Oggi durante la lezione online di Patologia Medica dei Piccoli animali la prof. parlava di Sindrome Uremica, del quarto stadio dell’insufficienza renale, dell’anemia come sintomatologia, di Bun, Crea e Azotemia. E della morte sistemica per insufficienza renale. Dolore da palpazione, apatia, poliuria, pollachiuria, proteinuria, disappetenza, anoressia. Mille parole, tutte per raccontare il lento ma inesorabile processo che avviene ogni minuto e ogni secondo dentro a quel sistema biologico che è Nano. E lui era lì che ascoltava, quasi come se la cosa lo interessasse. E io a stento trattenevo le lacrime, perché non mi sembrava di star studiando Patologia, ma semplicemente di ascoltare qualcuno che mi parlava della sua morte imminente. Tante parole per dire una cosa sola: morte. Sono riuscita a fare qualche domanda alla professoressa, solo per scoprire che siamo già al 4o stadio della malattia. Ho chiesto se ci fossero dei parametri fissi per cui ci si “ferma”, mi ha detto di si, ma non mi ha dato i numeri.
Quanto deve essere alta la creatinina per vedere la sofferenza sul viso di un animale? Quanto deve essere alta la Bun perché il sistema biologico inizi ad andare in sindrome uremica grave? Quante ulcere gastriche dovrà avere per stare davvero male? Come lo decido se siamo arrivati al limite per cui non esiste più qualità di vita? Lo decido io o lo decide il nostro medico curante? Sarà mai il momento adatto e preciso? Non so. Mi sembra di stare attaccata ad una corda che è lì lì per spezzarsi, quindi sono nel panico che si spezzi, ogni secondo che passa. E non so nemmeno ben dire quando si spezzerà.
So solo che quando si spezzerà farò un volo di metri, e farà male. Che poi lo so che la corda sì spezzerà, non è che non lo so, è che non l’ho ancora accettato del tutto. Perché si è sempre ripreso, e perché passiamo insieme la nostra quotidianità da una vita ormai. Sembra quasi come se da un giorno all’altro smetterò di avere un pezzo di me stessa con me quando lui non ci sarà più. E sono anche un po’ arrabbiata con me stessa, perché sicuramente avrei potuto fare di più, ma semplicemente prima non sapevo, e vivevo una vita immersa in tutte altre cose. Comunque ho appena finito di asciugare l’ennesima pozza di pipì che ormai fa solo in giro per casa. Che ormai è diventato uno slalom evitare le sue pozze di pipì e una corsa ad asciugarle prima che quella pazza di mia madre inizi a dare i numeri. Che non ho più la forza da anni di litigare con lei, ne di difendermi, ne di chiedere un po’ di empatia. Lei dice di averne tanta, probabilmente sono io che non la vedo. Ma ormai sono stanca di cercare e cercare. Tanto nessuno qui dentro avrà empatia, nemmeno quando la corda si spezzerà.








