Matt Smith and Claire Foy attending the Premiere for Series 2 of The Crown in London, UK (21/11/2017).
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Matt Smith and Claire Foy attending the Premiere for Series 2 of The Crown in London, UK (21/11/2017).
Linda família: mas impossível não lembrar de #TheCrown2 ao ver essa foto! It's impossible not to think about @thecrownnetflix when you see this picture. Truth to be told: they're super cute!😍@Netflix #princewilliam #katemiddleton 👑 (at Kensington Palace)
La seconda stagione di The Crown sbarca su Netflix dopo un anno di intrepida attesa.
Fin dai primissimi minuti capiamo che è una stagione diversa dalla prima, dai temi più profondi e dai toni più cupi. Comprendiamo inoltre qual è il centro gravitazionale di tutta la stagione: il matrimonio, declinato in tutte le sue forme.
In primis, ovviamente, il matrimonio tra Philip (Matt Smith) ed Elizabeth (Clare Foy) . Un matrimonio che all’apparenza si presenta come il classico stereotipo di prigione dalle mura d’oro ma in realtà è molto di più. Abbiamo poi il matrimonio passionale e fuori dagli schemi, destinato a bruciarsi rapidamente, tra Margaret (Vanessa Kirby) e Tony (Matthew Goode) che si trova agli antipodi del primo. Ci sono poi tanti altri matrimoni, sempre tesi e complicati, come quello tra Michael Parker (migliore amico e segretario privato di Philip) e sua moglie. Questo matrimonio scoppia immediatamente causando un enorme scandalo. Ancora vi è poi il matrimonio tra il primo ministro Macmillan e sua moglie. Anche questi ultimi due sono agli opposti. Da un lato la signora Parker sceglie il rispetto per se stessa rifiutando di porre le istituzioni prima della sua persona, al contrario la signora Macmillan decide invece di sacrificarsi mantenendo una facciata molto fragile. C’è poi anche un breve parentesi dedicata ad un matrimonio oltreoceano: quello dei Kennedy.
Mi sembra quindi d’obbligo affrontare le dinamiche di coppia più importanti:
Philip ed Elizabeth
I know exactly what my. job is. Your father made it perfectly clear. You are my job. You are the essence of my duty. So here I am. Liegeman of life and limb. In, not out.
Ma quante volte abbiamo urlato contro lo schermo dinnanzi agli apparentemente inspiegabili comportamenti di Philip? Tante, anche se interpretato dall’affasciante Matt Smith non possiamo che provare –almeno una volta- un senso di antipatia nei confronti del personaggio. Come tutti gli altri protagonisti di The Crown, non è semplicemente bianco o nero, buono o cattivo. Non è solo un uomo che fa fatica a vivere all’ombra di un donna e non è solo un marito che fa fatica a dimostrare di amare la propria moglie. È entrambi. Questo conflitto interiore che vive lo vediamo esprimersi nelle sue azioni, talvolta spericolate e indecifrabili. È per davvero l’Uomo Misterioso. Non sappiamo cosa fa, non sappiamo cosa pensa o cosa prova. Lo vediamo spesso immobile a fissare Lilibeth andare via. In questo senso, lo vediamo spesso dal punto di vista di Elizabeth (è qualcuno che amiamo che vogliamo comprendere ma che allo stesso tempo non riusciamo a giustificare e spesso voltiamo la faccia). Ci sono però due puntate in particolari dedicate a lui – Lisbona e Pater Familias– in cui per la prima volta vediamo e sappiamo più di Philip rispetto ad Elizabeth. Veniamo a conoscenza del suo complesso e tragico passato, e ciò ci fa entrare maggiormente in empatia con il personaggio. Nell’ultima puntata arriviamo alla conclusione naturale della sua crescita in quanto personaggio con, a mio parere, una delle più belle dichiarazioni d’amore ad Elizabeth.
È il loro un matrimonio forgiato sia dal dovere sia dall’amore ed entrambi pesano in eguale maniera, ma probabilmente non sarebbe mai resistito senza il profondo amore che lega i due.
I Kennedy, che appaiono in uno dei migliori episodi della serie, rappresentano non solo la drammaticità di quella che è stata spesso dipinta nella cultura popolare come una favola moderna, ma soprattutto sono il limite: sono ciò che nel peggiore dei casi accadrebbe alla nostra royal couple. Un matrimonio fatto di inganni, ripicche, competitività e triste rassegnazione. La coppia americana appare migliore, più bella, più giovane di ciò che sono la regina e il suo consorte ma in realtà non lo sono. Il marcio c’è e viene mostrato (come accade ogni singola volta nello show che raramente cede alla possibilità di romanzare e romanticizzare un evento storico come accade ad esempio in Victoria). Anche in questo caso, però, vediamo che effettivamente Jackie adorava il suo John e lo scopriamo nel peggiore dei modi. Anche nel loro epilogo rappresentano la peggiore opzione possibile.
Margaret e Tony
I know who I am; a woman for the modern age. Free to live, to love, and free to break away.
Uno dei diamanti di questa stagione è proprio l’episodio Beryl, uno degli episodi costruiti con più attenzione. Dal punto di vista estetico è assolutamente perfetto. La fotografia, i dialoghi, il ritmo: tutto è in perfetta armonia. Un episodio perfetto soprattutto per gli amanti della vita bohemien. Il loro matrimonio è ciò che di più distante ci sia dal dovere e dalle apparenze (almeno inizialmente). Tra i due nasce un’intesa, una passione che guardando bene porta ad un matrimonio non tanto per un grande sentimento che lega i due ma entrambi sono spinti da altri impulsi: la paura di rimanere sola da parte di Margaret e la volontà di riscatto nei confronti di sua madre da parte di Tony. Devo ammetterlo, erano la mia coppia preferita fin quando non ho scoperto com’è andata a finire. Rimangono comunque una piacevole parentesi che ha dato un tocco in più a tutta la stagione. E Beryl sarà sicuramente uno degli episodi che guarderò più spesso.
Reputazione, scandali e comunicazione
Now, there’s been a lot of talk recently about how much the world has changed since the war and how much society in Britain has changed, or how much it jolly well ought to change.
Tony, inoltre, rappresenta il cambiamento –seppur portato alla sua esasperazione. Mi riferisco al cambiamento che stava affrontando non solo l’Inghilterra, ma tutto il mondo occidentale. Da questo punto di vista la scena in moto di Tony e Margaret mi è sembrata una citazione alla famosa scena del film Kisses del 1957 del regista giapponese Masumura. In entrambi i casi due amanti, sulla loro moto, tentano di sovvertire le regole di una società stagnante mediante la liberazione sessuale o semplicemente la libertà di amare.
La seconda stagione copre gli anni 1955-1963, ci stiamo avvicinando a ciò che poi esploderà con i movimenti del 68, e la società appare perfettamente divisa: gli anziani e i conservatori da un lato, i giovani desiderosi di cambiamento dal altra. Qual è la posizione della Corona? Ha un ruolo in questo nuovo mondo? Tra scandali, beffe e cambi di rotta è uno dei grandi interrogativi a cui prova a rispondere la seconda stagione di The Crown. Questa storyline rappresenta sicuramente una delle più interessanti della stagione, affrontando temi ancora molto moderni e vicini a noi: il nuovo ruolo della donna, la trasfigurazione di notizie, l’apparire che diventa più importante dell’essere, il dover essere presenti in questa società soprattutto attraverso i media che diventano sempre più invadenti nella vita della famiglia (dalla giornalista ficcanaso che registra l’intervista con Philip agli accecanti riflettori televisivi sotto i quali è costretta la regina).
Recitazione, montaggio, suono, veridicità storica
Questi quattro elementi sovrastanti sono, a mio parere, i punti di forza di tutta la serie. È impossibile non fermarsi ad ammirare Clare Foy ogni volta che appare sullo schermo e pensare “Mio Dio, quanto è brava”. Sarò breve e concisa: give her all the awards!
Il montaggio e il suono son assolutamente curati, hanno sempre un significato proprio e non sono mai una semplice amplificazione del significato delle immagini anzi spesso ci mostrano la falsità dell’immagine. È un aspetto che spesso viene sottovalutato, ma grazie ad esso invece la serie trasmesse molti più significati. La soundtrack poi è assolutamente magnifica ed emozionale, come del resto l’intera serie.
Infine, la veridicità storica che io trovo incredibilmente sorprendente. Denunciano, elogiano e mostrano fatti della storia molto spesso dimenticati che portano lo spettatore non solo a godersi di più la storia ma a riflettere su quello che è successo poco meno di un secolo fa.
Imperdibile, si riconferma uno dei migliori prodotti targati Netflix. Come si dice in questi casi? Long May She Reign.
Recensione: The Crown Stagione 2 La seconda stagione di The Crown sbarca su Netflix dopo un anno di intrepida attesa. Fin dai primissimi minuti capiamo che è una stagione diversa dalla prima, dai temi più profondi e dai toni più cupi.
I'm on episode 5 of the crown
The Crown Season 2 premieres tommorrow December 8 👈😊🙄 F I N A L L Y #thecrown2 #claryfoy #elizabethii
* [foto che valeva la pena fare] naima* and the queen's corgi. #thecrown2 @netflixit (presso London, United Kingdom)
Victory Party. #TheCrown2 #SheGod #LadyLuck