Oggi vorrie terminare di condividere le mie considerazioni sulla canzone "Volta la Carta" di Fabrizio de André. Nel finale Madamadorè ha perso sei figlie Tra i bar del porto e le sue meraviglie Madamadorè sa puzza di gatto Volta la carta e paga il riscatto Paga il riscatto con le borse degli occhi Piene di foto di sogni interrotti Angiolina ritaglia giornali, si veste da sposa, canta vittoria Chiama i ricordi col loro nome, volta la carta e finisce in gloria Chiama i ricordi col loro nome, volta la carta e finisce in gloria, ehi Vediamo una rappresentazione della disillusione in cui la corruzione non ha pietà delle figlie di una donna che però, “volta la carta e paga il riscatto”, dunque non si arrende al destino pur non potendo liberarsi del fardello di dolori ed esperienze che porta con sé. La risoluzione di questa favola simbolica si ha con Angiolina che finalmente accetta il peso dei ricordi e dunque delle esperienze, si veste da sposa perché forte di esse può coronare il suo sogno d’amore e dunque “volta la carta – l’ultima – e finisce in gloria” finalmente. È una metafora delle fasi della vita che attraverso simbolismi psicologici e magici dona una speranza a chi la legge, l’ascolta o magari la canta per propiziarsi la buona sorte: un dono lasciato dal più grande poeta italiano del ‘900. #fabriziodeandrè #voltalacarta https://www.instagram.com/p/B9T2VFfoI8L/?igshid=181m2ghpsk0to














