Stefano Moretti - Prophet [PERSTCD001]
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Stefano Moretti - Prophet [PERSTCD001]
I Vigili al Pantheon contro il tavolino selvaggio
I Vigili al Pantheon contro il tavolino selvaggio
A Roma nella giornata di ieri circa 20 agenti del gruppo Trevi, diretto da Stefano Moretti, hanno operato in zona Pantheonal contrasto degli illeciti nel commercio, sia per quanto riguarda le attività su sede fissa che sul suolo pubblico: presente sul posto anche personale del primo municipio. In piazza della Rotonda un bar aveva posizionato sul suolo pubblico da due giorni un ombrellone e 10…
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STEFANO MORETTI aka Sender – Out Of Earth (PHON.O Remix) by PHON.O http://ift.tt/1N7GL29
So... Soon we will unveil our new EP: EVIL EYE and while you're waiting for it, take a look at this nice little session we had with Stefano Moretti at RitmoBlu Studios in Brescia.
Short story long: We met soundengineer/producer Stefano at Musical Zoo Festival. He made an amazing job under the heavy, heavy rain and a few weeks after he came up with this idea of recording a song at RitmoBlu studios. We all managed to squeeze in a lucky sunday evening last October. Chat a little about the upcoming EP and the whole idea behind it and recorded a track -in FULL ANALOG. Not a single bit of a “byte” involved!- Bon Apetit!
P.S: During the interview Lale mentioned “…a song we never recorded before” but it should be “…we haven’t put on the album”. It was the excitement talking because another version of this same song was also recorded at Darmstadt OrangeBox -those who preordered our debut album might remember- Wonder why, when its an analog session, this one comes out!
Stefano Moretti. Scappare Fortissimo
Tre giorni, venerdì sabato e domenica, un weekend lungo nella vita di un globe-trotter di successo. Scappare fortissimo è un libro notturno, una lunga notte metropolitana fredda e umida, senza vie di fuga e proprio per questo da cui fuggire in continuazione.
Qualsiasi cosa avverrà in questi giorni, o è avvenuto nel lungo flashback che riempie e gonfia di erotismo le pagine; sarà comunque lʼistinto per la fuga, fortissima come lo è lʼistinto che precede ogni ragionamento e qualsiasi finalità.
Giovanni Prati, affermato dirigente di una multinazionale, è senza presente e per questo totalmente fuori luogo, vive ad una temperatura più alta di chi lo circonda. Il presente lo ha bruciato barattandolo con lʼideologia turbo-capitalistica imperante, in favore di una vita totalmente edonista, ma non per questo priva di dolore.
Il dolore è anzi il motore di un edonismo che trasforma Giovanni da cacciatore innamorato di giovani ragazzi ad aguzzino di se stesso, di cui rifiuta lʼetà sempre più ingombrante, il corpo non più giovane e la pelle avvizzita.
Giovanni si dà la morte come dà la caccia ai giovani corpi dei suoi amanti, con un telefonino, con un sms: con una dichiarazione privata per il suo ristretto pubblico di conoscenti, una dichiarazione non di intento, ma di fatto compiuto, una dichiarazione falsa, solo telefonica.
Ed è nella doppiezza di un uomo che si cancella per assumere i tratti del proprio lavoro (ma non quelli apparenti, bensì quelli sottostanti che traducono ciò che è commerciale in furto, ricompensa in tangente, amore in prostituzione) che si scioglie un equivoco che svela la propaganda del dinamico uomo contemporaneo a cui corrisponde sempre un vestito per ogni occasione.
Straordinaria nelle pagine di Stefano Moretti è la coerenza di un personaggio che si incunea nella storia facendo ruotare attorno a sé personaggi, questioni morali, delitti e passioni, un personaggio che mai si tradisce o si contraddice, ma che per fare questo è costretto a ridurre la propria umanità ai minimi termini.
Lʼapparenza allora diventa un grado diverso di realtà e viceversa. Cʼè ancora distinzione, ma basta una scala mobile per raggiungere un piano o lʼaltro, basta unʼauto di lusso, un grand hotel o un ristorante di fama.
Basta anche solo lʼumore di una giornata che fa compiere un piccolo furto per tramutare ciò che è in ciò che piacerebbe, semplicemente scivolando con cura sul ciò che sembra.
Scappare fortissimo si sviluppa così, come in un controcanto, nella storia di una cacciata più che di una fuga: chi racconta è lʼedonista senza storia, senza amore e con un cellulare sempre acceso.
Scappare è per lui lʼunica possibilità di appartenere a questa società aggressiva e autoreferenziale, mentre lʼuomo ridotto ai minimi termini sta tra le pieghe, le sue parole appaiono come sfumate tra le trame economiche e i fuochi fatui della storia che illuminano la Shoah con un gelido senso di nostalgia: nostalgia per una tragedia che fu tale, per un dolore che fu legittimo, per una lucidità persa forse per sempre.
Il romanzo vive in quei minimi termini tutta la sua incredibile vivacità, non è lo scandalo o la trasgressione la cifra della storia, piuttosto la quotidianità, la ritualità degli affetti, la delicatezza felina e sfuggente dei gatti, ultimo riparo affettivo del protagonista.
Scappare fortissimo è stato affiancato ai romanzi di Walter Siti o a Pasolini per le tematiche affrontate, credo invece che poco abbia in comune con quelle storie, Moretti dipinge un personaggio molto più vicino per ideologia e disincanto al personaggio di Jaime Deza di Javier Marias in Il tuo volto domani: uno scrupoloso ingannatore di se stesso, con una Storia alle spalle e solo un futuro per sé
“Spaventare il mondo e avvisare il pubblico di un avvenimento che in realtà è intimo”, Una sola frase che rappresenta benissimo un periodo, un romanzo che scava lʼintimità di questi tempi facendo a meno degli avvenimenti e del pubblico in favore di una storia e dei suoi lettori.
(23 maggio 2011)