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💛 Autrici italiane che amo... In questi giorni è uscito il nuovo romanzo di Bianca Marconero: "Le nostre prime sette volte" e nonostante le mille cose da leggere non sono proprio riuscita a non trovare del tempo per leggerlo subito. Amo moltissimo lo stile di questa autrice e, che scriva fantasy o romance, so già che rimarrò incollata alle pagine. ⠀ È andata così anche questa volta e in due giorni ho finito la storia di Alice e Alex. Una storia piena di incomprensioni, vendette e scontri ma anche una storia ricca di feeling. Un feeling così forte da essere tangibile e che ha saputo catturarmi fino alla fine. ⠀ Una storia complicata, che cresce pagina dopo pagina, che in qualche modo fa unire due poli opposti. Due personaggi capaci di farti appassionare a loro (anche se Alex è davvero difficile) e capaci di trasmetterti delle emozioni. Decisamente i personaggi di Bianca mi sono sempre piaciuti e loro non sono da meno. ⠀ Attendere il seguito sarà dura ma so che varrà la pena! ⠀ ❓ #qotd Amate le storie slow-burn o preferite gli insta-love? ⠀ #recensionidiwb #lenostreprimesettevolte #biancamarconero #ultimeletture #letturediwb #booksaddicted #lovereading #readingismagic #bookaholic (presso Milan, Italy) https://www.instagram.com/p/B37I-XvoH92/?igshid=1cbh2zeaygnvr
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Edward Bernays fu considerato dal giornale Life come uno dei cento americani più influenti del ventesimo secolo. Questo articolo riguarda la biografia di Bernays ed analizza alcune delle sue teorie e tecniche relative alle Pubbliche Relazioni. Partendo dallo studio degli individui, dei gruppi sociali e delle loro interrelazioni, vengono analizzate le tecniche per la diffusione delle informazioni e la persuasione attraverso i mezzi di comunicazione di massa.
Uno degli aspetti più intriganti del lavoro di Bernays concerne l’arte della politica su cui esprime una serie di valutazioni, di grande attualità, che investono le modalità di quella che oggi chiamiamo la “comunicazione politica” e la definizione della leadership. Chi governa deve sapere esercitare l’arte del comando, deve guidare i cittadini e non essere al seguito degli umori dell’opinione pubblica perché la società moderna complessa e caotica esige una leadership forte. Va sottolineato il rilievo che per Bernays assume questo aspetto della lotta politica in cui dovrebbe emergere chi ha una spiccata personalità, una sorta di “carisma” attraverso il quale, per usare le parole di Max Weber: “egli si distingue dagli uomini comuni come se fosse investito di qualità o poteri soprannaturali, sovrumani o almeno particolarmente eccezionali, in base ad esse l’individuo in questione viene trattato come un leader”. Ispirandosi a questo principio Bernays difende il forte ruolo simbolico, quasi mistico, che riveste la figura del presidente nella vita politica degli Stati Uniti, ma si fa anche in qualche modo il mallevadore di scelte politiche autoritarie. Un’indicazione che verrà più tardi raccolta e tradotta in Europa nella sua forma più radicale.
Sottsass olivetti synthesis
La mia splendida moglie mi ha regalato, per il mio non-compleanno di ieri, un libro che non è solo un libro… è Amore a prima vista: “Sottsass olivetti synthesis – Sistema 45” di Edizioni di Comunità.
“Nel 1972 la Olivetti mette in produzione negli stabilimenti Synthesis di Massa Carrara il sistema di arredi componibili Synthesis 45 progettato da Ettore Sottsass. Il progetto fotografa con precisione e intelligenza il passaggio cruciale da una matura modernità ad una ancora indefinita condizione post-moderna. In un’Italia appena promossa al rango di potenza industriale, il Sistema Synthesis 45 catalizza sia l’ingenuità di un’industria appena consolidata, sia le critiche che già ne minano le ottimistiche certezze. Rigore e libertà convivono in un progetto che sposta l’attenzione dall’oggetto all’ambiente, che trova nei dettagli le proprie trasgressioni e nel colore il codice di un nuovo paesaggio dell’ufficio. Nel presentare oggetti e documenti originali, in gran parte poco conosciuti e in alcuni casi inediti, la mostra e il catalogo ripercorrono un progetto che segna con millimetrica precisione il passaggio dalle illusioni positivistiche del moderno alle avventurose ironie libertarie di una postmodernità che è all’origine del nostro presente.”
“La Serie 45 può essere considerata come uno dei più completi sistemi per ufficio oggi sul mercato. Comprende una serie di attrezzature per la famiglia delle macchine elettroniche Olivetti, un pacchetto complessivo di mobili per ufficio (tavoli, scrivanie, sedie impilabili, basi, cassettiere) ed un assortimento di accessori che vanno dal portaombrelli ai supporti per il telefono. Si tratta di un completo e consistente vocabolario di arredo per uffici innovativo al punto di essere muto nel design, ma spiritoso in alcuni dettagli e raffinato e rigoroso nell’uso del colore. E’ anche raccomandabile per il suo prezzo”. Con queste parole nel gennaio 1973 Alastair Best commentava sul n. 289 della rivista “Design” la nuova serie di mobili e attrezzature per ufficio presentata dalla Olivetti Synthesis, società del Gruppo Olivetti specializzata in questo settore. Il carattere qualificante nella progettazione della Serie 45 probabilmente risiedeva nella ricerca di soluzioni sempre più razionali per l’arredamento degli ambienti d’ufficio; ricerca ispirata e guidata nei primi anni ’70 da Ettore Sottsass, con la collaborazione di diversi designer, da Perry King ad Albert Leclerc, da Bruno Scagliola a Tiger Umeda e Jane Young.” (rif)
Interfacce a misura d’uomo
Interfacce a misura d’uomo è il titolo di un libro di Jef Raskin, il papà del Macintosh e uno dei più importanti esperti dello User Interface Design.
Il libro, una delle mie Bibbie, è uno di quei libri che aprono la mente e che ciclicamente rileggo. Organizzato quasi come un ipertesto permette di saltare da un argomento all’altro a seconda del momento, alla stregua di un manuale. Consiglio di leggerlo a tutti coloro che hanno a che fare con la Comunicazione, non solo coloro che operano direttamente nel settore delle interfacce utente.
L’uomo è una creatura pensante, ma fallibile. Una buona interfaccia, allora, dovrà tener conto:
delle fondamentali caratteristiche di funzionamento della mente umana (cognetica)
della fallibilità della natura umana.
I corollari che discendono da questo assunto sono:
ciò che è semplice resti tale
non danneggiare il lavoro dell’utente
non sprecare il tempo dell’utente.
Il primo passo verso interfacce più a misura d’uomo consiste in una corretta valutazione del concetto di fuoco dell’attenzione:
l’oggetto, o il particolare del mondo fisico, o anche l’idea a cui stiamo pensando attivamente e di proposito. […] Attenzione, però: fuoco dell’attenzione, nell’accezione che ne diamo qui, si applica non solo al caso in cui prestiamo deliberatamente attenzione a qualcosa, ma anche al caso in cui percepiamo passivamente, senza focalizzare l’attenzione con un atto della volontà (p. 18).
La peculiarità di tale fuoco è che esso è unico. Non è possibile cioè che due oggetti siano simultaneamente nel nostro fuoco attentivo. Non c’è modo di attivare un secondo fuoco dell’attenzione.
La comprensione di questo semplice fatto basterebbe da sola a risolvere molti problemi di interfacce. Alcuni esempi?
Se una interfaccia è difficile da usare il focus dell’utente si sposterà dall’obiettivo primario per cui sta usando quello strumento (ad esempio, scrivere un documento con un word processor, o collegare la videocamera al pc) all’interfaccia stessa. Ma questo viola in modo clamoroso ogni rispetto per il lavoro e il tempo dell’utente di cui si diceva sopra.
O ancora.
All’aumentare dello stress, “le persone si concentrano sempre di più su un numero sempre minore di aspetti dell’ambiente che le circonda, facendo sempre meno attenzione agli altri”. [Loftus, 1979, p. 35]. [… Così, più] un’operazione è critica, meno gli utenti si accorgeranno degli avvertimenti che li mettono in guardia da azioni potenzialmente pericolose. Un avvertimento del computer ha la massima probabilità di essere trascurato proprio quando è più importante che non lo sia; sembra un corollario umoristico alla Legge di Murphy, ma non lo è (p. 29).
Quante volte avete chiuso di riflesso un avviso pop-up rendendovi conto – subito dopo – di aver scelto l’opzione sbagliata?
(rif)