Subito dopo piazza Fontana [...] la campagna di stampa avviata dalla sinistra extraparlamentare contro la "strage di Stato", con i suoi effetti dirompenti, aveva lasciato emergere la speranza che, in una democrazia compiuta, l'opinione pubblica avesse la forza di mandare in frantumi i muri che proteggevano gli arcana imperii. I risultati di quella campagna furono molto efficaci; si smontò la tesi accusatoria contro Valpreda e gli anarchici e si rafforzò la fiducia nella dimensione "virtuosa" di una mobilitazione politica in grado di allargare gli spazi di verità e di giustizia in questo paese. Ci fu su quel terreno un primo significativo incontro fra il movimento e il mondo delle comunicazioni di massa, in un intreccio destinato a segnare il futuro personale di molti dei suoi aderenti. Ai manifesti, alle parole scritte sui muri e gridate nei cortei si affiancarono i volantini, gli opuscoli di propaganda, poi sarebbero arrivate le "radio libere", ma soprattutto i giornali: molto incisive furono, ad esempio, le iniziative giornalistiche come quella condotta da Lotta Continua per la denuncia del ruolo avuto dall'Arma dei carabinieri nella strage di Peteano, in cui - il 31 maggio 1972 - tre militi furono uccisi e due feriti nello scoppio di una Fiat Cinquecento riempita di esplosivo. Furono questi gli ambiti in cui si sviluppò una lotta serrata per stracciare i veli che nascondevano la vera natura del potere, mostrando il suo volto autentico anche a chi era assuefatto alla menzogna; nelle istituzioni dello Stato ma anche negli intrecci tra Stato e centri di potere privati che già allora segnavano l'operato di settori consistenti delle nostre forze di polizia.
Giovanni De Luna, Le ragioni di un decennio 1969-1979. Militanza, violenza, sconfitta, memoria, Feltrinelli Editore, 2011 (1ª ed.ne 2009); pp. 40-41.
















