Rahul Mishra, Butterfly People: gli artigiani sono farfalle che ricamano il giardino della vita
“Vivere non è abbastanza" disse la farfalla, “uno deve avere il sole, la libertà e un piccolo fiore”: l’essenza del racconto prezioso che si dipana nella collezione Couture a/i 2020-21 Rahul Mishra la incastona qui, in queste parole che hanno la semplicità della realtà e la suggestione della fantasia.
Sono, infatti, parole prese in prestito da una fiaba di Hans Christian Andersen, opera, come lo sono tutte le fiabe, di sincerità e poesia: ovvero un’alchimia narrativa creata con minuzia e dedizione generosa, per intessere nelle trame surreali composte di parole e immaginari gli insegnamenti universali che compongono la grande trama della vita vera.
L’antica fiaba in questione s’intitola “il farfallone”: narra le vicende di una farfalla che spreca la giovinezza sua e della primavera rigogliosa scartando la bellezza peculiare di ogni fiore in virtù della ricerca di una egoistica perfezione, finché giunto l’inverno che spegne la natura e con essa anche la gioventù, il farfallone si ritrova invecchiato e imprigionato nel compromesso di sopravvivere chiuso dentro una casa, appuntato con uno spillo dentro una teca, privato della bellezza essenziale della vita di cui ha scoperto e rimpianto ormai troppo tardi il sentimento.
Ecco, come fosse un gesto di ribaltamento al contempo romantico ed eroico, Rahul Mishra ha creato la collezione Couture a/i 2020 su quello che il farfallone della fiaba aveva dato per scontato: il valore vitale della bellezza della natura che va difesa e celebrata.
Ma anche, e soprattutto il valore etico della condivisione umana che tale bellezza la crea ogni giorno nell’armonia del lavoro da cui sbocciano i capolavori couture, così come le farfalle nutrono ogni giorno la linfa vitale della natura.
La fiaba contemporanea narrata da Rahul Mishra s’intitola per l’appunto “Butterfly People”: ed è un gesto di celebrazione e ringraziamento alle “sue” farfalle, ovvero i Karigar, gli artigiani ricamatori e sarti indiani che con le loro mani abili e le conoscenze sapienti danno forma e vita alla meraviglia delle creazioni.
Ed è anche un gesto di profonda consapevolezza che dalla dimensione personale abbraccia con gentilezza anche quella universale: la forza dell’ispirazione e del messaggio della collezione si rinsaldano con la violenza della pandemia che si è abbattuta in India infliggendo al suo popolo una crisi devastante, in cui migliaia di lavoratori migranti si sono ritrovati chiusi in casa, privati del lavoro, a lottare per sopravvivere.
Rahul Mishra, infatti, che sin dall’inizio ha fondato l’essenza del brand sull’etica della “migrazione inversa”, cioè valorizzando il lavoro artigiano dislocato nei villaggi indiani d’appartenenza anziché convogliare gli artigiani in massa nella capitale dove sono gli headquarter, non solo è riuscito a realizzare la collezione Couture a/i 2020 ma l’ha trasformata in un diario interiore, e al contempo in una grande metafora di umanità che in ogni ricamo narra e celebra l’importanza della partecipazione collettiva alla co-creazione della vita.
Un’allegoria dell’animo che si dipana sui tessuti diafani: nel cuore dell’immaginario c’è il giardino, quello che in natura riprende a fiorire rigoglioso grazie al lock-down che blocca l’intervento infestante dell’uomo, e quello metaforico della couture, in cui Rahul Mishra è il couturier-giardiniere che solo grazie alla sinergia con i suoi artigiani-farfalla può ricreare a distanza l’ecosistema dell’atelier e realizzare la meraviglia rigogliosa delle creazioni, facendo fronte al lock-down con un’azione collettiva in cui in brevissimo tempo son stati recuperati ricami e stoffe dall’archivio di collezioni precedenti, e in sei settimane son stati plasmati gli abiti, una paillette alla volta, una perlina alla volta.
Una storia ricamata che narra il ritorno alla vita: le gru e gli uccelli migratori che sono tornati a volare nei cieli di Delhi che nel frattempo si sono tinti di sfumature di un blu mai stato così intenso, la leggerezza poetica delle libellule che sono tornate a brillare sui fiumi, la magnificenza dei fiori di loto che celebrano la rinascita di una vita purificata, i fondali marini con le barriere coralline guarite dall’inquinamento e dallo sfruttamento.
Una storia che con i ricami sartoriali narra l’importanza vitale del lavoro che nobilita l’animo degli artigiani eccellenti che la allestiscono: artigiani che di solito esprimono la propria preziosa impressione sulle opere attraverso le espressioni delle labbra, ma che ora per via delle mascherine hanno trasferito la loro validazione nell’espressione degli occhi, sfumature di linguaggio che Rahul Mishra per primo ha imparato a decodificare, un cambiamento piccolo eppur epocale che ha riportato nelle mascherine in collezione, che sembrano sculture, ma che nella bellezza racchiudono il valore del monito sociale, e nessun intento commerciale.
La collezione Couture a/i 20-21 è stata presentata alla Paris Couture Week nella sua edizione digitale: tutte le suggestioni, e la bellezza della realizzazione delle creazioni ad opera delle Butterfly People sono narrate in un bellissimo fashion film realizzato in collaborazione con il fotografo e film-maker Hormis Anthony Tharkan.
Caterina Gatta p/e 2020: nell’archivio c’è la fonte della bellezza futura
“Di una cosa ero sicura, non volevo fare la fashion designer”: suona curiosamente paradossale pronunciato da Caterina Gatta, che con la sua moda di giovane e talentuosa stilista, è sempre felicemente riconoscibile perché non è mai stata imitatrice né debitrice di estetiche standardizzate e massificate, vero?
Difatti, l’unicità è una dote che accade raramente: ovvero, quando le creazioni sono una combinazione non solo di grande passione e bravura sartoriale, ma anche di una dedizione profonda per la ricerca agganciata ad un senso del tutto personale della bellezza, e di un istinto rispettoso che va oltre il mero fascino dell’estetica, per andare a conquistare e condividere il valore prezioso della cultura che tramite l’estetica si esprime.
Ecco, Caterina Gatta nel mondo del suo brand, che con lei condivide anche il nome e cognome come fosse uno specchio che ne riflette tutto il ventaglio di bellezza, esercita proprio questa combinazione pregiata.
L’ha fatto sin dall’inizio del suo percorso di giovane promessa del fashion italiano, e lo riconferma tutt’ora nella collezione s/s 2020, che del suo percorso è anche una rinfrescante sublimazione.
A ben vedere, forse il segreto di Caterina Gatta e della sua moda potrebbe essere raccolto proprio nell’essenza di quell’affermazione: che, badate bene, non ha nulla di perentorio né altezzoso, tutt’altro!
Anzi, è per l’appunto l’incipit spontaneo del suo itinerario poliedrico e generosamente curioso nella moda: che al fashion design approda come fosse il contenitore professionale perfetto dove raccogliere e esprimere le illuminazioni scoperte durante il percorso.
Che inizia con lo studio in Scienze della moda e del costume, mescolato ad esperienze lavorative assai eterogenee, cioè l’esperienza in un negozio vintage, lo studio dei diamanti presso un azienda import export, lo stage in America come associate new business per un agenzia di PR, l’assistente di una giornalista durante le fashion week di Milano e Parigi. Esperienze diversissime, ma che già custodivano il fil-rouge che da lei, e del suo brand, è tanto amato: l’amore scoccato per i tessuti vintage appartenuti alle grandi griffe che del made in Italy son state pietre miliari per eccellenza di qualità manifatturiera e per meraviglia di creazione estetica.
Una scintilla scoccata con l’incontro casuale di un tessuto vintage firmato Irene Galitzine, da cui Caterina Gatta aveva avviato una collezione personale: oltre un centinaio di stoffe splendide, provenienti principalmente dai favolosi anni Ottanta e Novanta appartenute, tra gli altri, a Gianni Versace, Mila Schön, Valentino, Ungaro, Yves Saint Laurent , Givenchy, Fausto Sarli, Lancetti e molti altri. Una collezione presto divenuta ispirazione per il suo progetto di moda.
È il 2011 quando il progetto di Caterina Gatta riceve la benedizione di Franca Sozzani e Sara Maino per la partecipazione al ‘Vogue Talents corner’: aveva ragione Caterina, a voler creare abiti dall’appeal contemporaneo a partire da quelle stoffe testimoni di una bellezza unica e irripetibile, profondamente italiana e straordinariamente creativa.
Da quel momento il brand è cresciuto e maturato, naturalmente: si è anche ampliato a collezioni dove i tessuti sono ideati e progettati da lei, con un’evoluzione naturale della ricercatezza divertita dei motivi stampati a dar forma a silhouette squisitamente attuali.
Ora, per la p/e 2020, Caterina Gatta torna alle origini con consapevolezza entusiasta: torna al suo archivio prezioso di tessuti vintage, materia prima il cui valore è anche nel gesto, a suo modo ribelle e salvifico, di riportarli nel nostro presente e plasmarli in creazioni sartoriali perfettamente contemporanee, perfettamente coerenti con il gusto di Caterina Gatta, fatto principalmente di appiombi netti e linee asciutte come base solida su cui costruire volant plastici, gonne a corolla che sbocciano con brio pop, tagli fendenti che aprono geometrie affacciate sulla pelle, silhouette anch’esse felicemente caratteristiche del brand come la tuta pantalone con i volant appoggiati sulla vita e gli abiti imbottiti con la tundra di seta e organza tripla, dove per fare un mini abito servono più di dodici metri di seta pura.
Restano intatti i giochi di accostamenti e sovrapposizioni di colori vividi e stampe che sembrano sottratte a opere d’arte: resta intatta la creatività libera, assieme alla passione per l’arte in connubio con la moda.
Forse Caterina Gatta ha ragione: se avesse voluto fare la fashion designer, non avrebbe tracciato un viaggio così personale e intenso!
Bougeotte alla Galleria Rossana Orlandi: incursioni di moda alla design week
È tornata l’ora per la città di Milano di lasciarsi invadere da quell’onda inarrestabile ed intensa, densa di iniziative e trovate di creatività tutte allacciate da un’unica disciplina a cui questa manciata di giorni celebri, che accade con cadenza annuale, è religiosamente dedicata: è ufficialmente tempo di design, è felicemente tornata la design week. E dunque, il Fuorisalone è di nuovo in città. Ma noi si è qui per parlare di moda: ça va sans dire!
Eppure, non ci discostiamo affatto da tale disciplina regina, che in queste giornate milanesi è l’indiscussa protagonista della curiosità vasta di addetti ai lavori e appassionati esploratori culturali, affatto: trattasi infatti di un’ottima sinergia di qualità e creatività, una di quelle occasioni in cui i confini delle categorie sfumano, scivolano via dal rigore intellettuale e si fondono nella piacevolezza della mescolanza che solletica la conoscenza e il desiderio. Naturalmente, ci vogliono protagonisti d’eccellenza per una tale mischia.
Ed infatti, voilà: segnate subito in agenda l’evento che vedrà il lusso firmato Bougeotte ospite presso la celeberrima Galleria Rossana Orlandi!
Che siano dunque fatte le dovute presentazioni. Nonostante la musicalità francofona del suo nome, Bougeotte è un brand incastonato nell’eccellenza italiana: all’etimologia del suo titolo deve l’essenza metaforica, che secondo il vocabolario ha che vedere con l’irrequietezza, suggerimento che ben si fonde nel logo a forma di ape che ne distingue ogni creazione, e nella smania costante di ricercatezza che il marchio conduce tra materiali pregiati, lavorazioni sofisticate e invenzioni di stile che mentre agganciano il gusto per la bellezza, stupiscono la mente con l’abilità performativa nascosta nell’oggetto.
Ecco appunto svelato il carattere fondamentale della collezione che Bougeotte allestirà presso la Galleria Rossana Orlandi, un luogo che non necessita presentazione alcuna data la mirabile stima di cui gode da lungo tempo e con immenso successo grazie alla sua fondatrice, depositaria di intuito infallibile e prezioso per la scoperta del bello plasmato dal design e allacciato alla cultura.
La collezione s’intitola “Titanium Best Secret Keeper”: un carosello di borse dalle forme varie, case, purse e clutch dalle varie dimensioni, realizzate in tessuti e pellami pregiatissimi come coccodrillo, lucertola e struzzo, l cashmere e galuchat, fino al serico swakara, e forgiate dalle mani sapienti degli artigiani italiani con una struttura duttile, lieve ed elastica, ma anche resistente ed indeformabile, per questo sorprendente: le borse sono infatti imbrigliate in una struttura di titanio, lega nobile e resistentissima che fa il suo ingresso lussuoso nella realizzazione di borse. Il risultato è un ibrido di grande eleganza e contemporaneità, dove al grado elevato di tecnologia artigiana si fondono suggestioni culturali di grande ricercatezza impresse nelle textures materiche e nelle forme nette, architettoniche: richiami che esplorano la storia delle arti ed evocano i codici intramontabili di correnti artistiche come il Suprematismo russo, l’astrattismo pittorico italiano e i Cinetici.
Quando incontrare cotanta eccellenza e vive tale esperienza di grande ricercatezza? Durante tutto il periodo del Fuorisalone, of course: dal 4 al 9 Aprile, segnate subito in agenda l’evento “Bougeotte Titanium Best Secret Keeper @ Galleria Rossana Orlandi” !
Chi è il più bello? Me and @Samueleurbani on the set today! #thisismylife #stylistlife #bloggerlife #fashionwriterlife #stefanoguerrini #stefanoguerrinivision #stefanoguerrinidotvision #webstyle #webelieveinstyle #superstef #teamguerrini #insta #instapic #instacool #instastyle #instafashion #lovemywork #photooftheday #picoftheday #bestoftheday #lepilloledistefano #leguerrinate #guerrinineverstops #instabeard #instabear #beardgang #beardlife #itsfashionbaby #friends #selfie