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Parole confuse di 365 giorni fa
-Com’è andato quest’anno? È stato bello? Mi chiede mio nonno, con quel suo sorriso sbilenco. Quel sorriso coperto dai folti baffi bianchi che rivolge solo a me. E come lo spieghi che non lo sai neanche tu com’è andato, o forse lo sai ma preferisci non parlarne, non pensarci. Insomma è passato, okay? Non parliamone, facciamo finta che non sia mai esistito. Che bisogno c’è di rimuginarci su? Che poi come li riassumi 365 giorni che ti hanno trapassato, che hanno segnato ogni centimetro di te stesso? 365 giorni scivolati via ma al contempo incisi sulla pelle, come quelle cicatrici che ti ritrovi un giorno d’estate mentre ti guardi allo specchio, che non ricordi neanche quando e come le hai fatte, ma ci sono e per qualche secondo le odi pure. Come se poi la gente, quando rispondi “è andato male” voglia seriamente sapere perché, come se interessi loro qualcosa. 365 giorni che hai detestato così tanto, che “quando cazzo finisce quest’anno di merda?”, come se la colpa di tutto quello che succede poi, fosse dell’anno. Insomma sarebbe pure figo se, ad esempio, il 2014 prendesse vita. Cioè, scopri dove abita, gli piombi in casa e lo minacci di toglierlo dalla faccia della terra se non ti fa arrivare un po’ di felicità. Almeno sapresti con chi prendertela se le cose non vanno mai come vuoi tu. Che poi dai, come fai a parlare di tutto quello che hai passato? Come fai a parlare delle notti che hai trascorso senza dormire, di quelle in cui invece hai dormito così tanto da non sentire la sveglia, dei pianti urlati, di quelli silenziosi, dei piatti rotti, delle risate che hai paura ti esploda la pancia da un momento all’altro, delle incazzature, dell’odio nascosto e dell’amore represso, di quello esternato al mondo, di quello andato via, di quello arrivato, delle amicizie iniziate, di quelle finite, degli amici che ti hanno pugnalato alle spalle e di quelli che invece, ti hanno dato una spalla su cui piangere, delle serate al mare, dei baci rubati, di quelli attesi, degli schiaffi, dell’estate, delle foto che hanno immortalato momenti unici, di quelle da ubriachi e di quelle a sgamo? E vai a parlare dei compiti in classe marinati, delle urla dei genitori, della luna piena, del cielo stellato, della vodka, della birra, dei messaggi che ti hanno fatto tirare il telefono contro il muro, di quelli dolci che conservi ancora, di quelli inaspettati e di quelli tanto attesi e mai arrivati, delle urla, dei balli, delle canzoni stonate, urlate a perdifiato, dei “vaffanculo”, dei “mi manchi” mai detti e di quelli che invece, hai avuto il coraggio di dire, dei litigi, dei tuoni, dei tramonti, delle albe, del sole che ti brucia gli occhi, dei compiti non fatti, delle canzoni nuove, delle giornate trascorse ad oziare, delle gite, degli abbracci che ti hanno salvato, di quelli che desideri così tanto e poi di lui, di lei, del suo sorriso, dei suoi occhi, della sua risata, del suo accento strano, del suo modo di sistemarsi i capelli quando è a disagio, del suo odore, dell’effetto che ti fa la sua vicinanza, del modo in cui ti guarda e di come ti fa sentire e ancora del nuovo taglio di capelli, del trucco sciolto, dei pianti nel bagno della scuola, delle cazzate dette, di quelle fatte, delle bugie, delle sigarette nascoste, dei gelati, delle cioccolate calde, delle pizze, dei vestiti nuovi, dei regali, delle sorprese, dei film mentali, dei libri letti, di quelli che vuoi ancora leggere, degli specchi odiati, della pioggia, dei film belli, delle serate horror con gli amici, delle uscite al cinema, dei letti troppo vuoti, delle distanze troppo grandi, di quella persona che va via e poi torna, delle scommesse, delle sfide perse. E infine prova anche solo a parlare della vita, di come a 15, 16, 17, 18 anni si crede di conoscere, di come un minuto prima ti sembra finire e quello dopo capisci che invece è appena iniziata. Non puoi raccontarle queste cose, credo sia una specie di legge della fisica ancora da scoprire che te lo impedisce. -Quindi? Mi incalza mio nonno abbracciandomi forte e sento la mia famiglia che inizia il conto alla rovescia. “10, 9, 8,” -Diciamo che è andato, nonno, ora ne inizia un altro e sono sicura che se mi dai un bacetto andrá tutto bene. “7, 6, 5,” Mi stringe forte e mi da un bacio sulla guancia. -Andrà tutto bene se solo tu lo farai andare bene, ricordalo. “4, 3, 2,” Mi avvicino alla sua testa quasi più senza capelli, gli tolgo il suo cappello preferito e gli bacio le tempie. “1.” -Buon anno! Lo abbraccio e lui mi stringe forte mentre la stanza esplode in urla, sorrisi e confusione.”
TU MI COMPLETI, ditelo davanti allo specchio. TU MI MIGLIORI, a chi vi sta accanto. Facebook Page: Caramelle&Paturnie #paturnie #vecchipost #caramelleEpatur #ricordi
Sei il cassetto nel quale ho riposto tutti i miei sogni migliori.
scrittidivita
BlogPillole 3: Riproporre Post vecchi
Stavo cercando un modo per mostrare vecchi post alla fine dei nuovi, in modo da aumentare il tempo di lettura nel blog. Qualcosa del genere “Potresti essere interessato anche a leggere questi altri post”. Ho provato Linkwithin ma non funziona bene sul mio blog: mostra sempre i 4 post più vecchi e non sono stata in grado di risolvere il problema. Per fortuna ho trovato un gadget in blogger chiamato “Post più popolari”. Non risolve completamente il problema perchè mostra sempre gli stessi post alla fine di quelli nuovi e non seleziona qualcosa su argomenti simili. Ma, SOLO PER ORA, sono soddisfatta.
I was looking for a way to show old posts at the end of the new ones, in order to increase the reading time on the blog. Something like “You may also interested in reading these other posts”. I’ve tried to use Linkwithin but it does not work well on my blog: it keeps showing the oldest 4 post and I was not able to fix the problem. Fortunately, I’ve found a gadget in blogger called “Most popular posts“. It does not solve completely the problem because it shows the same posts at the end of the new posts and it does not select something on similar topics. But, ONLY FOR NOW, I’m satisfied.