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Stella distante
“Quello che accadde subito dopo è vago. Soto si smarrisce nella cattedrale o in quella grande ricetrasmittente che è la stazione ferroviaria di Perpignan. L’ ora e il freddo, è inverno, fanno sì che la stazione sia quasi vuota malgrado l’ imminenza del treno per Parigi dell’ una di notte. La maggior parte della gente è nel bar o nella sala d’ attesa principale. Soto, non si sa come ,forse attratto dalle voci, raggiunge una sala appartata. Lì scopre tre giovani neonazisti e una sagoma per terra. I giovani prendono a calci la sagoma con applicazione. Soto rimane fermo sulla soglia finché scopre che la sagoma si muove, che dagli stracci esce una mano, un braccio incredibilmente sporco. La vagabonda, perché è una donna, grida non picchiatemi più. Il grido non lo sente proprio nessuno, solo lo scrittore cileno. Forse Soto si ritrova con gli occhi pieni di lacrime, lacrime di autocompassione, perché intuisce di aver incontrato il suo destino. Fra Tel Quel e l’ OULIPO la vita ha deciso e ha scelto la pagina di cronaca nera. Comunque lascia cadere sulla soglia la borsa da viaggio, i libri e avanza verso i giovani. Prima di intervenire nella zuffa li insulta in spagnolo. Lo spagnolo avverso del sud del Cile. I giovani accoltellano Soto e poi fuggono via”
Estrella distante, Roberto Bolano
“Stella distante”
Da: Olympia Orlando [email protected] Date: 23 settembre 2013 22.35 Oggetto: Mia “stella distante” A: jean-marie marsiglia [email protected] Mia stella distante, che sollievo averti sentito e sapere che stai bene! Sono talmente tante le cose che vorrei raccontarti e non so da dove cominciare. Così, a caso, riprendo il tema di un articolo letto parecchio tempo fa sulla distanza in amore. La connessione, la rintracciabilità e la facilità dei contatti ci hanno disabituato all’attesa, all’assenza, al divario. René Char, poeta surrealista francese, diceva che “sopprimere la lontananza uccide. Non di altro gli dèi muoiono che dello stare in mezzo a noi” È la giusta distanza che ci permette di guardare con distacco al nostro spazio vitale, che ci obbliga ogni giorno a scegliere, ad accettare la possibilità che ci si possa perdere, allontanarsi uno dall’altra, sfuggire l’intimità raggiunta. Inutile rimpiangere il tempo della “certezza del cuore che trema ma non dubita” ma forse è proprio per questo ci ritroviamo, ci riconosciamo, simili eppur così diversi e sempre più vicini. Un bacio, tua O. Stasera ti mando la ricetta delle pesche ripiene, difficile come sempre che tu riesca a prepararle ma Tom e Silvestro ti possono aiutare… Per due persone lavare e asciugare due pesche gialle sode e mature, dividerle a metà e togliere il nocciolo. Con un cucchiaino scavare un po’ di polpa intorno all’incavo del nocciolo. In una ciotola mettere la polpa schiacciata con una forchetta, una decina di amaretti (piccoli) sbriciolati, 1 cucchiaio di zucchero, 3/4 cucchiai di cacao amaro, mezza tavoletta scarsa di cioccolato fondente grattugiato, 1 uovo e un cucchiaio di marsala o rum. Mescolare e riempire le mezze pesche sistemate vicine in una pirofila foderata di carta forno. Mettere un pezzetto di burro sopra ad ognuna e cuocerle in forno già caldo a 180° per circa mezz’ora / quaranta minuti. Si mangiano tiepide o a temperatura ambiente. Siccome avanza sempre un po’ di ripieno di solito aggiungo una pesca a pezzetti e metto il tutto in una piccola teglia sempre foderata di carta forno, deve cuocere un po’ meno delle pesche ripiene ma il risultato è una tortina al cioccolato molto brutta ma molto buona.
Tachicardie
Ho un incubo ricorrente: due cani rabbiosi, fuoriusciti da una corte incupita di cemento armato, mi vengono addosso. Uno è marrone, color merda di cavallo, l’altro è nero a chiazze bianche; i loro denti aguzzi somigliano a quelli di un puma argentino. Io odio i cani, e gli incubi. L’altra notte - saranno state le quattro - ero in stato di dormiveglia quando si è materializzato il sogno increscioso. Ho spalancato gli occhi nel buio fetido di una sala da pranzo, il petto è esploso ridestando fantasmi sopiti mentre il braccio sinistro formicolava di passione. Mi sono ricordato di mio nonno, il gigante buono, caduto tra il corridoio e il bagno, così, all’improvviso. Pelle Divina dormiva tranquilla, dando piccoli assestamenti di tosse secca al suo sonno godereccio; una delle prime cose a cui ho pensato è stata Chi verrà alle esequie?, perché è inutile nasconderlo, viviamo immaginando cortei di strazio mirabolante il giorno del nostro interramento. Chissà se il mio amico peruviano si sarebbe sobbarcato mille euro di biglietti e venti ore di volo solo per un ultimo saluto. Chissà. L’avvocato s’è desto avvolto nel suo accappatoio leopardato, quando gli ho detto del formicolio al braccio ha sbarrato gli occhi corvini, ho notato un inizio d’arricciamento nei suoi aculei ispidi. Si è chiesto fra sé e sé Preferirà essere seppellito nella città che lo ha visto nascere o in quella che lo ha visto essere? E perché non in quella che lo ha visto spirare? Di soli luoghi non si muore mai, avvocato. Ci penso io ha sentenziato, Pelle Divina ha brontolato dolcemente dagli inferi delle sue innocenze, il cuore impazzava di battiti e solletichi feticci. Rivestirsi è stato un attimo, una distrazione lenitiva; Cardo mi aspettava sotto la pensilina dell’Azienda trasporti pubblici, ortiche nello sguardo pacato. Cardo con quella barba profetica sembra il cantante degli Istentales, ma lui non sa chi siano gli Istentales. Nessuno qui conosce gli Istentales eppure tutti conoscono il cantante degli Istentales. Ci siamo infilati dentro un tunnel di portici, i portici sono le intestina crasse di questa città ombreggiante. C’è una finitudine infinita sotto queste arcate moresche, poco a poco il suolo si fa cielo a granelli, il soffitto diventa terra di memoria ancestrale. Cardo mi fa strada in questa salumeria umana che gronda di tranquillità in brodo, un vecchio apre il portone e ci lascia entrare in un antro di bagliore barocco, il suono del bastone scandisce l’evolversi della tachicardia.
Mo’ prego!, il Dottor dei Tali attende nel suo studiolo spartano, Cardo gli stringe la mano come se si trattasse di un vecchio amico. Forse lo è. Trangugio saliva e millanto mali oscuri, il Dottor dei Tali sorride lautamente: Si accomodi Sig. Passamontagna! Quanto sono scomodi i lettini dei medici. Può mica levarlo quel coso lì? Come potrei mai levare il passamontagna? Dissimularmi è l’unico mezzo che mi rimane. Ausculta il cuore con un vecchio stetoscopio, comprime la gabbia, si accanisce con degli inutili esercizi per le gambe. Il cuore è a posto! Tutti i poeti hanno bisogno di un padre, ma lei è orfano per vocazione… dei Tali ritorna alla scrivania dove campeggia un volume color panna: lo sfoglia, manco cercasse la soluzione ai miei mali. Il Mondo che non vedo di Pessoa, dei Tali sfoglia Il Mondo che non vedo di Pessoa, nel mio sguardo fugato il Libro dell’inquietudine. Quando lo ripone sul tavolo parla, straparla, dice che sono ansioso, che ci sono segni tangibili, che il dolore è uno stato d’angoscia, il dolore il dolore. Cardo s’accarezza la barba, io che non sono mai stato ansioso, io che ho avuto una sola angoscia nella vita: quella di essere ansioso. Lei legge troppi romanzi Passamontagna, troppi. Si dia alla poesia, la aiuterà a superare il formicolio. Per il dolore al petto invece, beh, prenda l’Oki. È così sicuro di sé. Pelle Divina mi viene incontro, sa di arance e di vaniglia del Madagascar, Cardo vaga nelle sue ipocondrie, dei Tali dal canto suo si rilegge la quarta di copertina: Il poeta non ha biografia: la sua opera è la sua biografia. Octavio Paz. Son stufo delle citazioni, arcistufo, e ho male al petto. Vorrei comprare un libro da regalare a Cardo, c’ho riflettuto a lungo: Notturno cileno o Stella Distante? Facile, Stella Distante, Istentales. Ma non lo faccio, non lo compro, nonostante abbia già scritto la dedica. Una dedica che parla di miocardio, di Cardo, dell’afasia e delle stelle. E poi non riesco a capire come possano coesistere sotto uno stesso portico Pessoa, Bolaño, Bologna, la poesia, Octavio Paz e un abbagliato medico di famiglia. Cardo è ritornato nelle sue città nuove, l’avvocato ha provveduto alla stesura del testamento e Pelle Divina sorride al mondo come solo lei sa fare. Il formicolio si è esteso fino alla mano, alle dita dei piedi: maledetti romanzi. Il funerale in compenso è stato rimandato a data da definirsi. Neanche stavolta scoprirò chi verrà.