In silenzio mi guardi e ti appartengo
Così piccola ed io tanto lontano
Ti spio mentre gli occhi tuoi son chiari
E piano piano cercano la riva
Amore mio, è così che ti sento respirare
Ed io so bene il tuo fiato sottile
Quando fra realtà e fantasia
La linea che tracciamo è così tenue
(Lentamente - Autore: il solito)
Preambolo
Le favole mi piacciono molto, per la verità ce ne sono già alcune sul blog, ma non sono mie. Ho pensato di scrivere questa per te. Il risultato è imperfetto, per il tempo a disposizione e per applicare con pigra soddisfazione il citatissimo teorema di Murphy.
Sarà che per un peccato di orgoglio sono andato a scuola un anno prima, ho interrotto giochi infantili e smesso di ascoltare racconti incantatati, visto che ormai sapevo leggere, ecco perché ancora adesso di favole per grandi e piccini mi piace scoprirne.
Favole ne ho raccontate ai miei bambini quando erano piccoli, molte lette dai libri che da sempre hanno arricchito gli scaffali di casa, altre inventate, il più delle volte in modo estemporaneo. La nipotina è ancora troppo piccola, ma intanto è bene limare la ruggine ed oliare gli ingranaggi della fantasia, con la speranza di vedere ancora occhietti brillare più chiari, prima che le palpebre inizino a scendere piano per attraversare il cancello dei sogni fino al regno della fantasia.
Oggi ti racconto una favola, se qualcuno pensa che le favole non sono per i grandi, peccato, basterà aspettare il prossimo post. Le favole sono una cosa seria (delizioso ossimoro). Molti dei riferimenti sono veri, la fantasia è la spola che tesse la trama tra leggende e situazioni reali, in modo che la linea tra realtà e fantasia sia tenue. Se vuoi accomodati, trova un posto confortevole e così iniziamo… Questa è la Favola della Fata e delle mille luci… tanto, tanto tempo fa…
Capitolo 1: L'incontro di Thesan col Comandante Masso
Era da poco iniziato il 1800, regnava su Lucca e Piombino Elisa Bonaparte, la sorella di Napoleone. In quelle terre bellissime, una calda notte d'Estate senza luna, quando il Libeccio soffia leggerissimo e le stelle brillano come diamanti nel cielo, Thesan si librava sopra la splendida spiaggia di Baratti. I suoi capelli a caschetto dorati scintillavano, e la sua pelle emanava un debole chiarore metallico che le permetteva di nascondersi nei riflessi di quella rena, così strana che brilla anche di notte; era dunque una fata anche lei, composta di luce stessa come tutte le fate, il suo potere era quello di intessere tutti i colori del mondo. Gli antichi dei le avevano dato il compito di proteggere la bellezza del loro regno e di garantire che la natura continuasse a prosperare.
Stavano volando, dopo averla cercata alla Buca delle Fate, alcuni Vanti: sono creature del buio, ma non sono cattive, solo hanno paura della luce del sole. Le si avvicinarono in tutta fretta, la salutarono con il braccio alzato e la palma in avanti, come nelle antiche tradizioni e le dissero: "Nobile Thesan, portiamo cattive notizie", "al popolo della Cala Buia è giunta notizia che il perfido pirata Charun ha lasciato la sua base di Montecristo ed ha intenzione di venire a depredare il castello di Populonia".
Bisogna spiegare chi sia questo losco figuro, non solo avido di sete e metalli di grande valore di cui era ricca quella terra di Toscana. Le sue capacità di stregone gli consentivano di rubare perfino i sogni alle persone addormentate. Tu capisci bene che, senza poter sognare, il sonno notturno non dà più riposo e molte persone erano diventate spiriti che vagavano nelle ore più buie, proprio nella Buca delle Fate dove si sente il loro sospiro quando il vento di mare porta il suono verso terra.
Quella notte, Thesan, in preda all’inquietudine, notò una nave ancorata davanti al porto di Piombino. Era comandata dal robusto Capitano Masso, un uomo conosciuto per la sua inesauribile curiosità e la sua attitudine alla navigazione. Masso era arrivato da un altro mare dopo un viaggio lungo e pericoloso, ora era desideroso di riposare prima di riprendere il largo. La sua nave, la "Brezza dell’Oceano", si cullava dolcemente alla fonda, riflettendo le luci di bordo sull’acqua quieta.
Thesan, curiosa della sua presenza, decise di avvicinarsi.
"Buona sera, Capitano Masso" sussurrò, apparendo improvvisamente davanti a lui. Masso si voltò, inizialmente sorpreso, ma poi il suo volto si illuminò con un sorriso. "E chi sei tu, dolce spirito della notte?"
"Sono Thesan," rispose, "la fata della luce e dei colori. Vengo a proteggere questi luoghi e a custodire i segreti della natura."
Il comandante non poteva credere ai suoi occhi. "Una fata! È vero ciò che dicono, allora! La bellezza della notte è piena di meraviglie."
Thesan si divertì per la sua ammirazione. "E tu, Capitano, sei conosciuto in tutto il regno per il tuo incessante navigare. Ho sentito delle tue avventure nelle Isole Lontane. Potrebbe servire, in questo tempo di incertezze."
Capitolo 2: L'arrivo di Gancio
Ma mentre Thesan e Masso si scambiavano storie di battaglie e avventure, da lontano, un ardito legno si avvicinava, era quello di un amico di Masso, un pirata di nome Gancio, che si apprestava ad un ormeggio Bordo a Bordo, come fanno spesso le navi amiche. Gancio aveva l’aspetto tipico di un pirata: anche se conservava entrambi gli occhi, le gambe e tutte e due le mani. Il suo soprannome derivava dalla sua abilità nel compiere la manovra del gancio, per scivolare verso la zona dove la nave nemica non riusciva a sparare con i cannoni, ed abbordarla. Aveva anche un altro tratto distintivo, tu certo avrai notato che i pirati usano un cappello a tre punte: il Tricorno, di colore nero (regola della Filibusta). Quello di Gancio invece era completamente bianco, perché lui era un pirata davvero strano, era conosciuto per il suo onore tra i marinai e perché manteneva sempre la parola, cosa molto rara tra la gente di quella schiatta. Aveva spesso aiutato Masso in battaglia, convinto che il mare fosse un luogo di libertà e avventura. Era davvero contento di rivedere Masso e Thesan, dato che lui conosceva entrambi molto bene. Spesso quando le barche dondolavano vicine i due cenavano assieme brindando con ottimo Rhum di Trinidad e poi suonavano e cantavano assieme vecchie ballate che tutti i mariani stavano ad ascoltare.
"Masso! Vecchia lisca di merluzzo!" gridò Gancio mentre si avvicinava alla nave. Poi si trattenne vedendo il volto preoccupato di Masso che disse: "Una nuova banda di pirati si sta radunando. Sono guidati dal infame capitano: Charun. Vogliono prendere possesso di Piombino, controllare le sue coste ed espugnare il castello di Populonia per depredarlo."
Masso si fece ancora più serio, fissando l'orizzonte verso Populonia. "Dobbiamo proteggere questo luogo. Non possiamo lasciare che i pirati distruggano ciò che amiamo e che rubino i sogni ad altra gente, condannandola a una vita senza poter dormire."
Capitolo 3: La strategia dei Comandanti
Thesan, ascoltando la conversazione, decise che doveva agire. "Capitani," disse, "posso aiutare. Ho il potere di illuminare le notti più buie di colori e di chiamare a raccolta un popolo che possa aiutarvi a combattere i pirati." Curioso, Masso chiese: "Cosa intendi per 'popolo'?"
"Sono gli spiriti insonni,", "Quelli condannati a vegliare per il furto del perfido Charun così che gli hanno giurato vendetta" spiegò Thesan. "Posso chiamarli affinché portino le loro candele, per illuminare la notte, forse possono abbagliare i pirati dando a voi il vantaggio necessario per attaccarli di sorpresa."
Con la determinazione di proteggere Piombino, Thesan iniziò il suo incantesimo di richiamo. Mentre danzava nella notte stellata sopra la Buca delle Fate, le piante e i fiori brillavano di una luce morbida con strani imprevisti colori, dai Tafoni emerse un gruppo di spiriti sempre più numeroso, attirati dal potere della fata. Le loro mani reggevano candele dalla luce calda e dorata, che creavano un’atmosfera incantevole e misteriosa. Candele che per effetto del vento però erano facili a spegnersi e quindi con un acciarino venivano prontamente riaccese.
Masso e Gancio guardarono stupiti. "Sono splendide!" esclamò Masso, colpito dalla bellezza del fenomeno, "Mi è venuta un'idea! ". "Raccontami" chiese Gancio. "Dunque sappiamo che il Nero ladro di sogni arriverà da Montecristo, dove adesso si è armato di tutto punto, e punterà ovviamente a doppiare Capoliveri, lì appresso si trova punta Calamita, tu certo ricordi perché si chiama così?" "Perbacco" rispose Gancio "Tutti i marinai sanno che il suolo è ricco di ferro e fa impazzire le bussole. Lui certo saprà navigare come facciamo tutti, seguendo le luci della costa." Masso sorrise beffardo e aggiunse: "Su questo si basa il mio piano! Thesan e il suo popolo con le loro candele faranno comparire nuove luci ingannando il nemico e facendogli cambiare rotta fino a portarli sullo scoglio di Remaiolo". "Potrebbe davvero funzionare! Tu cosa ne pensi Thesan? " Chiese Gancio che la conosceva meglio. "È l’unico modo, il nemico ha una flotta di 20 navi da 70 cannoni, noi siamo solo con due."
Thesan ridacchiò gioiosamente. "E ora, il mio popolo proteggerà questa costa. Chiederemo agli isolani di spegnere le loro luci, poi confonderemo i pirati riproducendo le luci in una posizione diversa per sviarli, portandoli a scogli attraverso la notte senza luna!"
Capitolo 4: L'Arrivo dei Pirati
La notte in cui i pirati, guidati dal Charun, decisero di attaccare Piombino, il cielo era coperto solo di stelle. Tuttavia, quando gli invasori si avvicinarono all’Elba, le bussole al solito impazzirono e loro si trovarono difronte a una visione insolita. Non solo la costa era una striscia nera che si distingueva appena, ma una moltitudine di lucine baluginanti dava l’impressione che tutto fosse in posizione diversa. Inoltre Thesan aveva colorato gli alberi ed i pennoni con una singolare luce verde, e il verde si sa che in mare porta jella.
"Che diavolo è questo?" ringhiò il Charun, mentre cercava di orientarsi. "Non possiamo avanzare con questa luce maledetta! Non capisco perché le luci dell’isola si accendono e si spengono. Timoniere, fate rotta verso le luci." Ecco che, giusto un istante dopo, la flotta si schiantò sugli scogli con enorme fragore e grida festanti dall’isola e dal popolo volante.
A galla era rimasta soltanto l’ammiraglia, che fu presto abbordata con le lance per non rischiare l’incaglio anche delle navi amiche.
Capitolo 5: La Vittoria
Avete mai visto pirati piangere? Vi assicuro che non è un bello spettacolo quello di visi truci e ferocissimi cosparsi di lacrime. Charun vistosi perduto consegnò la sua spada ai nostri implorando pietà e di aver salva la vita. Masso e Gancio, sul campo di battaglia, si scambiarono uno sguardo di incredulità. Avevano vinto un nemico formidabile! Fu Masso a parlare "Potrai aver salva la vita, ma dovrai cambiare il colore del cappello. Non potrai più portare rovina, disperazione ed insonnia. Sarai da oggi il protettore di queste terre". Il pirata sconfitto, senza aggiungere parole, gettò in mare il suo cappello nero e ne indossò uno bianco proprio come quello di Gancio.
Thesan, raggiante, si unì a loro. "Avete dimostrato grande coraggio e determinazione. Il vostro amore per Piombino ha prevalso sul male."
Il popolo degli spiriti danzava attorno a Thesan, creando uno spettacolo incantevole e gioioso con le loro lucine intermittenti. Gli abitanti di Piombino, attirati dal chiarore e dalla musica delle navi che stavano tornando fece suonare a distesa le campane, si unirono ai tre eroi una volta giunti in porto, celebrando la vittoria e la salvezza della loro città.
Capitolo 6: La Creazione del Popolo delle Lucciole
Gli antichi dei si compiacquero con Thesan "Hai davvero protetto la tua terra che è anche la nostra e te ne siamo grati. Abbiamo così deciso di fare un dono speciale agli spiriti insonni di Piombino." "Che possano ritrovare il sonno perduto," annunciarono, "e da oggi si facciano portatori di luci su questa costa e dovunque vogliano andare, come simbolo di speranza, proteggendo questo luogo e ricordandovi che la luce può sempre sconfiggere l'oscurità."
Da quel giorno, il popolo degli spiriti insonni fu trasformato in lucciole, divenne una presenza fissa e amata in quella parte della costa toscana. Ogni sera, le loro danze luminose illuminano le notti estive, portando gioia, sicurezza e meraviglia a chiunque vi si avvicina.
Epilogo
E così, Thesan, Masso e Gancio divennero leggende a Piombino. Ogni storia di coraggio e di luce ispirava le generazioni future a combattere per ciò che era giusto e a trovare la bellezza anche nei momenti più bui.
La fata della luce, che viveva di notte, continuò a proteggere la costa toscana, e il suo popolo di lucciole divenne un simbolo di guida e di speranza.
Cosa ne fu dei due marinai non lo sappiamo per certo, i vagabondi del vento non restano mai a lungo nello stesso posto, mi piace immaginarli con uno zefiro sereno che li accompagna verso nuove isole; ma state certi, prima o poi torneranno a raccontare le loro storie salate, con una canzone ed un bicchiere di Rhum nella mano.
E nei sogni di tutti coloro che vivono a Piombino, la magia della fata e il coraggio degli uomini di mare continuano a brillare, come la luce delle lucciole, pulsanti e indimenticabili.
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