Il segreto di Tansor, di Francesco Di Lullo...
Questa volta, ci ha particolarmente colpito il titolo di un libro, "il segreto di Tansor": l’autore è Francesco Di Lullo, che voi lettori di Vortici avete conosciuto, in occasione di un’intervista che ci ha concesso in esclusiva riguardo il suo romanzo precedente: Il magico potere del sorriso.
Da allora, Francesco ne ha fatta di strada e ci ha rilasciato la seguente intervista per presentarci il suo quarto libro, dal titolo già citato in introduzione, e disponibile su (Amazon Publishing).
- Cosa ti ha fatto scegliere un titolo così particolare?
Innanzitutto un saluto particolare ai lettori di Vortici. Ora mi accingo a rispondere alla prima domanda. Mi serviva un titolo che infondesse curiosità nel lettore, interesse, o, meglio, voglia di leggere il libro. Il titolo “il segreto di Tansor” si compone di due parti: la prima è “il segreto” e già questo dà al libro un alone di mistero, voglia di saperne di più e poi c'è la seconda parte: “di Tansor”. Questa seconda parte ha ugualmente un che di misterioso. Tansor è il soprannome di uno psicologo che aiuta Teodoro, ma è anche un nome sconosciuto, anche se nel romanzo lo psicologo spiegherà il motivo del suo soprannome. Potevo anche includere nel titolo del libro, il vero nome dello psicologo, che in realtà si chiama Gianni, ma avrebbe avuto molto, ma molto meno riscontro tra i lettori. La docente Antonella Santarelli nella postfazione del libro scrive: “Tu sei anche Tansor, motivatore di giorno, razionalmente ispiratore di mantra e parole - guida… ma alla sera, quando il cielo si veste del mantello stellato dei sogni, Tansor è lo sguardo di Teodoro, fanciullescamente estasiato al pensiero che il domani sarà una nuova sfida”.
- Come descriveresti l’amicizia tra Teodoro e Michele?
Quella tra Teodoro e Michele è un’amicizia fraterna, non per niente è lui che gli presenta Tansor. Michele frequenta il liceo classico, mentre Teodoro l’istituto professionale e quest’ultimo quando sa il percorso di studi che fa suo amico, si vergogna a dirglielo, ma Michele lo convince dicendogli che ogni uomo è uomo per come è, non per ciò che fa e, Teodoro rimane così colpito dalle parole dell'amico che compone una poesia in proposito. Questo forse è il capitolo a cui tengo di più, infatti, ricordo che una volta, sono andato a fare una presentazione del libro in una scuola media di Sant'Eusanio Del Sangro (CH), un piccolo paese in provincia di Chieti e una professoressa mi ha detto che, facendo leggere quel capitolo a un padre che non voleva iscrivere il figlio all’istituto professionale, sebbene il figlio lo volesse, facendogli leggere quel capitolo del libro lo ha convinto. Mi hanno a ringraziato sia la professoressa che il ragazzo stesso. Ne sono stato molto orgoglioso. Michele regala a Teodoro perle di cultura senza vanto, talvolta anche condendole con un pizzico di humour. Anche se nel libro non lo dice mai, Michele, per Teodoro, è un fratello maggiore.
- Tansor in che modo aiuta Teodoro?
Tansor aiuta Teodoro come farebbe una guida montana, fa salire Teodoro sulla cima di una montagna: non lo porta sulle spalle, ma gli dice: “Metti il piede su quella sterpaglia, guarda lì che c'è un appiglio!”, frasi del genere. Insomma, Tansor gli mostra la strada per riuscire, facendolo ragionare gradualmente, poi è Teodoro stesso, che rispondendo alle domande di Tansor, arriva a una soluzione. Ma non basta, Tansor gli insegna delle tecniche per estrapolare i sentimenti negativi per trasformarli in positivi.
- "Il segreto di Tansor" é un libro che non esito a definire coraggioso. Secondo te per combattere il bullismo oltre il coraggio, cosa ci vuole?
Per combattere il bullismo non basta il coraggio. Il problema del bullismo è che gli altri non vedono di noi quello che siamo, ma quello che mostriamo. Di recente, Paolo Mendico, (un ragazzino di soli quattordici anni), è stato bullizzato per il suo aspetto e una maestra ha incitato: “Rissa a rissa!” Per questo il piccolo Paolo ci ha lasciato il primo giorno di scuola. Questo episodio ha fatto tremare l’Italia. Anche io ho subito del bullismo: in quinta elementare, e per fortuna solo in quinta, ho avuto una maestra anziana con una mentalità retrograda che mi rimproverava perché sbavavo, influenzando a riguardo anche i miei compagni, non pensando che non avrei mai voluto farlo Oppure più volte gli avventori del bar mi bullizzavano perché frequentavo l’università e ne parlavo con verve. Questo non è un episodio grave, ma, non sentirmi compreso, mi ha fatto molto male, perchè ero depresso e non trovavo il coraggio di rispondere. Quando si vede una persona, talvolta ci si sofferma sulle differenze tra sé e l'altro, invece ci si dovrebbe soffermare su ciò che ci eguaglia. Per concludere voglio ribadire che, il bullismo è figlio dell’ignoranza, dell’immaturità e della carenza di relazioni per cui è importante parlare con i ragazzi ed educarli al rispetto degli altri.
Ascoltiamo la voce di Francesco, proponendo anche la seguente intervista da lui rilasciata, come ospite della rubrica radiofonica Benedetta tra le righe in onda su Radio Speranza. Il libro è disponibile cliccando qui
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