#𝙖𝙧𝙚𝙨𝙩𝙤𝙢𝙤𝙢𝙚𝙣𝙩𝙪𝙢𝙧𝙥𝙜 3 𝘖𝘵𝘵𝘰𝘣𝘳𝘦 1977 𝘜𝘳𝘢𝘯𝘶𝘴 e Migueɭ
( 🎂🎂🎂 )
Durante quel mese, Uranus era rimasto molto tempo in guferia o come suo solito, nella torre di Astronomia. Se prima era un ragazzo timido, impacciato e invisibile agli occhi dei suoi compagni ma “Urina” quando combinava qualcosa, ora era un ragazzo timido, impacciato, ma non più invisibile. Ora dove andava, le ragazze bisbigliavano e gli sorridevano. Lo squadravano. E per lui era tutto molto strano e imbarazzante, quindi preferiva farsi vedere in giro ancora meno degli anni passati. Non avrebbe dovuto ascoltare sua madre. Non avrebbe dovuto allenarsi per il quidditch. Non avrebbe dovuto crescere.
Purtroppo per lui però, a lezione doveva presentarsi e dall’inizio del suo quinto anno, non sedeva più in prima fila: ma in ultima. Dove sguardi indiscreti che mettevano in soggezione non potevano arrivare, almeno secondo lui. In ultima fila però, oltre che le parole dei vari professori, arrivavano anche pettegolezzi. Quel giorno a trasfigurazione i Tassorosso assistevano alla lezione con i Corvonero, e Uranus era seduto vicino al gruppo di amici di Miguel, e ovviamente, Miguel. E senza il suo volere aveva sentito che era il compleanno del Corvonero. Da quell’istante non riuscì più a stare attento alla lezione; non voleva augurargli buon compleanno davanti a tutti, magari avrebbe messo in imbarazzo Miguel perché non voleva che si sapesse. Pensiero che gli venne perché neanche lui voleva che si sapesse il giorno in cui è nato.
Aspettò tutto il giorno poi, per trovare un regalo adatto. Si accorse che dopotutto non conosceva per niente il ragazzo, e con questo pensiero si rese conto che voleva conoscerlo un po’ di più. Ma purtroppo per Uranus, la sua personalità non rendeva niente semplice, neanche delle semplici conversazioni figuriamoci una relazione.
Era poco prima di cena, e Uranus stava camminando avanti e indietro davanti l’entrata della sala comune dei Corvonero per incontrare Miguel. Secondo i suoi calcoli sarebbe uscito a momenti, e se così non fosse stato, avrebbe saltato la cena pure di dargli il suo semplicissimo regalo.
A vederlo Uranus, non era mai stato più agitato.
Miguel Le elementari erano il suo unico metro di paragone con Hogwarts. Dunque quando si ritrovava a riflettere sulla sua vita a scuola, andava ripensando a quei tempi. Il giorno del suo sedicesimo compleanno, durante l'ora di Astronomia, Miguel rifletteva su quanto fosse strano festeggiare in Sala Comune con i suoi amici. Era un pensiero che si ripresentava ogni anno, in concomitanza di quella data, eppure ogni qual volta tornava ad esplorarlo riusciva ad arricchirlo con ulteriori riflessioni. Il tre ottobre del settantasette pensò alle festicciole modeste che aveva tenuto a casa. Sua madre gli preparava la torta, suo padre andava avanti e indietro dalla cucina al soggiorno imprecando contro i bambini, e lui finiva sempre per chiudersi in bagno come una ragazzina, dispiaciuto dal fatto che la sua fidanzatina non si fosse presentata, o del fatto che qualcuno avesse soffiato le candeline al posto suo. Miguel poi aveva appena scoperto di essere un mago a quei tempi, dunque doveva anche reprimere i suoi sentimenti onde evitare spiacevoli danni collaterali. Festeggiare con quei tre quattro amici che aveva, dunque, gli andava bene. Non era il massimo ma andava bene. Certo... passava tutto il tempo a pensare che feste come quelle dei ragazzi popolari, come James Potter o Thomas Mulciber, non l'avrebbe mai avuta; ma ormai era andata così. Lui era il tipo di persona che passa inosservata per scelta. Delle volte pensava che non fosse stato un nato babbano sarebbe stato una persona diversa. Più simile a quelli come il sopracitato Grifondoro. Probabilmente non aveva importanza. ❝ Isaac ci sarà morto per prendere dell'altro succo di zucca? Vado a vedere se ha bisogno di una mano ❞ aveva bisogno di stare un po' da solo in verità. Passeggiare per il castello aveva preso il posto del bagno. Uscì dalla sala comune lasciando i suoi amici a mangiare senza di lui e s'imbatté in Uranus. Tanto fu lo stupore, che, squillante, esordì con un: ❝ uhn- ciao. ❞
Uranus Uranus continuava a camminare agitato davanti all’entrata della Sala Comune di Corvonero con testa bassa, sguardo preoccupato e un attacco nervoso di prurito dietro al collo. Non era un reale prurito in verità, ma dei leggeri brividi che percepiva sotto la nuca e che lo stavano rendendo ancora più in ansia. E quindi sia per passare il tempo e sia per sfogare il nervoso, si limitò a grattarsi cercando inutilmente di porre fine a quella sensazione di calore che provava. Se qualcuno lo avesse guardato da dietro, avrebbe notato la macchia rosa accesa che partiva dal colletto della camicia fino all’attaccatura dei capelli sul collo. Smise di torturarsi la pelle quando sentì i passi di qualcuno uscire dalla Sala Comune. E con le palpitazioni mentre gli sembrava di avere il cuore in gola, alzò velocemente lo sguardo per portarlo dritto verso quella figura che si faceva sempre più vicina. Inspirò profondamente ma con paura di rendersi ridicolo appena vide che era giunta l’ora di augurare buon compleanno a Miguel, e di porgergli il suo regalo. Si sentiva un completo idiota. Soprattutto sentendo il rossore che aumentava dopo che il Corvonero lo salutò in modo squillante. Miguel aveva salutato Uranus in modo sorpreso ma non in senso negativo. Almeno da come era sembrato al giovane Tassorosso. Deglutì sonoramente e abbassò lo sguardo. « C... Ciao! » Le dita stavano giocherellando sulla scatola impacchettata con una carta regalo blu notte e argento, e quei colori, i colori dei Corvonero, ricordavano ad Uranus il cielo notturno. E automaticamente, pensò che Miguel era uguale all’Universo; assolutamente affascinante e da conoscere fino in fondo. « Ehmm... » cercò d’iniziare, non smettendo di fissare il regalo e di picchiettare le dita su di esso. « Buon... Buon compleanno Miguel! » Disse l’augurio con velocità allungando le braccia verso di lui, porgendogli il regalo all’altezza del viso. Gli palpitava forte il cuore, se lo poteva sentire in gola. Sapeva che a Miguel piacevano le cioccorane e le figurine, si ricordava che durante l’estate le aveva apprezzate, per quello decise di regalargli oltre a dolci varie presi dalle sue scorte della settimana, dieci cioccorane. Tutte quelle che aveva comprato nell’ultimo weekend passato ad Hogsmeade. Sperava che non una volta aperte, non trovasse solo doppioni.
Miguel La stupore iniziale non ci mise molto a tramutarsi in disagio. Ritrovarsi un Tassorosso, fuori dalla Sala Comune, non era roba da tutti i giorni per un ragazzo riservato - ed estremamente selettivo - come Miguel. Difatti, non si sentì predisposto ad accogliere il compagno serenamente. Anzi tutto perché aveva lasciato i suoi amici per starsene un po’ da solo. Inoltre, perché non era un compagno qualunque.
Aveva già avuto modo, quell’estate, di scoprire quanto fosse cambiato il suo aspetto; ma ogni giorno Miguel si soffermava tristemente ad individuare le loro differenze; tutti quei tratti che lui, al contrario, non sarebbe mai riuscito ad esaltare. Lo faceva involontariamente. Per sua natura era costantemente volto a migliorare se stesso; sia intellettualmente che fisicamente. E il pensiero che Uranus fosse riuscito nell’impresa prima di lui, lo pungeva sul vivo. Provava invidia; un sentimento che credeva di essersi lasciato alle spalle ma che, inspiegabilmente, tornava a presentarsi ogni qual volta ci fosse di mezzo l’imbranato.
Ecco: impacciato, per fortuna, Uranus ci era rimasto. Fosse maturato anche sotto quell’aspetto, il Corvonero non avrebbe potuto far altro che prendersela con se stesso per la sua immutabilità. Sebbene dunque, in generale, il disagio di Herschel lo rincuorasse, quando a doverne subire le conseguenze era lui, finiva per desiderare la morte. Meglio la morte, pensava, che dover rispondere alle gentilezze che gli rivolgeva. Scorse il regalo prima ancora che gli facesse gli auguri. Si portò una mano alla fronte, andando a placare i nervi in fase di agitazione. Aveva fatto un gesto carino, si ripeté. L’augurio di un conoscente. Non doveva vederci nient’altro o avrebbe dato di matto come al ballo, dopo l’incidente. Il fatto che Uranus ora fosse nettamente più bello di lui lo aiutò a tranquillizzarsi. « Grazie... amico » prese in mano il pacchetto, incerto. « Non lo apro adesso perché stavo andando da una parte ma - »















