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Luoghi di favole: Se ce ne freghiamo verremo tamponati
Vladimir ha un cappello storto tutto imbevuto di filosofia. Lo porta di giorno, che poi di notte lui dorme. Lo Sceriffo s'è visto il primo concerto dei Motorhead a Milano, dice. Era davanti a trentadue persone. Un neo gigantesco che sparava a mille su trentadue persone! Te lo immagini? Mi racconta di quando, a Santo Domingo, gli rubarono la moto. La Polizia non fece un cazzo, mi dissero solo "e mo so cazzi tua!", dice Vladimir. Vladimir sostiene che "tutti qui dentro sono degli impazziti, sovraccarichi di psicosi, ambiente malato, se non stai attento ti fotti pure il tuo, di cervello". Lui sta attento, pesa le parole come pesa il sucralosio: a grammi. Pesa pure le tue, di parole, attento a stare nei bordi, altrimenti sei fregato, è una guerra dichiarata, silente, ma dichiarata. Il luogo e il tempo non hanno più importanza per un giovane punk di trentasei anni, lui è lì, fermo come un vigile in mezzo ad una rotonda a Milano. E' fermo al Viper negli anni '70, costretto a sanguinare come in una trincea di silenzi e parole pesate. Chiuso nel museo de' pensieri suoi raccoglie i bossoli di chi è passato. I cadaveri sono stati portati altrove, a marcire nel fango, pestati da chi non se ne curava, Come pere cotte ascoltano le parole di chi ha le mani ancora piene di cicatrici, di coloro che sanno che sta iniziando di nuovo una battaglia, una battaglia in cui vincerà chi se ne frega. "Me ne frego" recita il suo tatuaggio sull'avambraccio sinistro, dove sta il cuore, dove pulsa con veemenza la rabbia. Gli faccio notare che quella stessa scritta, quel "Me ne frego" altisonante, l'ho vista tatuata su di un tizio di casa pound. Mi guarda come se gli avessi sparato, come se fossi l'ultima persona che vedrà prima di morire, freddo come il suolo di cemento su cui poggiamo i nostri piedi. Ha gli occhi sbarrati, sembra debbano esplodere come vetri di un'auto tamponata. Me ne frego, me ne 'batto i coglioni, dice Vladimir.