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E' un istante, il boato smottante del terraneo trancia l'etere e vortica volano d'oggetti, detriti. Non è sufficientemente reattivo, non scoppia a velocità Luce da fermo, per emettere schivata, e la stangata di quella ghiacciaia arrugginita affossa il torace di una conca metallica che gli opprime il gabbiato toracico anteriore mediano, sfibrando la muscolatura di una corruzione che innerva dolore. L’Head-Up Display è strattonato dall'impatto, che crepa l'occhiaia destra del Visore, smorta del rubino acceso schiantato dall'urto. L'energia cinetica che lo investe è tale da scalciarlo sulla distanza, fin a sfondare la latta d'un bandone di fortuna, che sfracassa a terra rumoreggiando. Scombussolato finisce rapinato dal dolore che divampa su per la schiena e il torace. Un urlo liberatorio, che rende il respiro un vacuo fracasso d'annaspate, stringe i denti fino a scomporre la chiusura della mandibola verso destra. Così, disteso su quel talamo di spine e tetano, fatica a respirare, placcato dall'oppressione internale di un fiotto di sangue che sente ragliare per le viscere, caldo, ardente, ustionante, quasi come l'aria che aspira, faticoso. Crepa un breve mormorio:
“Wen...d...”
Ma non riesce a dire altro. E' il rimasuglio energetico, di un eco bivalido, femmineo eppure incavernato dalla rottura di sensori con la caduta:
“Protocollo Holding Out attivato”
Proferisce semplicemente, con la levatura e il calibro di servosterzi e pistoni che, viscosi, trascinano il corpo quasi esanime appena verso l’alto, A scatenare ossatura, impulso, manetta, su per il fibrare febbrile, livido di stento, delle imborsate degli elevatori. Silenzio. Inatteso. Fulminante. Cataste di catrame, lignite, carbone, a perdita d’occhio. Scheggia la vallata d’asfalto che spolvera sei o sette metri poco oltre di lui con una visione scompigliata di bagliori, con l’asfissia rovente, ferrosa, di un metro appassito dallo scontro. Un ciuffo d’erba, rado, divelto sul catrame, è coronato da zolle di terra, franate, sradicate, da una nerboruta frattura, dissidio del parere di quell’angolo di mondo sventrato dalla Bestia. Chiude gli occhi, scarna abbattimento di una coscienza che non vuole morire dietro l’assillo tranciante di uno Shock Ipovelmico reso remoto da brando e ceppi di quella cassa frigorifera che ne obera e frantuma sensazioni. Chiosa un soggiogare doronico, un buio adusto e senza sogni, fatto solo di ombre, e di un orizzonte mentale che schianta insolvenza.
La musica non esiste se non nell'istante in cui è eseguita, persino se si potessero leggere le note abbastanza bene e si avesse una forza d'immaginazione abbastanza viva, non si potrà tuttavia negare che è solo in senso improprio che essa è nel momento in cui la si legge. Propriamente esiste solo mentre la si esegue. Ciò potrebbe parere un'imperfezione per quest'arte a confronto con le altre arti, le cui creazioni continuamente sussistono, perché hanno la loro sussistenza nel sensuale. Eppure non è così. Ciò è per l'appunto una prova che è un'arte più elevata, più spirituale.
Fra il calcare di bronzo della Gloria, dell’Incanto, di quell’ Häagen-Dazs Dulce de Leche, sotto quella croce, custodia di un tesoro, arida, desertica, di un sabbia sudata, che gli dà le spalle ogni mattina, all’entrata dai vasti accessi di un pilastro di vetro, opulenza, progresso, su un mare dislivellato, pronto a strabordare.
Fra il mareggiare siderale, banchigia boreale, chiazzata di un’Aurora che nasce per durare, in quell’eternità sbracciata dei tentoni di fenderla tangibile, dietro grandiose offuscate, che snaturano, disfano, di ogni cortina, di ogni orpello, di ogni inibita sensazione.
Fra il tedio compassato, osseo, astrale, che fomenta scempio di un’anima verace, frastagliata di sporgenze e piccate, incomprensibile senza disporsi alla ferita, allo strappo, ad adescare solenne, incrinata, umanità, quella vera. Quell’errore spiegato d’elezione, ideale, indefessi, inscalfibili, che rovinano, distruggono, eppure, nel profondo, appagano, danno senso.
Fra Sangue, Sacro, fra Fede, Vocazione, fra Estimo, Turba, l’unica domanda è:
Sono Musica o non esisto nemmeno?










