciò che cercavamo. Ci ha quindi consigliato Carl Saff; ci ha masterizzato una canzone di prova e ci è piaciuta. E tra pochi giorni (l’intervista è stata fatta il 29 maggio, nda) dovrebbe consegnarci il master completo dell’album.
C’è una qualche possibilità che il vostro disco possa essere ascoltato all’estero? Immagino sia un vostro obiettivo, quello di valicare le i confini, giusto?
Sì esatto, ora il principale obiettivo nostro è portare la nostra musica all’estero, tanto più per il fatto che cantiamo in inglese; abbiamo perso del tempo anche a curare molto la pronuncia sul nuovo disco. Contrariamente, potrebbe non funzionare molto! Se tutto va bene diciamo di sì, se tutto quello che abbiamo in mente vada a buon fine. Piano piano!
Se i Soundsick potessero tornare indietro nel tempo, ci sarebbero delle scelte musicali e non che avrebbero voluto fare o cambiare?
No, diciamo che è andato tutto come doveva andare.
Avete suonato assieme ad alcuni dei gruppi più importanti della scena musicale indipendente italiana, siete stati premiati in numerosi contest a livello nazionale…Cosa divide ancora i Soundsick dal definitivo successo?
Eeeh, tante cose! Come si dice, non si arriva mai. E non ci si abitua mai! Comunque il segreto è senz’altro fare più concerti possibile. Se poi piaci, ti ritrovi col tempo, sempre più gente che viene ai tuoi concerti. E poi senza dubbio, avremmo bisogno di più prove: suonare - e cantare - richiede in fondo molta concentrazione per essere più decisi possibili una volta che si sale sul palco. Sicuramente un po’ più d’esercizio, d’allenamento, farebbe al caso nostro.
Alcune delle sensazioni più oscure avvertibili in una cittadina medio- piccola come la nostra, quali la tendenza all’isolamento, alla solitudine, all’introversione, possono in qualche modo aver contribuito all’ispirazione dei vostri testi, o della vostra musica?
Sì, per forza! Considerando che siamo nati e cresciuti qui, l’ambiente circostante è stato decisivo, il clima che si respira in questa città… Ma più che altro sono state le nostre vicende personali ad essere rilevanti per l’ispirazione dei pezzi. Tra cui anche i primi amori, le prime esperienze con le donne. Prendi per esempio "Lena", quella canzone rappresenta l’ideale della donna che ognuno di noi ha. Come sto andando, ragà, vado bene?
Benissimo. Siamo alle ultime domande.
Ci sono dei gruppi che durante il vostro tragitto vi hanno influenzato particolarmente?
La fortuna è stata che i nostri genitori hanno mentalità aperte in fatto di musica, ci facevano ascoltare i gruppi degli anni ‘60, ’70: Doors, Simon e Garfunkel, Led Zeppelin…Oltre a questi, i gruppi che ci hanno influenzato sono stati A Perfect Circle, Tool ,Nirvana, Verdena, Mars Volta, At The Drive In…ce n’è una marea effettivamente…ultimamente stiamo ascoltando i Tame Impala. In generale ci ispira la musica che consideriamo bella e originale, senza attaccarci a un particolare genere musicale insomma!
Per quando è prevista l’uscita del disco?
Eh, dicono a settembre! Dalla SeaHorse Recordings ci è giunto il suggerimento di posticipare l’uscita, prevista inizialmente per giugno. Se ci penso, abbiamo iniziato le registrazioni proprio il primo giugno 2012, praticamente un anno fa preciso. Far uscire il disco, subito, con un master che magari non ci convinceva…Non va bene! L’importante è stato, come sempre, non fare le cose di fretta…