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T & L & me
Nino che Yappa a caso di disgrazie, Carloco che vorrebbe solo tagliare sta cosa e finirla il prima possibile, il musicista che sta lì in piedi impassibile
La mia amica Iris è al mondo da ben oltre tre quarti di secolo, per due giorni a settimana io mi accerto che lei non dimentichi di prendere le sue pastiglie, che non si faccia male in un atto di intrepido coraggio nel voler spiare cosa succede in cortile, che non mangi troppi dolci e che non tenti di scappare in bicicletta come faceva per le strade di Lucca quando aveva dodici anni.
Lei, nel mentre, tra un caffè e un biscottino senza zucchero, mi racconta ricordi di una vita fa. Mi racconta che la prima Opera lirica che il suo babbo la portò a vedere fu’ il Trittico. Che il Tabarro non le piacque, Gianni Schicchi fu’ leggero, e che Suor Angelica le rimase nel cuore per il resto della vita. Io le racconto che il teatro ha giocato un grande ruolo nella mia vita, e che la invidio perché sicuramente il Trittico a cui ha assistito lei 78 anni fa, non sarà mai il Trittico a cui potrei assistere io oggi.
Ci raccontiamo queste cose ogni settimana, da sette mesi. Lei con lo stesso entusiasmo della prima volta, ma meno dettagli, io con la consapevolezza di vederla sempre più bimba seduta in platea al Teatro del Giglio, e sempre meno nel nostro spazio presente.
Nel suo libro, contenente le arie più belle dell’Opera, con cui lei gira per casa e si mette al sole a leggere trovo questo nuovo appunto.
Iris ha i ricordi che scappano, ma ci tiene a raccontarmeli, quindi prende appunti per non lasciarli andare.
„Nie możemy przestać na to czekać
Zabijamy czas połykaniem lekarstw
Pojebani tak, że nie mamy zrycia z mefa
Ja demona nie mam bo nie mam za krzty człowieka”
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Otto Dix, "Trittico della Metropoli"