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The Significance of the War in Israel for the Church - Dr Isaiah Macwealth
- Se tu avessi le ali, spunterebbero da qui.
Certe volte le cose cominciano come un delirio. Certe volte i ricordi, sono come un delirio. Socchiude gli occhi. Le dita di Dana gli premono contro la pelle soffice della schiena. Traccia il profilo tondo della scapola. Prima a sinistra, poi a destra. Il suo tocco non appartiene al mondo dove il fragile è fragile solo perché cadendo può farsi in mille pezzi.
- Le sentiresti riposare nella tua schiena. Ossa nelle ossa. Farebbero parte di te. Sarebbero immense.
La sua voce è collosa, le gronda lentamente dalle labbra, come se il suono le riempisse la bocca. Il suo respiro addosso, preannuncia dove lascerà un bacio. Socchiude gli occhi ancora prima che il contatto avvenga. Gli ha chiesto di mettersi su di un fianco. Si è accoccolata a cucchiaio dietro di lui. Gli affonda una mano tra i capelli e si arrotola le ciocche tra le dita affusolate. Lentamente. Gradualmente. Vorrebbe incunearsi nei suoi pensieri. Ha imparato un sacco di amore dai loro silenzi. Dai brividi che si lasciano addosso con i gesti.
- Immagina sgranchirle al sole, avvertire il fruscio delle piume mentre si spalancano.
Ride nella frase, Dana, come se avesse provato realmente la sensazione di dispiegare un paio di ali contro il cielo almeno una volta in quella stessa esistenza, che per Lei è stata sempre piacevolmente caduca. Lucien si allunga una mano dietro la testa, le prende il dorso contro il palmo della sua, lo stringe piano quando le allunga il braccio oltre la propria spalla per avvicinarsi le sue dita alle labbra. Le bacia le nocche.
- Goffo come sono, non saprei volare. - Per volare bisogna trovare il giusto desiderio.
Anche nei suoi ricordi il loro non dire niente è un posto sicuro. Anche quando i ricordi sembrano un knock down potentissimo a tutto il tempo che ha passato a cercare di aggiustare le cose. Aggiustarsi la testa. Aggiustare il carattere. Aggiustare gli incubi. Tutto il tempo passato a lavorare non è niente in confronto all’idea che parte del suo cuore, ogni tanto, torna a voler appartenere ad un posto soltanto. Vuole. Perché la chiave non è sempre lasciar andare, ma tenere. Ha contro la guancia il cuscino pieno di lacrime e non riesce a disinibirsi da quel ricordo da dormiveglia che fa male più di qualsiasi realtà stia affrontando. Non respira. Non ce la fa più da mesi e tutto quello che si aggiunge alla mancanza d’aria non è un peso, entra e non fa rumore, come se ogni emozione fosse, in fin dei conti, spettatrice di un disegno unico. A volte soffre a volte si evolve ed è meraviglioso.
- Magari il desiderio giusto saresti tu.
Dana gli tocca le labbra. Gli tocca il mento. Poi gli tocca il cuore, sente i palpiti sotto i polpastrelli e poi dice:
- Se mai dovessi raggiungere il cielo, aspetta ancora un poco. L’unica vita in cui ti vorrei rincontrare, è quella in cui posso di nuovo sentire tutto questo.