Come fosse un tarlo strano, si fa sempre più spazio nella mia testa l’idea che, e qui la sparo, Londra non mi piace. Londra è una bella città, non mi si fraintenda. È bellissima. Ma è una città da vedere e poi tornarsene a casa. È una città da cartolina, una città da weekend, o da un mese fitto nel turismo. È una città dove tornare di tanto in tanto, una volta l’anno magari, vedersela, godersela, studiarsela, o una città dove venire a fare tutte le esperienze che vi pare. Londra è una città per capitoli di vita, è una meta di passaggio. Ma non è una città dove vivere. O almeno non è la città dove io penso di poter o voler vivere. E magari cambierò idea, chissà. O magari vale per tutte le città.
Londra, o ci nasci o non sarà mai tua. Specie se più passano i giorni e più ti rendi conto che ogni poro della tua pelle trasuda italianità. Te ne rendi conto, per esempio, entrando in una libreria e provando a leggere “The Divine Comedy”, e rendendoti conto che l’italiano all’inglese gli fa un culo pazzesco. Quanto è complesso, quanto calore dà, quante cose può esprimere, che se la mette al culo la semplicità dell’inglese con le sue canzoni fatte di frasi a tre sillabe. E quanto son fortunato, quanto siete fortunati voi che siete italiani, ad essere nati in Italia. A sapere l’italiano. La lingua più bella del mondo, e non ci sono cazzi. Imparate l’italiano per carità, non vivete nel congiuntivo sbagliato che fate tristezza al mondo.
Tu che vivi a Londra e sei felice, puoi sforzarti quanto vuoi di indossare i cappottini inglesi, di provarti tutti i cappellini british che trovi nei negozi (e me ne comprerò uno anche io, sia chiaro), puoi anche provare più che puoi a parlare l’inglese nel modo più perfetto, pronunciando le parole come se fossi un madrelingua anche se sei con italiani, che devi fargli sentire quanto tu si che sei un inglese, che sai dire Struiit invece di loro che dicono Strit e sono delle merde.
Puoi far finta di essere inglese quanto vuoi, puoi stare a Londra quanto vuoi, puoi fare il primo lavoro che trovi tanto da poter dire di stare a Londra, perchè dire di aver vissuto a Londra va di moda, anche se dici che sono stronzate, intanto ti eleva dalla massa e rende giustizia all’alternativo che è in te. Ma non basterà. Ogni specchio ti tradirà, ogni passante vedrà i tuoi lineamenti poco inglesi sotto quel cappello e la tua maschera sarà sempre pronta a cadere. Ogni cosa sarà lì per ricordarti che sei italiano e che inglese non lo sei mai stato e non lo sarai mai. Da qualche parte in qualche cassetto avrai ancora la tua carta di identità italiana, ogni sera penserai ai parenti in Italia e saprai che d’estate tornerai in qualche spiaggia italiana, perchè tu d’estate lo vuoi fare il bagno, gli vai in culo alle spiagge fredde della Bretagna. Sarai italiano per sempre, e più ti allontani più l’Italia ti sarà vicina. Più dimentichi lo schifo che ha distrutto l’Italia, più vorrai tornare. Per poi andartene di nuovo magari, perchè in Italia non ci si può più stare.
Ma chissà se poi lo troverò mai un posto o una città che io possa sentire come una casa. A meno che non mi renda conto prima o poi di averla sempre avuta.