Impresa Sociale e crisi economica: un connubio che esiste?
La crisi economica e la disoccupazione sta impattando sull’assetto economico sociale dell’intera Europa, evidenziando da qualche anno ormai uno scenario drammatico che vede il declino di tutta l’area. La disoccupazione cresce e le risorse derivanti dagli apparati centrali diminuiscono, andando ad impattare sulle possibili politiche di welfare territoriali inoltre all’interno dei mercati finanziari appare per la prima volta il possibile scenario zeta: il fallimento dell’intera area.
Si può quindi affermare che le prospettive attuali non siano sicuramente delle più rosee ed è da queste prospettive che è nata la necessità di ripensare completamente il sistema di welfare e di considerare nuove logiche di integrazione tra gli attori economici del territorio che vedono nelle imprese sociali non profit, nelle imprese sociali profit e nelle aziende pubbliche i necessari volani sinergici nello sviluppo.
L’impatto sociale ed occupazionale negativo derivante dalla crisi economica e finanziaria ha accelerato l’utilizzo di una parte delle risorse disponibili, offrendo strumenti per i lavoratori in mobilità. Queste scelte rispondono all’emergenza della crisi contingente ma probabilmente è necessario pensare ad un rilancio di una imprenditorialità per riuscire a superare la crisi economica. E proprio partendo da una imprenditorialità sociale che da qualche anno all’interno dell’Università Bocconi il Professor Fiorentini con i suoi collaboratori stanno studiando una sperimentazione concreta per rispondere alla crisi economica. Questa proposta vede l’avvalersi dell’impresa sociale come ammortizzatore sociale, ma anche come prospettiva di sviluppo. Infatti essa può essere strumento per favorire sia la riconversione parziale di aziende in crisi in particolari settori produttivi e territori, offrendo nuove opportunità di lavoro per i soggetti coinvolti, sia la stabilità occupazionale di lavoratori svantaggiati e fasce deboli,con particolare riferimento al reinserimento di lavoratori in mobilità o esposti a situazioni di crisi aziendale. L’impresa sociale può quindi ricoprire la funzione di “rescue company” cioè azienda che produce e commercializza anche tramite dipendenti che sono in esubero ed avrebbero la prospettiva di perdere il posto di lavoro, in cassa integrazione guadagni ordinaria o straordinaria o in mobilità con anche un’apertura agli inoccupati, che sono da considerarsi fasce deboli e svantaggiate. Tramite la creazione di imprese rescue company è possibile attivare un volano di crescita imprenditoriale, in settori di diverso tipo (perché no anche i settori in cui si è liberalizzato con il Decreto Cresci Italia), è possibile integrare lavoratori che hanno perso il lavoro ed è possibile rispondere alle esigenze del territorio.
Francesca Calò










