Amour
Ancora quella melodia. Maria si sveglia nel cuore della notte. Non ha percezione dell’ora, ma dall’oscurità nella stanza si capisce facilmente che è notte fonda. La melodia è come quella di un vecchio carillon, di quelli che si trovavano nei mercatini o nelle case delle nonne benestanti, ma risuona nella stanza come se fosse suonata dall’orchestra del cielo. Ne ha parlato diverse volte con le sue sorelle, che ogni volta fanno una risatina e le danno della matta, sostenendo che, se davvero risuonasse una melodia così nel cuore della notte, l’avrebbero udita anche loro. Ormai sono mesi che sente quelle note, non può essere solo la suggestione dovuta alle letture che porta a termine abitualmente nella biblioteca di famiglia. Non possono essere solo i sogni impuri, che tiene dentro come un fardello e che non osa condividere con nessuna, neppure all’atto della confessione. Lei non cerca nulla, ma forse il suo cuore sì. E, forse, l’unico a saperlo, l’unico a conoscerla per davvero, è quell’angelo che spesso, dopo aver udito la melodia del carillon, la viene a trovare in sogno, sussurandole parole dolci e recitandole versi d’amore. Leggere romanzi è concesso, nella biblioteca di casa, ma la poesia no, perché tentatrice dell’anima. Dopo ogni incontro con l’angelo, Maria si sveglia e ricorda cose che non ha mai vissuto. Anche perché ha solo 23 anni e nessuna conoscenza del mondo. Se non per le storie lette nei libri presenti nella biblioteca di famiglia. Ormai sono mesi che questi ricordi ritornano alla mente, ma non può essere solo la suggestione dovuta alle letture che porta a termine abitualmente nella biblioteca di famiglia. L’angelo è dolce, elegante, gentile. Profuma di violette. Le accarezza i capelli, le sussurra parole dolci, le recita versi d’amore. Lei s’intenerisce ogni volta, sorride, è felice. Ma poi, ogni volta che lui tenta di baciarla, lei fa un passo indietro. Arrossisce e gli sussurra “domani, amore mio”. Lui obbedisce, la saluta e lei si sveglia dopo poco al cantare del gallo. Ogni notte sente la melodia del carillon, ogni notte incontra il suo amante, nel peccato di quell’atto, che resta segreto, intrappolato tra le lenzuola bianche e le mura della sua stanza. Ogni notte, l’angelo le sussurra parole dolci e le recita versi d’amore. Ogni mattina, Maria si sveglia felice. Prega con le sue sorelle, poi si reca in cucina con le più giovani a preparare il pranzo. Nel pomeriggio, si dedicano all’orto, poi allo studio fino all’ora di cena. Dopo la preghiera di ringraziamento, lei e le sue sorelle vanno a dormire, per recuperare dalle fatiche della giornata. E così, ogni notte sente la melodia del carillon, ogni notte incontra il suo amante, nel peccato di quell’atto, che resta segreto, intrappolato tra le lenzuola bianche e le mura della sua stanza. Ogni notte, l’angelo le sussurra parole dolci e le recita versi d’amore. Ogni mattina, Maria si sveglia felice. Quella notte, però, alle porte della primavera, Maria decise di spingersi oltre. Quando l’angelo fece per baciarla, un brivido le attraversò la schiena. Chiese di vedere in volto il suo amore, ma non poté, perché estasiata dalla visione dei suoi occhi color ghiaccio. I due amanti si scambiarono un bacio appassionato. Le labbra di Maria bruciavano come a contatto col ghiaccio, il corpo era tutto un fuoco, la passione aveva preso il sopravvento. Quella mattina, Maria non si svegliò felice. Rimase nel suo letto, supina, con un sorriso sul volto e il colorito della neve, fredda come il ghiaccio, nonostante fuori fosse primavera. Sul suolo sterile dove fu eretto il convento, ora è in fiore un ulivo secolare. Dalla sua corteccia sgorga il sangue di Maria.















