Evviva il Pier Pub
Tutti scoppiarono a ridere, quel martedì sera, al Pier Pub del porto di Torquay. Anche i ragazzi lì in fondo.
Era una notte buia e tempestosa. Mah… buia sì, ma non tanto tempestosa. Era un martedì sera e al Pier Pub del porto di Torquay c’era, più o meno, il solito numero di avventori. Il Pier Pub, gestito dal bonaccione Stan, detto “pipa”(pipe), perché solito fumare la sua pipa anni 80 “accaventiquattro”, era ubicato in quella che era stata la stanza degli ami di una vecchia rimessa di barche. In legno, anche abbastanza in là con gli anni, le sue mura, i suoi sgabelli e il suo bancone erano lo scrigno di storie di “bucanieri”, “sparapose” e gente con qualche ingranaggio fuori posto. In fondo alla sala, un tavolo con cinque o sei giovinastri che parlavano di football e figa, delle cosce di Mary Jane e del culetto a palloncino di Sabrina. Dei capelli rossicci di Adele e dei ricci di Olivia. Bevevano coca cola e spizzicavano fish and chips a buon mercato. Generalmente poco interessati a ciò che gli capitava intorno, quella sera non fecero eccezione. A bere al bancone, invece, c’erano Al, guardiano notturno, in pensione, del porto, e quindi ex guardiano notturno del porto, e Barry, marinaio un po’ matto, ma molto affidabile: abile pescatore di aringhe e un po’ meno abile cantastorie. Stavano lì, per conto loro, a sorseggiare birra calda, mentre bofonchiavano qualcosa (Al) o canticchiavano biascicando parole incomprensibili (Barry). Verso le 22, entrò nel locale un signore sulla cinquantina, inglese anche lui, un marinaio di un altro porto. Si sedette al centro del bancone, giusto in mezzo a Barry e Al e proprio di fronte a Pipa. Ordinò anche lui una birra calda e, dopo qualche sorso, prese anche una doppia porzione di pesce e patate. Al non era minimamente interessato al tipo, mentre Barry adorava squadrare le persone e ipotizzare scenari. Lo incalzò da subito, con domande sulla sua vita e sulla sua città; sulle sue esperienze e, poi, iniziò a intortarlo con storie di mare. “Anni fa ero imbarcato sul Pequod” – esordì Barry – “andavamo a caccia di balene e una volta ne prendemmo una bianca come la neve, ma malvagia come il diavolo” – aggiunse. Il tipo non capiva. “La inseguimmo per un mese, poi il capitano Aca… Acar… Aca…, vabbè non è importante il nome. Dicevo, poi il capitano la trafisse con il suo arpione e la portammo a riva” - continuò Barry. “Ma smettila, ubriacone!” – disse con voce tremolante Al. “Stai raccontando la storia di Moby Dick” – aggiunse – “che cazzo ne sai tu di balene bianche come la neve e malvagie come il diavolo?” A Barry piaceva raccontare storie, ma anche farneticare cose senza senso. “Tsk! Ubriacone sarai tu!” – disse Barry. Pochi minuti dopo riprese: “Una volta ho pescato un marlin di quattro metri! Ero sulla mia barchetta di due e mezzo, l’ho tirato su a mani nude, ma poi un mako se l’è mangiato fino alla lisca. Peccato, era una bella bestia” – raccontò appassionato. “Ma smettila, ubriacone!” – disse, di nuovo, con voce tremolante Al. “Stai raccontando la storia de Il vecchio e il mare” – aggiunse – “che cazzo ne sai tu di marlin e maki?” Barry, ridendo di gusto, rispose: “Il vecchio sono. Il mare sono io: è la mia storia. Bravo Hemi… Hemi… Emily! Mi devi i diritti!” – e scoppiò a ridere, rischiando di cadere dalla sedia. “Vuoi un po’ d’acqua per asciugare l’alcol?” – chiese Stan. “No, l’acqua fa ruggine!” – rispose Barry. Fece per alzarsi, ma il mondo iniziò a girare intorno a lui. Oppure era lui a girare intorno al mondo? Si risedette e disse a Stan: “Sei un brav’uomo! Accetto la tua offerta di acqua!” – ne bevve due sorsi giganti, poi, per bilanciare, urlò: “Ora whisky! Per me e i miei amici. Ai ragazzi in fondo diamo dell’acqua raggia!” Tutti scoppiarono a ridere, quel martedì sera, al Pier Pub del porto di Torquay. Anche i ragazzi lì in fondo.













