È un anno che corro. Ed io odio correre. Mi manca il fiato, divento subito rossa in viso e muscoli e milza protestano dal dolore. Dopo pochi passi, arranco, reggendomi il fianco e cercando di incanalare quanta più aria possibile. E non è una semplice questione di allenamento. È proprio che fisicamente non sono portata per la corsa. Eppure... eppure è un anno che ti corro dietro. Il chè ha dell’incredibile. Lo faccio nella vana speranza di raggiungerti e poterti camminare al fianco, tenendoti per mano. Ci sono state volte in cui tu hai rallentato il passo, permettendomi di affiancarti, ma un attimo dopo hai di nuovo accelerato e mi hai lasciato indietro, esausta, stremata. La cosa più difficile di tutte da affrontare è l’illusione. Credere costantemente di potercela fare, di riuscire prima o poi ad arrivare a te e al tuo cuore, ma sai... inizio ad essere davvero stanca. Il fisico non regge il ritmo del mio animo romantico e speranzoso. È una corsa inutile, la mia. Tu non ti stai nemmeno più voltando indietro a vedere se ti sto ancora inseguendo. Prosegui per la tua strada, imperterrito, e di me non ti curi. Non mi vuoi accanto. E io non me lo merito. Così come tu, quasi certamente, non meritavi tutti i miei sforzi, le fatiche, i battiti accelerati, il fiato perso. Sto ancora correndo, lo so. Ma ho iniziato a rallentare, finalmente. A non chiederti, inutilmente, di aspettarmi. Tanto la direzione non è mai stata la stessa. Mi auguro di riuscire a fermarmi presto e di incontrare, per strada, camminando, qualcuno che abbia voglia di prendermi per mano e incamminarsi lentamente insieme a me verso un tramonto al mare.












