Quante volte deve umiliarsi un uomo per cercare di salvare il suo Paese dalle belve feroci che vorrebbero sbranarlo?
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Quante volte deve umiliarsi un uomo per cercare di salvare il suo Paese dalle belve feroci che vorrebbero sbranarlo?
Per rimpolpare le file dopo le perdite subite a maggio nella loro offensiva su Hama, le bande jihadiste stanno conducendo una forsennata campagna di reclutamento in giro per il mondo, comprese alcune regioni dello spazio post-sovietico.
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A Kiev, Cengis trova terreno fertile negli ex combattenti del battaglione tataro “Crimea”, tuttora protetti dal Medžlis e dai Servizi ucraini, nonostante il battaglione sia stato sciolto nel 2015, dopo la disfatta a Ilovajsk e il susseguente passaggio dei suoi componenti alla criminalità comune nelle zone del Donbass controllate da Kiev. Lo stesso capo del Medžlis, Mustafa Džemilev, ha più volte parlato del ruolo dei tatari crimeani in Siria, nei raggruppamenti del “Jamaat di Crimea”.
Tra le bande islamiste in Siria si conterebbero oltre duemila uomini provenienti da diverse regioni della Russia; in Crimea, i reclutamenti sarebbero iniziati diversi anni fa: già prima del 2014, scrive news-front.info, almeno un centinaio di crimeani, per lo più originari di Simferopoli, erano partiti per la Siria. Sembra che l’attacco terroristico a Aleppo dell’aprile 2013, sia stato portato a termine da “Ramazan” (Ramazan Mukhtarov: originario di Simferopoli) membro della “Casa di Crimea” che, su un camion carico di tritolo, si era fatto esplodere contro un ospedale, causando 70 morti e oltre 100 feriti.
D’altronde, quella delle formazioni jihadiste, non è che una delle varianti dei raggruppamenti terroristici agli ordini di Kiev, sia che combattano in Donbass, che fuori dei confini ex sovietici: al pari degli islamisti, anche i “puri ariani” non mancano mai di far sfoggio delle proprie “credenze”. Agli inizi di maggio, le milizie della DNR hanno filmato nei pressi di Marjnka, a ovest di Donetsk, come i nazisti del battaglione “Azov”, giunti in rinforzo alla 24° Brigata meccanizzata dell’esercito, avessero marcato il territorio con la bandiera della Wehrmacht nazista.
Quegli stessi nazisti di “Azov”, alcuni reparti del quale erano stati messi in fuga dai miliziani della DNR, mentre cercavano di penetrare le linee difensive della Repubblica nella zona di Gorlovka: andati a finire su un campo minato, gli attaccanti hanno lasciato sul terreno due morti e nove feriti. Che le milizie non lascino comunque spazio al terrorismo ucraino, lo mostrano anche alcuni brevi video, che si riferiscono a come gli esploratori delle milizie reagiscano a ogni tentativo di infiltrazione dei reparti di Kiev.
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