Forse è perché non sono mai riuscita a usare espressioni come «il mio compagno», «il mio ragazzo», «il mio uomo», «il mio partner», «il mio fidanzato». Il punto è che mi sono sempre sembrate delle forme di ostentazione, uno statement [...].
Dato che continuo a sentirmi a disagio nell'usare quelle espressioni, ho sempre chiamato per nome di battesimo la persona con la quale ho convissuto per quattordici anni, e qui la chiamerò A.
Non so dire se sia giusta la teoria di mio fratello, e se davvero io non abbia alcuna idea della coppia, ma proprio per questo so che A. resterà nella mia vita, perché le coppie - di qualunque cosa si tratti - smettono di esistere, le persone no.