Mnosí zváz bduou dnez oslavovad ňějaké sváteg. Ael dejtesi doprí posor, koho máte vlaztňě 14. ůmora slavit! ______ www.zmikund.cz
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Working on a pic of my fambily in sos:awl :] 💕
Lumina, Valentyn (my farmer), and Clemmy (my precious baby)
Also Valentyn and Lumina are t4t- it came to me in a dream- so now it is so
BRAND NEW GUY: trans guy who's out already but doesn't know he's trans
You don't just turn back from a body count.
Valentyn's first kill has been pretty gruesome, I guess c:
VALENTYN / ШКІРА88 #req:@stazoccl
« 𝐏𝐮𝐭𝐭𝐚𝐧𝐚, 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐦𝐢 𝐢𝐦𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞! »
Gridava una voce maschile dietro la porta. C’era questo chimerico imprecare all’esterno, di un’insistenza quasi romantica. E pensare che Valentyn l’aveva atteso per un’infinità di istanti, armato di smisurata pazienza. La prassi — sapeva bene che quelle cinque ore di tolleranza valevano un solo istante del gran finale. Il tempo necessario per piegarlo, gustare a pieno la paura dell’insetto là fuori prendere il sopravvento. Tirò su una strisciolina di cocaina, Valentyn, seduto sulla poltrona viola a torso nudo. Indossava un blue jeans macchiato di qualche gioccia di sangue e birra. Ghignava soddisfatto, nel frattempo che strofinava il naso con il dorso della mano per via della botta con la polvere bianca. I suoi ragazzi, gli SKIN88, erano presenti in sei dentro a quella fogna d’abitazione e tutti, ma proprio tutti, si stavano dando da fare con la “puttana” in questione, nonché la compagna del parassita. All’in piedi osservò la ragazza. Il viso dell’ucraina era rosso di pianto, mentre il corpo spogliato di ogni dignità. C’era Dmytro che stava chiudendo il giro. L’irruzione ad effetto, era il numero preferito del leader. Si erano introdotti in casa con estrema facilità all’incirca alle sei del mattino e alla disgraziata era toccato il marcio. L’avevano violentata uno dopo l’altro, perché stavolta pagava lei per la cazzata commesa da lui, il tipo impaziente di fuori. Mai fottere Valentyn e la sua banda, la merce doveva essere pagata subito, nessun ritardo ammesso. Eccoli poi, erano quelli gli atroci meccanismi che si innescavano, tra l’altro nemmeno i più efferati. La violenza carnale era solo l’antipasto, la portata iniziale. La storia sarebbe proseguita a picco ed era un fato di cui il giovane slavo era sovrano, muoveva soltanto lui i fottuti fili. 𝐕𝐚𝐥𝐞𝐧𝐭𝐲𝐧, 𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐢𝐚𝐛𝐨𝐥𝐢𝐜𝐚 𝐢𝐠𝐧𝐞𝐭𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐝’𝐨𝐝𝐢𝐨 𝐞 𝐨𝐬𝐜𝐮𝐫𝐢𝐭à, 𝐥’𝐮𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐯𝐞𝐯𝐚 𝐩𝐚𝐝𝐫𝐨𝐧𝐢 𝐚𝐥 𝐝𝐢 𝐟𝐮𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐬𝐞 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨. Alla vittima tenevano impegnata la bocca succhiando un pene, nonostante tutta la disperazione che soffrisse, poteva soltanto che mugolare. E al ventenne piaceva a dismisura, in realtà lo sollazzavano certe nefandezze dettate unicamente dalla sua bestialità e inclemenza. Il baratro lo faceva sentire 𝐨𝐧𝐧𝐢𝐩𝐨𝐭𝐞𝐧𝐭𝐞. Benché la noia iniziava a subentrare. Tant’è che raccattò la maglia da terra e si rivolse al gruppo.
« Ce ne andiamo, rimettete il cazzo nei boxer. »
Fremeva. Finalmente l’orgasmo vero e proprio stava per esplodere. I ragazzi, rivestiti alla svelta, ridevano tra loro, conoscendo la prossima mossa del loro leader — il pezzo forte, quello che avrebbe dato senso allo squallore commesso. Valentyn con una sigaretta accesa tra le mani, diede un’occhiata complice ai compagni, come per celebrare un tacito “siete pronti, bastardi?”. Si avvicinò ad aprire la porta e nell’affacciarsi scontrò l’espressione sbigottita dell’altro.
« Ringrazia “la puttana”, ha fatto in modo che il tuo debito fosse parzialmente estinto. »
Il resto degli SKIN88 si condussero più vicini, alle spalle di Valentyn. E ridevano, ridevano, ridevano lanciando commenti osceni, della serie “me l’ha preso in gola fino alle palle”, “le ho rotto quel buco di fichetta, coglione!”. Fu una scena pietosa, triste, piena di tensione — il culmine raggiunto. Il leader s’appoggiò allo stipite della porta con aria tranquilla, sfrontata, un mezzo sorriso in volto. Inalava e sbuffava il fumo su quella faccia da coglione che pareva pietrificato. Avanzò un passo verso il soggetto che a tale movimento indietreggiò. Valentyn lo afferrò con forza per la nuca, sporgendosi verso l’orecchio per sussurrare.
« Non farmi tornare da te, Artem — o ti fottiamo il culo fino a sfondarti l’intestino. E ti ci ammazzo, così. »
Artem aveva iniziato ad ansimare per la paura, pareva aver perso ogni traccia di coraggio. Allora lo lasciò, dandogli una pacca tutt’altro che amichevole seppur c’assomigliasse, mettendosi a scendere le scale del palazzo. Tuttavia si fermò al terzo gradino, come se avesse rammentato qualcosa da dirgli.
« Ah – »
Volse il capo in direzione di Artem.
« [...] le siamo venuti tutti dentro. »
Il resto fu un ammasso informe di oblio e desolazione.
Il venerdì era arrivato, erano le 17:30 e i ragazzi c’avevano voglia di bere. Nonostante il freddo, qualcuno se ne andava in giro a petto nudo, a voler dimostrare quanto fossero duri e resistenti alle intemperie del tempo, della strada e di quella vitaccia. Valentyn indossava una camicia bianca del tutto aperta, ponendo inconsapevolmente in risalto la collanina d’oro vero che portava al collo, rubata anni prima, da bambino. C’era raffigurato l’occhio di Horus che aveva sentito dire dai suoi compagni simbolegiasse “prosperità” ma lui, nell’intimo, gli dispensava tutt’altro significato. Nientedimeno che l’occhio protettore di sua madre. Lei, che di protezione non gliene aveva mai data, ma ancor meno d’amore. Sapeva quanto lo odiasse. Troppe volte sotto effetto di sostanze gliel’aveva gridato “non guardarmi con quegli occhi... sono uguali a quelli di quel mostro!”. Chissà che non fosse stato davvero il pallido riflesso dell’aguzzino. Ironia della sorte: Mariya era l’unica persona al mondo in grado di ferirlo. Amore e odio incondizionato fusi insieme. Se ne teneva lontano apposta. Quando il gruppo circolava, non poteva che catturare le occhiate intimorite e curiose della gente. SKIN88, conosciuti in tutta Kiev dagli abitanti del più disparato ceto sociale e ancora meglio dalla polizia locale. Una popolarità dilagata al punto tale da essere intervistati, in modo da creare un documentario che testimoni quanto è dura la vita nel ghetto. Entrarono tutti e sette in un bar qualsiasi di periferia. Cazzeggiavano a gran voce e alcune persone come li videro entrare pagarono il conto per poi girare i tacchi. Inutile rimarcare che pochi minuti più tardi erano i soli seduti al tavolo, soli nell’intero locale. Insomma, se la comandavano loro, neanche il decoro di mettersi una maglia o di abbottonare la camicia. Valentyn accese una sigaretta, seguito da altri quattro; a quel punto mise gli occhi sulla cameriera. A giudicarla dall’aspetto era una pelle di carota fisicamente massiccia. Alcuni dei ragazzi non persero occasione di commentarla ad alta voce, privi di un minimo di sensibilità. Non che a Valentyn importasse granché, anzi, però lo incuriosiva. Inoltre prede del genere, dall’aura così dannatamente indifesa, erano le migliori, le più allettanti. I compagni incalzarono le offese: “ehi, cicciona” / “ma sono nei quelli che hai in faccia?” / “te la rasi?”, finché l’ucraino non li zittì con un semplice e deciso “𝐝𝐚𝐭𝐞𝐜𝐢 𝐮𝐧 𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢𝐨”. Silenzio tombale. Sorrise audacemente alla rossa e fece cenno con la mano di avvicinarsi.
« Prendi carta e penna, ho qualcosa da chiederti. »
L’intenzione pareva proprio quella di ordinare. Tuttavia, appena la fanciulla fu più vicina, Valentyn da spudorato quel era, allungò un braccio per afferrarla, portandola seduta sulle sue gambe. La cinse a sé, bloccandole di conseguenza le braccia. Se ne moriva di sentirla tutta addosso; era così dannatamente morbida e profumata.
« Sembri un peluche. Come ti chiami, cucciolotta? Non ti ho mai vista da queste parti. »
Strinse tra le labbra la sigaretta accesa e prese il taccuino per gli ordini scrivendoci sopra il suo numero.
« Io sono Valentyn, in zona conosciuto come SKIN88. E loro sono i miei fratelli, cattivi quanto basta per sopravvivere alla merda. »
Allentò la morsa così da lasciarla libera. Lo sguardo dello slavo si fece duro e intransigente.
« Dacci da bere tutto quello che hai in questo schifo di locale. »
My boy Valentyn.
Can't draw anything but quick sketches lately
another w.i.p. <3