Silenzioso, Nando ascoltava il lieve battere del cuore di Sergio, che ignaro del mattino, continuava a russare come solo lui faceva. Ogni tanto, una leggera risata sfuggiva dalle labbra sottili e pallide del giovane Torres, che sempre in silenzio, lo aveva osservato dormire e spesso cambiar posizione. Lo aveva osservato stringersi a lui, per poi voltarsi nuovamente dall'altra parte e rifare il tutto da capo. 'Ehi.' Nuovamente catturata la sua attenzione da quell'uomo che continuava a togliergli il respiro con le più minime cose che faceva, il sorriso di Nando si allargò mentre gli occhi incrociavano quelli ancora assonnati e scuri di Sergio. L'altro scoppiò in una leggera risata, sbadigliando ed abbracciandolo allo stesso tempo. Nando arrossì violentemente lasciandosi avvolgere da quelle braccia tanto massiccie, ancora poco abituato a quel contatto tanto diretto con l'uomo che continuava ad impedirgli di pensare lucido, concreto. 'Ehi.' Rispose infine, nascondendo il volto nel suo petto chiudendo gli occhi una seconda volta, mentre le mani di Sergio andarono lente ad accarezzargli la schiena con fare dolce, regalando così altri brividi fatti di piacere ad un Nando sempre più palpitante. Sergio scoppiò a ridere, non riuscendo a trattenersi una volta incrociato nuovamente lo sguardo ambrato di Nando, rubandogli così più di un bacio. Uno di quei baci che lo facevano tanto impazzire, tanto eccitare. Una serie di baci che presto si trasformarono in qualcosa di più, travolgendo entrambi l'ennesima volta, fino a quando alle loro orecchie non giunse c'ho che sembrò tanto lo sbattere di una porta. Nando sussultò, voltandosi verso il letto di Juan posto di fronte al suo per trovarlo del tutto vuoto: una lieve nota di panico s'impossessò del suo corpo. 'Che c'è?' La voce ancora resa un sussurro e tanto dolce, Sergio continuava a fissare incantato quel volto coperto da quelle lentiggini che sapeva di adorare, ogni tanto accarezzandogli il viso. Nando però si staccò in fretta da lui, saltando giù dal letto, perlustrando con lo sguardo quella stanza d'un trattot anto grande, tanto vasta. 'Juan. Non è tornato questa notte.' Leggermente sconcertato e confuso, Sergio seguì con lo sguardo i movimenti di Nando, che a sua volta aveva raggiunto la porta, appoggiandovici un orecchio: fuori sembrava accanirsi la tersa guerra mondiale. Sergio fece per parlare ancora, ma fu presto zittito da un cenno di un Nando sempre più curioso, sempre più impaziente. 'Ok basta, che succede?' Con quella risata che lo caratterizzava tanto, Sergio si alzò dal letto rivestendosi in fretta gli slip gettati chissà dove la sera prima. Al solo ricordo sorrise come un beota, fino a quando quei sussurri leggermente urlati di Nando non attirarono nuovamente la sua attenzione facendo così dissolvere quel piccolo incantesimo che andava nuovamente ad avvolgerlo. 'Vestiti, veloce. Sergio! Mi ascolti?! Vestiti!' Scattante e quasi ridicolo, Nando si mise a raccogliere i vestiti sparsi un po' ovunque, correndo poi alla finestra per aprirla, facendo così passare un po' d'aria fresca in quella stanza dalla fragranza mista e leggermente nauseante. 'Mi spieghi cosa-' Non riuscì a finire quella domanda tanto semplice, tanto banale, quando vide la maniglia della portoa della stanza abbassarsi. Sergio venne spinto da Nando in bagno, dove a sua volta lo chiuse dentro, rimettendo così ultime cose al loro posto. '...continuo a non capire cose sia successo, però ti prego, calmati.' La voce di Juan Mata rieccheggiò lungo le pareti, facendo così leggermente sussultare il giovane Nando. Entrò nella stanza tenendo strette fra le braccia varie borse, seguito da un Cesc in preda ai singhiozzi ed urla di rabbia. Nando assunse uno di quei sorrisi leggermente annoiati, particolarmente suoi, per poi avvicinarsi e dare una mano a Juan, lanciandogli solamente un'occhiata incuriosita. 'Nando scusa, ti dispiace fare a cambio - una seconda volta?' Le mani appoggiate ai fianchi e la maglietta indossata al rovescio, Nando continuava a non capire, a non comprendere quella situazione fattasi sempre più assurda. Dal bagno si udì lo scorrere dell'acqua, tanto rumoroso quanto assordante. Juan corrugò la fronte, per poi osservare Nando quasi indignato. 'E' solo Sese... Pepe si è chiuso in bagno e non è riuscito a farsi la doccia. E' un problema?' Juan scoppiò a ridere di quel compagno sempre in ritardo, sempre pronto a compromettere l'orario di un'intera squadra. Nando sorrise di ricambio, per poi tornare a volgere lo sguardo verso Cesc, che nel frattempo si era accasciato a terra con il volto fra le mani. 'Senti Cesc, non ho la più pallida idea di cosa stia succedendo, però ritieniti libero di rimanere qui quanto ti pare.' Sorrise dolcemente, per poi scompigliargli i capelli con fare goffo ed infantile. Nel frattempo, Sergio uscì dal bagno con solo l'asciugamano avvolto attorno alla vita ed un sorriso che lasciava trasparire anche la più piccola delle emozioni che provava. Diede la mano ancora bagnata a Juan, per poi tirare su con il naso e puntare a sua volta lo sguardo verso Cesc. Lo indicò leggermente con l'indice, incrociando gli occhi di un Nando nuovamente su di giri per quella nuova scena che si era andata a creare. Lo travolgeva con quegli occhi color miele, lasciando intuire il solo desiderio di sfiorarlo con un dito, mentre in realtà voleva chiaramente di più. Sergio trattenne una risata, mentre Nando si riprendeva da quel piccolo incantesimo che era stata l'entrata in stanza di Sergio, per scrollare le spalle confuso. 'Ahm, colazione?' Juan fece battere le mani una volta, arricciando leggermente le labbra, sperando di rompere in un modo o nell'altro quel silenzio ormai diventato tanto insopportabile. Nando annuì, raggiungendo il proprio armadio per cambiarsi, mentre con lo sguardo continuava a seguire Sergio che con il solito passo veloce, usciva dalla stanza.
Nonostante sapesse che durante gli allenamenti mattutini le varie cameriere passavano di stanza in stanza, Gerard provò troppa vergogna da poter permettersi quel disordine alle spalle. Passò più di dieci minuti a riprendersi da quell'abbandono dalle origini tutt'ora a lui oscure, del tutto lontane. Passò poi altri dieci a cercare di raccogliere una serie di cose rivelatesi stranamente bagnate e dall'odore inquietante. Riuscì a radunare infine le proprie cose in tempo record, tanto da riuscire lavarsi quella notte tanto sporca di dosso, ed uscire puntuale per la colazione. Durante il breve tragitto fino all'area ristoratrice, incrociò soli sguardi terribilmente annoiati e tutt'ora assonnati, ma nessuno tanto perso quanto il suo. Cercò di cogliere nel volto degli altri almeno il più piccolo ricordo di quella notte passata, ignaro dello sguardo che continuava a seguirlo. Si voltò leggermente infastidito, sentendo addosso quella strana sensazione di venir osservato di continuo, con tanta ossessione. Gli occhi azzurri incrociarono quelli scuri di Iker, che come lui, aspettava l'ascensore. 'Che c'è?!' Spazientito, Gerard sbuffò cercando di calmare quella nuova corrente di emozioni negative che pian piano lo assallivano, accanendosi così con quel povero pulsante che sembrava funzionare poco. Con la solita espressione di chi sotto controllo aveva praticamente tutto, Iker scorllò le spalle leggermente confuso, per poi abbassare lo sguardo leggermente in imbarazzo. 'Pensavo non ti avremmo più rivisto.' Parole dette quasi in un sussurro, colpirono un Gerard del quale panico era ormai chiaramente dipinto sul volto, con tale forza da fargli togliere il fiato. 'Di cosa stai parlando?' Con la rabbia ancora sotto controllo, Gerard si voltò del tutto verso il proprio capitano, cercando nuovamente di controllare quelle lacrime che insistenti, volevano scendere al solo ricordo dell'odio di Cesc. 'Non lo so, magari preferivi cambiare nazionale.' Con il tono pacato di sempre e l'espressione rigida ma dai lineamenti dolci, Iker provò a sua volta a spingere quel bottone che ormai aveva perso ogni tipo ti connessione. '...magari preferisci i nostri compagni portoghesi, eh Gerard?' Quest'ultimo sgranò gli occhi, tenendo le labbra leggermente schiuse per la sorpresa. Iker cercò di alleggerire le proprie parole con un semplice sorriso. 'Dov'è Cristiano?' Gerard abbassò lo sguardo, mentre una dopo una, le immagini di quella notte a dir poco oscena, penetravano quella mente ormai segnata dal dolore stesso. Cercò di respirare e non riuscendoci, sentì una nuova corrente di panico e paura assallirlo. 'Sembri sconvolto, eppure ieri sera sembravi tanto allegro, qui, in corridoio.' Scoppiò in una leggera risata, ignaro di cosa qulle sue parole stavano causando all'animo di un Gerard sempre più confuso e disgustato da se stesso. Iker corrugò la fronte, a sua volta leggermente smarrito, per poi posare una mano sulla spalla dello stesso Gerard. 'Ehi, tutto ok? Non volevo offenderti, scusa.' Quasi preoccupato, Iker lo guardò dal basso con quello sguardo tanto paterno che solo lui riusciva ad assumere con tanta facilità. 'Gerard? Mi senti? Mi dispiace.' Il ragazzo cercò di riprendersi, chiudendo e riaprendo gli occhi un paio di volte. 'Cos'è successo ieri?' Gerard appoggiò la schiena contro quell'ascensore che non aveva nessuno intenzione di arrivare, riprendendo a fissare uno di quei punti morti che tanto amava, con i quali ultimamente si ossessionava troppo spesso. 'Non lo so. Ieri sono tornato da Xabi per recuperare le chiavi della stanza ed al ritorno bè... tu e Cristiano eravate... come dire...' Gerard alzò lo sguardo verso Iker, con la paura ormai padrona di quel volto tanto marcato dal disgusto e dal dolore, sperando che le parole appena udite non fossero altro se non uno scherzo. '...eravate parecchio attivi contro quella parete.' Lo sguardo di entrambi si spostò verso la parete opposta, mentre Gerard sentiva l'ascensore alle sua spalle muoversi, finalmente raggiungerli.