Insonnia II
Non ho idea di cosa mi stia prendendo, non ho idea del come, del cosa e neanche del quando sia iniziato tutto questo, so solo che sono stanco. Sono stanco di aspettare invano. Sono stanco di far finta di nulla, inutilmente. Tutto accade per una ragione, me lo ripetono perfino i miei genitori ignari di tutto, e allora chi sono io per dar torto ad una legge divina più grande di me? Tutto accade per una ragione. E allora qualcuno me la spieghi questa ragione, per favore. Qualcuno mi spieghi perché, ora, adesso, alle cinque di notte, io sono qui, sveglio, invece di essere nell'adorato mondo dei sogni. Beh, adorato poi, è un eufemismo. Persino lì, in quell'angolo di pace, la tua presenza viene a tormentarmi. Non ne posso più, è un ingiustizia, è un agonia! Perchè mi devo fare questo? Sarebbe tanto più facile non pensarti, sarebbe tanto più semplice ignorarti, ma ogni qual volta che ti vedo o ti sento, non riesco a non pensare a tutto quello che è successo. Veleno, veleno, ecco cosa sei per me. Veleno, dolce come il miele. Fiele che mi annienta. Le tue parole mi stordiscono, i tuoi sorrisi mi uccidono. E io non riesco a eliminarti dai miei pensieri; qualsiasi cosa mi fa' pensare a te.
E' ingiusto. E' barbaro! Io sono qui che ti penso, che ti sogno, e tu chissà dove sei adesso, se nel tuo letto o nel letto di qualcun altro, e sicuramente non pensi a me. Ma figurati, perchè dovresti farlo? Chi sono io? Chi sono. Me lo sto chiedendo. Una persona che non dovrebbe pensarti, che dovrebbe desiderare qualcun altro, e che invece adesso è tanto confusa. Ma come si fa' a non esserlo?! Tutti benpensanti capaci di dirmi “mi piaci”, “mi piaci”, e poi alla fine? Quello che penso io non conta. Non so più dove sbattere la testa, non ho più voglia di pensare, se cerco di allontanarmi da tutto questo finirò per perdere tutto quello che ho costruito in questi anni, ma di sicuro non posso continuare a lottare da solo come un Donchisciotte qualunque contro i mulini a vento! Non sono allucinazioni, io non vedo mostri! Questi mostri, quest'incubo, c'è veramente, è reale; e io non sono preparato. Vorrei tanto buttarmi tra le braccia dell'amato assenzio, ma mi rendo conto che è stupido, e poi adesso che sono a casa non ho tutta questa libertà. Per fortuna che a breve inizierò a lavorare, e che ancora è rimasto qualcuno di sano con cui poter almeno parlare senza paura che un vulcano esploda da un momento all'altro.
Non mi piace, questa situazione non mi piace, e ancor meno mi piace il fatto di essere così irrazionalmente preso da qualcosa che so, per certo, finirà molto male. Mia madre mi ha sempre detto “Rincorri i tuoi sogni Ryota”. Se sapesse che razza di sogni faccio adesso, probabilmente mi direbbe di andare da uno specialista.
Mi sono lasciato confondere da un abbraccio, da un paio di gesti gentili, e tante parole al vento.
Non ci posso credere, mi sento davvero un idiota.










