Lamberto Bava, Demoni, 1985
L'incipit: Geniale. Una ragazza in metropolitana a Berlino, anni '80. Circondata da tipe cyberpunk. Le luci che scorrono riflesse nei vetri, la musica rock e metal. Sembra di essere catapultati di nuovo in Christiane F., di cui senza dubbio si sfrutta la scia, già tracciata. Lei esce e si ritrova da sola nel tunnel. Allora sì che subentra del Dario Argento (sua la sceneggiatura), in perfetto stile Suspiria. Lei da sola, nel tunnel, che si sente seguita, dei passi. Sbuca un ragazzo apparentemente inoffensivo, nonostante la mezza maschera da demone, e le offre un invito, che poi distribuisce a tutti gli altri, perché nel frattempo la metropolitana si è di nuovo riempita di gente. Così tutti questi che ricevono l'invito si recato al cinema per una misteriosa prima visione esclusiva. Sei a Berlino ti invitano a una roba del genere, come fai a non andare? Quindi il cinema è pieno di spettatori, si spengono le luci e, manco a dirlo, il film parla proprio di loro, una specie di performarce d'avanguardia. Nel film chi indossa la maschera, trovata in una tomba, si ferisce e si trasforma in demone. Nell'atrio del cinema c'era una maschera e qualcuno per gioco l'ha indossata e si è ferito. Morale della storia: tutti questi spettatori sono chiusi dentro un cinema infestato di zombi (alla fine sono zombi) che vogliono moderli e infettarli. Cosa mi è piaciuto: Mi ripeto. L'idea è geniale. La metropolitana, il finto inseguimento, l'invito, l'effetto "performance", non ultima la location perché Berlino è esattamente questo, ci si immedesima di brutto, e infine il grande gioco tutti chiusi dentro il cinema. Perché il problema principale non sono tanto gli zombi, che sembrano farsi i cavoli loro per metà film, quanto uscire di lì. Il posto è terribilmente claustrofobico, ma anche genialmente ripreso. La fotografia è eccezionale, coloratissima. Ci sono delle inquadrature dei corridoi e delle scale che riportano al controluce del tunnel di Arancia meccanica. Non mancano i bagni piastrellati e sudici tipici dell'epoca. La sala in vecchio stile, con balconata di legno. Le ragazze punk tra il pubblico, il cieco, le fifone, le coppie che limonano. Ogni dettaglio è davvero ben costruito. Non tutto fila logico, a tratti non si capisce bene cosa stia accadendo è perché. L'eroe salvatutti (che in realtà non salva nessuno, ma ci prova con tutte le sue forze) a un certo punto trova una moto e la cavalca nella sala, travolgendo tutti gli zombi. Poi un elicottero decide di cadere proprio sul cinema, un incidente davvero sfortunato, ideale per aprire una via di fuga ai nostri prigionieri. Ma al finale segue un altro finale, e il finale finale non è male, cosa che accade assai raramente in questo genere di film. Buona visione Yodas Crew















