Il valore sessuale del tatuaggio
Negli ultimi anni del 1800, come apprendiamo da ampie ricerche sui detenuti di mezza Italia, si sviluppò il tatuaggio in prossimità degli organi sessuali, soprattutto maschili.Certo, se ne trovavano pochi, ma questa realtà rappresenta un argomento davvero importante: per la prima volta il simbolismo sessuale si associa al desiderio di abbellimento del corpo, soprattutto fra le prostitute di Genova. Le basi del tatuaggio sessuale erano dapprima le immagini oscene, che servivano ai detenuti per sognare scene sessuali e ricordare la loro vita fuori dal carcere. Vi era una grande passione per l’erotismo e la sessualità bassa e volgare. Essa si rilevava con i soggetti scelti a tema della raffigurazione del tatuaggio e con le diciture che illustravano le loro intenzioni o piaceri, e soprattutto con la sede dove venivano praticate. Di figure oscene nei tatuaggi dei criminali vi era una grande varietà. Donne e uomini nudi in atteggiamenti procaci e sconci, spesso artificiosamente aumentati di valore sessuale collocando le figure sulle linee di flessione degli arti, in modo tale che la flessione e il movimento degli arti donassero azione al disegno. Gli omosessuali avevano iscrizioni intorno all’orifizio anale, che alludevano alle loro abitudini. Celebre fu quella trovata dal prof. Filippi su un omosessuale : ”Pasquino tesoro mio sei tu!”. Il significato speciale di questi tatuaggi cresceva se fatti vicino gli organi genitali. Su 142 delinquenti, Lombroso osservò che 5 avevano tatuaggi sul pene. Su tre di essi comparivano immagini di donne nude, uno aveva sul glande il viso di una donna la cui bocca veniva a coincidere col meato urinario, l’ultimo aveva varie figure oscene. Sillas, nel carcere di Cagliari, trovò 3 tatuaggi sul pene, di cui uno molto artistico: il criminale si era fatto disegnare un gatto sul prepuzio e un sorcio sul glande, in maniera tale che nelle pratiche masturbatorie pareva si inseguissero! Per i prigionieri, il tatuaggio osceno, oltre avere una valenza prettamente sessuale, era anche una dimostrazione di forza e resistenza al dolore. Ricordiamo le tecniche dell’epoca, la possibilità di infezioni, il dolore, il materiale intromesso nella pelle. Il tatuaggio sessuale, proprio per questi motivi, era spesso rifiutato dai detenuti, ma si sviluppò parallelamente anche nelle donne in prigione. Le prostitute, arrestate e incarcerate per anni, spesso avevano abbellimenti fatti con l’inchiostro china prima di entrare nelle prigioni: li utilizzavano per stimolare la fantasia sessuale ed esprimere le capacità si prestazioni sessuali di queste. Molte prostitute avevano fiori disegnati sul petto, o in prossimità della vulva, uniti a scritte e iniziali del protettore. Nelle prostitute napoletane spesso si trovava un’incisione voluta dal protettore, che con un simbolo o un’iniziale marchiava la donna come una bestia di sua proprietà. Le prostitute genovesi, molto più libere e indipendenti, invece, si tatuavano solo per abbellimento: serpenti che mangiano una mela, organi sessuali maschili, fiori, farfalle in prossimità della vagina, rami sui seni, o addirittura si coloravano i capezzoli, per suscitare curiosità nel cliente. Il tatuaggio sessuale scomparve negli anni del 1900, sia per il dolore che provocava, sia per la pericolosità di infezioni e malattie, sia all’interno che all’esterno delle carceri, ma resta comunque una categoria davvero interessante. Alla ricerca di altro materiale, continuiamo la nostra ricerca! Oltre la pelle Pierpaolo Pinto – Lucia Elisei








