Allahu akbar!
Un grido questa mattina ha squarciato la gelida aria che avvolgeva la calma del centro di parigi: Allahu akbar, allah è grande. Due parole, un attimo lungo cinque minuti, il rimbombo dei colpi esplosi da tre kalashnikov che sembrava infinito per la strada deserta. Le sirene strazianti, grida soffocate da pianti di terrore, il sangue misto ad inchiostro che macchiava i candidi fogli sulle scrivanie del Charlie Hebdo. Un attacco alla libertà, una ferita inferta in uno spasmo di follia che ancora sanguina, per la morte di quattro persone che avevano dato alla loro intera esistenza l’unico senso dI difendere questa stessa libertà continuamente insabbiata. Abbiamo perso alcune delle personalità più illustri della satira mondiale, persone che riuscivano a far capire la loro visione del mondo regalando un sorriso alla gente, persone competenti e giuste, persone che con la loro matita aguzza riuscivano a palesare la realtà anche se sepolta sotto un profondo manto di bugie. Erano riusciti a creare un grande giornale. Non erano nient’altro che sognatori pronti a dare una speranza ed uno sfogo alle loro passioni. Sono morti facendo ciò che più amavano. In fin dei conti nessuno è riuscito a salvarli, ma sapevano che sarebbe successo: erano già molte le lettere minatorie che ogni giorno arrivavano alla redazione. Insieme ai tre vignettisti sono morte molte altre persone che lasciano una famiglia ed un profondo squarcio nelle memorie di chi le amava, persone che sono morte in un giorno d’inverno, senza sapere chi le ha uccise, senza poter guardare i loro carnefici in volto, persone morte con un turbinio di domande cessato solo con lo sciamare via dai loro corpi della vita.
Allahu akbar!
Ma ora gli attentatori sono soli con i loro pretesti di cartapesta. In poche ore l’intera Parigi grida di dolore, migliaia di persone sono scese in piazza a chiedere la fine di una guerra troppo grande, di una guerra senza senso, fatta di provocazioni e morti. Anche gli stati islamici fanno un passo indietro: ora non possono rimanere indifferenti al dilagante estremismo che sta uccidendo la ragione ed infangando la loro religione, allo stillicidio di massa, a cui contribuiamo anche noi stando in silenzio. Sappiamo che gli assassini parlavano francese grazie ad una preziosa testimonianza di un vignettista che è stato costretto ad aprire la porta. Non dobbiamo però -sentendo le loro parole- odiare ogni islamico, perché al giorno d’oggi sono molti i crimini che si nascondono dietro il pretesto di un attacco terroristico.
Allahu akbar!
Spero che queste parole per molti sacre, non siano più utilizzate invano per giustificare un odio incoerente per una causa che forse non vale più tutti questi morti. Che oggi non sia solo un giorno di lutto nazionale per i francesi ma che lo sia per ognuno di noi: ci è stato infatti dimostrato come sia facile attaccare la libertà. Basta con le parole ai telegiornali, è tempo di far capire a tutti loro che non ci piegheremo al silenzio.