This statuette closely resembles the ceramic and faience examples found in the sanctuary known as the “Pillar Shrine” in the Minoan palace o

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This statuette closely resembles the ceramic and faience examples found in the sanctuary known as the “Pillar Shrine” in the Minoan palace o
Questa tavoletta di ceramica datata 1850 - 1450 a.C. è stata ritrovata a Zakros, dove è conservata al locale Museo Archeologico. Reca impressa una iscrizione in Lineare A, un sistema di scrittura minoico che non è ancora stato decifrato per l'esiguità dei materiali a disposizione.
Manufatti e tavolette recanti la lineare A sono peraltro sono stati trovati a Thera, Rodi, nelle Cicladi e in altre località del Mediterraneo: il che testimonia che i traffici minoici dell'età del bronxo erano veramente di vasto raggio.
In this gallery you can find information about the Bronze Age (3200 to 1100 BC) around the Aegean Sea, especially the early Cyclades, Minoan Crete and Mycenaean Greece.
La collezione Egea dell’Ashmolean, con più di 10.000 oggetti, è la più grande e importante del suo genere fuori dalla Grecia. Si è formata principalmente grazie a Sir Arthur Evans, che fu conservatore del Museo. Sono esposti anche quaderni, schizzi e fotografie relative scavi di Evans e dei suoi colleghi.
Per arrivare alla spiaggia di Agiofarago, che si affaccia sul mare Libico tra due alte pareti di rocce, occorre percorrere a piedi l’omonima gola o in alternativa navigare da Matala o da Haghia Galini. La spiaggia somiglia a tante altre dellla costa meridionale di Creta, ma è unica per i suoi ciottoli, piccoli, levigatissimi e di un colore grigio scuro che conferisce al mare una smagliante tonalità di blu.
Come si sa, l’abitato di Thera, sull’isola di Santorini, venne distrutto da una violenta eruzione vulcanica attorno al 1620 a.C. Gli edifici della città sepolta, portati alla luce da una lunga stagione di scavi, erano decorati con pitture che rivelano uno stile incontestabilmente minoico, ma diverso da quello di Cnosso.
Sullo sfondo di calce bianca le figure, anche di grandi dimensioni, sono tracciate con un contorno sottile e arricchite da minuti particolari. Nell’edificio denominato Xeste 3 è stata trovata una complessa megalografia a carattere religioso che attende ancora di essere interpretata. Per adesso chi ammira le pitture al Museo Archeologico Nazionale di Atene si sofferma sugli aspetti più fantasiosi e colorati dei gioielli e dell’abbigliamento delle figure femminili, che indossano la consueta tenuta sacerdotale con corpetto ricamato a maniche corte aperto sul seno e lunga gonna a balze vivacemente decorata.
Gli archeologi Jack L. Davis e Sharon R. Stocker dell’Università di Cincinnati stanno esplorando una tomba ritrovata nel 2015 presso Pilo, in Messenia, e datata 1450 - 1500 a.C.: la quantità e la qualità degli oggetti funerari si sta rivelando straordinaria.
Particolare ammirazione per la finezza dell’esecuzione ha suscitato un sigillo di agata intagliata con le figure di tre guerrieri, due che combattono accanitamente tra loro e uno caduto a terra. Ci si chiede chi possa essere questo guerriero di circa trent’anni, sepolto solo (cosa che non succedeva nelle tombe gentilizie micenee, che erano collettive) e con un lussuoso apparato per circa tre quarti proveniente da Creta. Il complesso rapporto tra minoici e micenei appare ancora molto lontano dall’essere chiarito.
Ritrovato da sir Arthur Evans a Cnosso, il rhyton di steatite a forma di testa di toro (1550 - 1500 a.C. Iraklion, Museo Archeologico Nazionale) è un tipico esempio di scultura minoica in pietra del primo periodo neopalaziale. È un vaso di libagione che andava riempito attraverso un foro nel collo e svuotato attraverso un altro foro sul muso. Le corna, mai ritrovate, erano probabilmente di legno dorato, gli occhi intarsiati sono di cristallo di rocca, le ciglia di diaspro e il muso di madreperla. E’ solo parzialmente conservato, solo il lato sinistro è l'originale.
A parte il lussuoso oggetto di Cnosso e un altro del tutto simile ritrovato a Zakros, esistevano anche esemplari del medesimo tipo più modesti, come quello di terracotta di Palecastro ( 1500 - 1450 a.C. Iraklion, Museo Archeologico Nazionale)
Il patrimonio archeologico cretese presenta motivi di grande interesse anche per l’alto arcaismo greco. Come anche a Prinias, cono state ritrovate a Gortyna maestose immagini di culto che sono tra le prime testimonianze di scultura greca di grandi dimensioni e che impressionano per il loro vigore plastico. Non è facile sapere chi siano le tre dee nude di Gortyna: ricordano il giudizio di Paride.
Nella primavera del 1941, dopo il fallimento del tentativo d'invasione da parte dell'esercito italiano, la Grecia continentale fu occupata dalla Wehrmacht. Il 20 maggio i tedeschi scatenarono un'imponente offensiva per conquistare anche Creta, fondamentale per il controllo del Mediterraneo orientale. Dopo dodici giorni di accanita battaglia, in cui ebbero un ruolo decisivo i paracadutisti, i tedeschi sconfissero le truppe inglesi, australiane e neozelandesi. Il duro regime di occupazione che instaurarono scatenò la resistenza degli abitanti che, aiutati dagli infiltrati britannici, fecero di tutto, a rischio della vita, per sabotare le attività militari tedesche. Antony Beevor in Creta. 1941-1945: la battaglia e la resistenza (2003) racconta com’è andata l’occupazione dell’isola nel corso della II Guerra Mondiale
Melissa (che è il generico termine greco che designa l’ape) avrebbe nutrito col miele il piccolo Zeus, nella grotta del monte Ida, mentre la sorella Amaltea lo avrebbe nutrito con il latte. Nel contesto minoico l’ape aveva comunque un ruolo particolare nella religione e nella vita quotidiana: lo testimoniano ornamenti aurei come il famoso pendente di Chrysolakkos (presso Mallia, 1700 circa a.C., Iraklion, Museo Archeologico Nazionale), abilmente lavorato a granulazione. L’ape ritorna anche nei gioielli quotidiani di ambito greco, come nella bellissima fibula d’oro del Museum of Russian Art di Minneapolis, risalente al IV secolo a.C.
Il re delle paper dolls, Tom Tierney, propone la tenuta sacerdotale minoica maschile e femminile.
Acquistata nel 1931 dal Royal Ontario Museum di Toronto, la piccola scultura di oro e avorio rappresentante un’acrobata divenne rapidamente il fiore all’occhiello della collezione archeologica canadese per ragioni facilmente comprensibili. Oggi si sospetta con ragione che si tratti un falso (vedere l’articolo sul blog del museo) e non sarebbe certo il primo oggetto del genere che viene falsificato: è la prova del grande fascino che certi aspetti dell’arte e della cultura minoica in genere ha esercitato sulla cultura del 900.
Sull’isolotto di Mochlos, affacciato sulla costa nerdorientale di Creta, è stata ritrovata ed esplorata una necropoli risalente alla seconda metà del III millennio a.C. Ben prima della fioritura della civiltà minoica vera e propria l’isola era abitata da comunità prospere, con classi dominanti che potevano permettersi corredi funerari ricchi e raffinati. Una vetrina del Museo Archeologico Nazionale di Iraklion (vecchio allestimento) era dedicata ai gioielli delle tombe di Mochlos, in oro lavorato a sbalzo, laminette, ciondoli, leggiadri ornamenti fitomorfi.
A board dedicated to the reconstructions of the Gilliérons
Su Pinterest una raccolta di oggetti ricostruiti da Emile Gilliéron
Ευρώπη ... Ευρώπη Egisto Sani, flickr.com
Andreas Ritzos (1422 - 1298) era un esperto pittore di icone molto apprezzato nella Candia della seconda metà del 400: le sue opere, di gusto tardo - paleologo con qualche timida eco rinascimentale italiana, arrivarono anche in Europa occidentale grazie al tramite del mercato veneziano.
Questa tavoletta del National Museum of Western Art di Tokyo rappresenta l’Ascensione di Cristo con in alto l’Etimasia, un tema iconografico tipicamente bizantino: il trono vuoto con le Sacre Scritture appoggiate sui cuscini attendono che Cristo vi prenda posto il giorno del Giudizio. Come altri artisti della scuola cretese, Andreas usava firmare le sue opere: ai piedi della figura di San Sebastiano si legge infatti di mano di Andreas Ritzos.