seen from Canada
seen from China

seen from United States
seen from Brazil
seen from Kazakhstan
seen from Indonesia
seen from China
seen from United States
seen from France

seen from United Kingdom

seen from United States

seen from United States
seen from United Kingdom

seen from Malaysia
seen from Indonesia
seen from China
seen from United States
seen from China
seen from France
seen from T1
First bunch of pencils for this "EXPATS & ARTISTS OF 1920S PARIS" paper figure set. Doing a couple every hour & a half when I take breaks from working on the car book. Set should be ready early next week. #ErnestHemingway #ZeldaFitzgerald #MinaLoy #GertrudeStein #JaneHeap #FScottFitzgerald #JamesJoyce #EzraPound #KikiDeMontparnasse #SylviaBeach
"What a lovely afternoon and evening. Now we'd better have lunch." "I'm very hungry," I said. "I worked at the café on café crème." "How did it go, Tatie?" "I think all right. I hope so. What do we have for lunch?" "Little radishes, and good foie de veau with mashed potatoes and an endive salad. Apple tart." "And we're going to have all the books in the world to read and when we go on trips we can take them." "Would that be honest?" "Sure." "Does she [Sylvia Beach] have Henry James too?" "Sure." "My," she said. "We're lucky that you found the place." "We're always lucky," I said and like a fool I did not knock on wood. There was wood everywhere in that apartment to knock on too. --Ernest Hemingway, A Moveable Feast #hemingway #paris #sylviabeach #shakespeareandcompany #sketch #drawing #inktoberneverends #inkonpaper #lamyjoy #knockonwood #amoveablefeast #parisyears #thelostgeneration #earnesthemingway #vbborjen
Fondata dalla statunitense Sylvia Beach nel 1919, “Shakespeare and Company” è una libreria storica di Parigi sulla Rive gauche, famosa per essere stata frequentata da Francis Scott Fitzgerald, Ezra Pound, TS Eliot e James Joyce, e di molti autori della Beat Generation, solo per citarne alcuni. Ernest Hemingway menzionò la libreria in “Festa mobile”. Nei giorni scorsi i proprietari hanno lanciato un grido di aiuto: a causa del Covid-19, gli incassi sono diminuiti dell’80%. I clienti hanno risposto all’appello, facendo arrivare 5mila ordini in pochi giorni. «A quei tempi non c'erano soldi per comprare libri. I libri li prendevi in prestito alla biblioteca circolante della Shakespeare and Company, che era la biblioteca e libreria di Sylvia Beach al 12 di Rue de l'Odéon. In una via fredda e spazzata dal vento, era un posto simpatico, caldo e accogliente con un grande camino in inverno, tavoli e scaffali di libri, libri nuovi in vetrina, e al muro fotografie di famosi scrittori, sia morti che viventi. Le fotografie avevano tutta l'aria di istantanee e anche gli scrittori morti avevano l'aria di essere stati vivi davvero. Sylvia aveva un viso vivace, finemente scolpito. occhi castani vivi come quelli di un animaletto e allegri come quelli di una ragazzina, e capelli castani ondulati che portava spazzolati all'indietro sulla bella fronte e tagliati sotto le orecchie e all'altezza del colletto della giacca di velluto castano che indossava. Aveva delle belle gambe ed era gentile, disponibile e interessata, e le piaceva fare scherzi e spettegolare. Non ho mai conosciuto nessuno che sia stato più gentile con me». Ernest Hemingway, Festa mobile #SylviaBeach #Paris #ShakespeareandCompany #FrancisScottFitzgerald, #EzraPound #ErnestHemingway #TSEliot #BeatGeneration #Rivegauche #bookshop #writers #AMoveableFeast #Covid #France #Parigi #literature (presso Shakespeare and Company) https://www.instagram.com/p/CHQN5aFHaKK/?igshid=4h8k99yzpdwc
Le famose sconosciute: Sylvia Beach, una libraia coraggiosa
Sylvia Beach [email protected] Beach – il cognome sognante Spiaggia. Doveva piacerle, il suo cognome, alla signorina Beach, quando era solo un’adolescente che fantasticava sul proprio futuro e, magari, riempiva di firme diari e quaderni. Come se il semplice atto di reiterare il proprio nome potesse donargli lustro. Forse le evocava ricordi di vacanze al mare e di tuffi liberatori nell’oceano atlantico. Anche se, data l’epoca nella quale è vissuta, l’avranno certamente costretta ad andare in spiaggia alquanto vestita. Se solo avesse osato indossare un costume vero e proprio, cioè smanicato, scollato e scosciato, allora qualche integerrimo agente yankee della buoncostume l’avrebbe prontamente multata: “Signorina Beach, in spiaggia non ci si può presentare seminude. È una mancanza di decoro. Deve seguirmi in centrale!” Invece, il nome che i genitori le avevano dato, Nancy, non le piaceva affatto. Per questo motivo, decise presto di cambiarselo in Sylvia, ma non ci è dato di sapere il perché. Quello che sappiamo, invece, è che nacque nel 1887 a Baltimora, New Jersey. Fu partorita in una casa parrocchiale. No, non si tratta di una storia scabrosa, dovuta alle licenze di lussuria di qualche incauto prelato. E la suddetta nascita non turbò in alcun modo le coscienze puritane della tarda epoca vittoriana. È solo che Sylvia Beach era figlia di un pastore presbiteriano e di una povera disgraziatacostretta al beghinaggio per il solo fatto di discendere da un’intera generazione di chierici. Il suo retaggio culturale era, pertanto, molto limitato, oltremodo bigotto, e piuttosto opprimente. C’erano tutti gli elementi affinché lei stessa diventasse una monachella, ma un avvenimento cruciale e provvidenziale la salvò da tale mesto destino. Tutta la famiglia dovette, nel 1901, trasferirsi a Parigi perché il padre era stato nominato assistente presso la Chiesa Americana in Parigi. A soli 14 anni, Sylvia venne catapultata dalla provincia nordamericana, culturalmente piuttosto acerba, nella fervente e illuminata capitale francese. Ne subì inevitabilmente il fascino e l’influsso culturale. Anche se, dopo soli cinque anni, dovette tornarsene in America, a causa di un nuovo incarico del padre presso Princeton, il suo legame con la Francia era ormai diventato indissolubile. La vitalità dell’ambiente parigino l’aveva segnata per sempre e il suo orizzonte culturale si andava progressivamente allargando, emancipandola dalla propria famiglia. Divenuta una donna adulta, invece di consacrare la propria vita a Dio, come forse i genitori avrebbero gradito, Sylvia la consacrò ai libri e alla letteratura. Lesse molto, intensamente, famelicamente, febbrilmente e si appassionò allo studio. Parigi – fascino senza tempo Nel 1916, all’età di 29 anni, il richiamo della douce France si fece talmente forte da costringerla al ritorno. Intendeva studiare letteratura francese. Era ormai una donna adulta, che aveva abbondantemente superato la cosiddetta “età da matrimonio” e, sebbene disponesse già di una dote di 3000 dollari, fornitale dalla previgente madre, non aveva alcuna intenzione di usarla per mercantteggiare con qualche pretendente e poi contrattualizzare la più classica delle unioni coniugali. Non ci pensava proprio a soffocare tutte le sue aspirazioni per dedicarsi ai ruoli di moglie e madre. La sua famiglia sarebbero state le pagine dei suoi adorati libri. Se, negli anni ’20 del secolo scorso, aveste potuto passeggiare lungo la rive gauche parigina, avreste certamente incontrato una ragazzona mora americana, piuttosto alta ma non procace, castigata in abiti austeri, intenta ad aggirarsi per le librerie del posto. Avreste notato il suo volto spigoloso, ma non per questo sgradevole, la sua pettinatura corta e moderna, in relazione ai tempi, i suoi occhi scuri, infossati dietro gli zigomi prorompenti. Occhi severi e profondi, ma anche appassionati e determinati.
Paul Emile Becat Ritratto di Sylvia Beach Chissà se, vedendola, avreste potuto immaginare che, in capo a pochi anni, sarebbe diventata non solo un’imprenditrice di successo, ma una tra le più nobili mecenati, e una stimata intellettuale. Una donna fuori dal suo tempo, libera, visionaria, illuminata. Una donna – permettetemelo – “eterna”, in quanto capace di comprendere e diffondere il valore eterno della letteratura e di impegnarsi nell’eternare le opere letterarie di cui divenne promotrice. Forse oggi il suo ruolo è stato dimenticato ma, negli anni ’30, Sylvia Beach era un punto di riferimento per un gran numero di personaggi senza tempo. Ve ne cito solo alcuni: André Gide, Ezra Pound, Ernest Hemingway, Francis Scott Fitzgerald, Gertrude Stein, Man Ray e James Joyce. Quest’ultimo le doveva molto, perché fu lei a pubblicare in Francia il suo “Ulysses” in lingua originale e tradotto in francese, quando era assolutamente bandito negli USA e nel Regno Unito.
Sylvia Beach e James Joyce Photo@NewYorker A quanto pare, però, il bizzarro autore irlandese disdegnava sia la punteggiatura che la riconoscenza perché, dopo poco tempo, firmò un contratto con un altro editore e lasciò la Beach in pessime ambasce finanziarie. Un percorso costruttivo Le superò e proseguì decisa nel suo intento. Non si era accontentata di diventare una semplice libraia, volle essere la protettrice della letteratura di inizio ‘900, volle essere un’editrice e un’autrice lei stessa. C’è da dire che tutto questo sarebbe dovuto accadere a New York, secondo i suoi piani originari. Ma i costi della metropoli americana erano davvero proibitivi per lei. Pertanto, dovette ripiegare su Parigi e, mi sento di dire, che questa scelta fu la sua fortuna. Perché, probabilmente, la ferocia del nascente capitalismo liberista americano, certamente non priva di una buona dose di misoginia, avrebbe potuto schiacciare, a forza di cinismo e aridità, la sua idea imprenditoriale e condannarla all’insuccesso. La mite atmosfera parigina e la maggiore apertura intellettuale furono il contesto ideale per la realizzazione dei suoi scopi. Non ci fu mai alcun matrimonio per lei e la dote venne investita nella fondazione della libreria “Shakespeare and company”. Una libreria americana nel cuore di Parigi, ornata da una coloratissima insegna e arricchita dalla passione e dalla dedizione della fondatrice. Vi si poteva comprare i testi o prenderli in prestito, dietro pagamento di un modesto nolo. Questa formula fu vincente, dato che erano pochi coloro che potevano permettersi l’acquisto di un volume. Nella libreria di Sylvia trovarono un punto d’approdo tutti i pellegrini della letteratura americana che sbarcavano a Parigi e, più in generale, un gran numero di intellettuali di lingua anglosassone. La loro assidua frequentazione arricchiva di idee e sogni quel posto di ritrovo, rendendolo un prezioso rifugio.
La libreria “Shakespeare and Company” Photo@Princeton Tutto questo poté realizzarsi solo dopo che Sylvia fece l’incontro più significativo della sua vita. Appena arrivata per la seconda volta a Parigi, con ancora addosso l’uniforme da studentessa, entrò nella libreria di Adrienne Monnier. Conobbe la proprietaria, una ragazza grassoccia e bionda, di quattro anni più giovane di lei, e con gli stessi interessi letterari. Iniziò a frequentare sempre più spesso il “negozietto grigio” della Monnier e lì fece amicizia con André Gide e tanti altri autori. Si rese conto che in città vi era una vera e propria colonia di intellettuali americani “fuoriusciti” e decise di sfruttare l’occasione. Negli anni ’20, gli stessi Stati Uniti che oggi gonfiano il petto quando si pronuncia il termine “libertà”, adottavano una politica di ferma censura contro la libertà d’espressione, vietavano la pubblicazione di molte opere e, in tal modo, costringevano i giovani autori a espatriare per trovare un ambiente consono alle loro aspirazioni. La libreria “Shakespeare and Company” ebbe molta fortuna nei primi anni della sua fondazione ma, dopo lo scoppio della Grande Depressione, iniziarono i problemi. Sylvia Beach si trovò sul punto di chiudere l’attività. Furono i suoi più affezionati clienti a salvarla. André Gide si fece promotore di un’iniziativa di soccorso e fondò un club di lettori. I membri del circolo pagavano una quota fissa di 200 franchi all’anno per poter frequentare la libreria e usufruire del servizio di noleggio dei libri. Dopo soli due anni, la situazione era migliorata e l’attività era salva. Epilogo Poi però arrivarono i nazisti e non ci fu nulla da fare. Nel 1941, l’occupazione tedesca della Francia, fu oltremodo repressiva verso gli ambienti culturali, per motivi assolutamente intuibili. Sylvia subì numerose intimidazioni, fu minacciata dal fuococol quale i nazisti avevano sempre combattuto i libri. Si vide costretta a chiudere la libreria e, per salvarne i tesori, li nascose in un appartamento disabitato, lì vicino. Chiuse la porta a doppia mandata, lasciando i volumi silenziosi a prendere polvere e se ne separò con dolore, mentre veniva condotta in un campo di concentramento tedesco. Per fortuna, essendo una prigioniera politica, fu sottoposta a un trattamento meno oltraggioso di quello che era riservato a giudei e zingari, e non incontrò la morte. Quando venne liberata, tornò a Parigi, ma non ebbe più la forza di riaprire la libreria. Si dedicò alla scrittura di un memoriale, nel quale si trattano gli aspetti più interessanti della vita culturale parigina fra le due guerre. Rimase a Parigi fino alla sua morte, avvenuta nel 1962, non prima di aver subito un tremendo dolore. C’è infatti un altro aspetto della sua vita che è essenziale trattare per comprendere appieno il carattere anticonformista e disallineato del personaggio. Sylvia Beach era omosessuale. Per oltre trent’anni intrattenne una relazione con la persona che influenzò maggiormente la sua esistenza, quell’Adrienne Monnier che le aveva aperto le porte della rive gauche e ispirato l’idea della promozione culturale. La loro relazione si concluse tragicamente nel 1955, a seguito del suicidio della Monnier.
Sylvia Beach e Adrienne Monnier [email protected] Oggi a Parigi si trova una libreria dal nome “Shakespeare and company”. Si tratta di un’attività diversa, aperta negli anni ’60 da un imprenditore americano e dedicata proprio alla memoria della Beach. Proprio in questi giorni, inoltre, ricorre il centesimo anniversario della fondazione della celebre libreria.
La libreria “Shakespeare and Company” oggi [email protected] Rosso Groviglio Read the full article
Remembering one of the world’s great literary rock stars! ✨ 🌟 100 years ago today, Sylvia Beach opened the doors to her Shakespeare and Company (1919 - 1941). Her Parisian bookshop attracted the great expat writers of the time—Ernest Hemingway, F. Scott Fitzgerald, T.S. Eliot—including many of the most compelling female voices: Gertrude Stein, Djuna Barnes, Janet Flanner, Kay Boyle, and Mina Loy. Beach also helped usher in modern literature: she was the first, in 1922, to publish James Joyce’s Ulysses, when no one else dared. Sylvia Whitman, the co-owner of our bookshop here on rue de la Bûcherie, recently wrote a letter dedicated to Beach, saying in part: "Your story stands like a beacon when we need direction, comfort, or inspiration. Thank you, Sylvia Beach, for everything you did and everything you stood for." #sylviabeach #shakespeareandcompany #shakespeareandco #paris (at Gold Boat Journeys: Live. Write. Travel. Explore.) https://www.instagram.com/p/B5DpBzbBxPo/?igshid=si7ohdnklsrg
The coolest hotel EVER!!! Sylvia Beach was the founder of the Shakespeare and Co. bookstore in Paris and this hotel was built in tribute to her (and it’s on the beach, so haha). Each room is tailored towards a different author. Ours was the “Tolkien” room. Can you tell? #bookstagram #sylviabeach #hotels #shakespeareandcompany @sylviabeachhotel @shakespeareandcoparis (at Sylvia Beach Hotel) https://www.instagram.com/p/B2ySplyB3TA/?igshid=16pkc861hoya9
Si parla sempre di #startup come se fossero il grande contributo di questi tempi tristi alla storia dell’Uomo. Questo diario di Sylvia Beach, Anima e Cuore di #shakespeareandcompany, racconta di una Idea che si concretizzò e come una startup ha messo in campo tecnologia, idee ed innovazione ma più di una startup ha creato Umanesimo, Storia e miglioramento per l’Umanità. Senza #sylviabeach non ci sarebbero state #tantebellecose . #startupisnotastateofmind #neripozza #neripozzaeditore #jamesjoyce #hemingway #paulvalery #ulysses #finnegans #wake (presso Planet Earth) https://www.instagram.com/p/BtJfs5tldOn/?utm_source=ig_tumblr_share&igshid=te0jg95fpbdt