I dati dell’epidemia vengono mostrati correttamente?
Sono dell’opinione che bisognerebbe fare molta attenzione ai dati che diffonde la Protezione civile. O meglio a come ha deciso di presentarli alla popolazione e di come li riportano le testate giornalistiche (qui, nella foto, la home di oggi di Repubblica.it). Oggi, ad esempio, si parla di 3491 positivi che in realtà sono la differenza fra il conteggio totale delle persone infette di ieri e il totale delle persone attualmente infette. È però altamente fuorviante dare questo dato perché paradossalmente i morti contribuiscono ad abbassare questo valore (visto che i morti non sono più conteggiati fra gli infetti), ed anche i guariti hanno questo contributo sul numero che viene fornito. Infatti, come si può verificare su worldometer, il numero di nuovi infettati oggi è invece di 5210, che è proprio la somma dei tre dati forniti dalla Protezione civile. Questo numero è infatti la differenza fra il numero di casi totali a ieri (69.176) e quelli ad oggi (74.386).
Il sito di worldometer lo spiega benissimo:
During the press conference, Protezione Civile officials were asked to clarify what the "change in active cases" ("incremento delle persone attualmente positive") really represents, after our website had raised the issue of Italian media reporting the change in active cases (a lower number) rather than the change in total cases (a higher number), incorrectly representing it as "newly infected" when, in fact, it represents the "change in active cases" Newly infected, meaning the number of people who have tested positive to the virus in the last day, corresponds to the number Worldometer has always reported, which is the change in total cases in accordance with the international standards set by the WHO and followed by all countries. An important figure which can be compared to newly recovered, as we do in our charts. The change in active cases (what most Italian media incorrectly label as "newly infected") is the result of the following formula: (newly infected) - (new deaths) - (new recoveries).
È quindi evidente come il numero riportato dalla Protezione civile e dalla maggior parte dei media italiani è innanzitutto scientificamente inutile e non rappresentativo della situazione. Ma è anche palesemente scorretto dal punto di vista morale perché paradossalmente indurrebbe un maggiore senso di sollievo nella popolazione anche in una giornata con un picco inusuale di morti.
Personalmente non voglio festeggiare quando il numero morti aumenta, quindi mi attengo al numero di nuovi contagiati, non alla differenza fra i infetti di ieri e quelli di oggi.
Da qualche giorno il Corriere della Sera sta riportando i dati in maniera corretta. Oggi ad esempio scrive:
In Italia, dall’inizio dell’epidemia di Coronavirus, 74.386 persone hanno contratto il virus Sars-CoV-2 (sono 5.210 persone in più rispetto a ieri).
Altro discorso importante è invece quello riguardo il cosiddetto trend: si tratta dell’andamento nel tempo della differenza fra il dato di nuovi contagi di ieri e quello di oggi: matematicamente un rapporto incrementale della funzione dei contagiati. Parlare di numeri assoluti, seppur importante perché trattasi di esseri umani (e anche perché serve per misurare il carico potenziale sul Sistema Sanitario Nazionale), contribuisce ben poco a capire in che fase dell’epidemia ci troviamo. Infatti, nei momenti peggiori, le epidemie si diffondono secondo una legge matematica esponenziale ovvero secondo una crescita percentuale costante. Tenere d’occhio quindi il dato percentuale è decisamente più significativo che guardare il dato assoluto, almeno per cercare di capire quanto stia peggiorando o migliorando la situazione dell’epidemia.
Di seguito ho messo il grafico che ho disegnato a partire dai dati forniti da worldometer, calcolando la variazione percentuale di nuovi contagiati giornalieri, partendo dal 15 febbraio ad oggi, 25 marzo.
È evidente che la percentuale di incremento dei contagiati stia calando e questo è vero anche nei i giorni in cui il numero assoluto di nuovi contagiati rimane costante, perché aumenta il denominatore della frazione: il numero totale dei contagiati. Questo significa che, seppur non abbiamo ancora raggiunto il famoso picco dell’epidemia, è indubbio che l’esponenziale stia rallentando. E da un numero di giorni ben superiore ai quattro che dice Repubblica.it.
La speranza è che raggiunga lo zero percentuale il prima possibile (appunto il picco) e che il grafico cominci a invertire la rotta. A scanso d’equivoci ricordo che comunque il grafico dei contagiati in Italia è ancora in crescita:
A occhio potrebbe sembrare che abbiamo raggiunto il punto di flesso della curva e che quindi non sia più tecnicamente una esponenziale, ma le oscillazioni giornaliere sono ancora troppo ampie per non rischiare di farsi ingannare. Lascerei quindi eventuali ulteriori considerazioni agli esperti di epidemiologia.
Un’ultima considerazione però è doverosa. Perché, nonostante gli errori del Governo e il menefreghismo di alcuni, le precauzioni che la popolazione italiana sta prendendo stanno comunque contribuendo ad un risultato: se la variazione percentuale dei contagi fosse rimasta costante al 20,2%, valore che aveva raggiunto l’8 marzo (giorno prima dell’entrata in vigore del Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri valevole su tutto il territorio nazionale), ad oggi non avremmo un numero di contagiati pari a 74.386 ma a 168.320, con ovviamente anche un numero di morti più che raddoppiato.
Per cui: continuiamo così e meglio, che la strada è quella giusta.














