Sono stanco. Non ce la faccio più a seguire questo flusso di pensieri che fa male, che mi porta sempre allo stesso punto facendomi battere il cuore all’impazzata, mentre la testa pesa e lo stomaco mi fa male per le fitte.
Non ne ho più voglia, neanche di sognare, che la mattina mi sveglio già con un sospiro di malinconia in bocca e la pioggia che batte alla finestra a ricordarmi che può sempre andare peggio, che il carico da novanta non è neanche ancora vicino ad arrivare.
Alla volte penso che vorrei tornare indietro e prendere la decisione opposta ma poi mi rendo conto che non lo farei mai, che non ha neanche senso, che se avessi preso un’altra decisione non sarei neanche io, e va bene così, però quanto è faticoso dover pagare il conto poi, non mi aspettavo così tanto.
Non mi aspettavo questo inutile grigiore tutto intorno, questa insofferenza, questo mio disinteresse per tutti. Partecipo al gioco solo perché devo e perché spero un giorno di dimenticare di star partecipando e credere che sia tutto quello che voglio, ma non ci siamo manco vicini; io sono su una montagna e il mondo intorno a me è così lontano e confuso.
Vorrei, lo vorrei così tanto, ma non sarà mai ed ogni mai è un colpo sordo che mi vibra dentro e mi spossa e tutto è più appuntito e facilitato a ferirmi.
Mi guardo intorno e tutto è grigio, io perdo i contorni e sono grigio anche io.
















