In una società la collocazione di un "ruolo" e l'identificazione dello stesso sono di rilevabile importanza, permettono di inquadrare un certo tipo di azioni, ingaggiano uno status, un'identità, perché le cose devono essere chiamate con il loro nome. Marcello si è ritrovato a fare i conti con un ruolo, a suo dire, poco rappresentativo del suo essere, ritrovandosi prigioniero dello stesso, e per questo, portando in essere una lotta eterna, contro quell' etichetta che la mascolinità latina ne consegue. Macho, vero uomo, maschio latino, tombeur de femmes, latin lover, tutti ruoli identificativi di una misoginia contraria, volgare e lontana. Ruoli che non collocano, ma che stabiliscono, arbitrariamente, vizi e improbabilmente probabili virtù. Nel suo, Marcello adorava i peccatori, i deboli, i "non conformi" perché nel perfezionismo ci trovava qualcosa di "diabolico", ma del macho aveva ben poco. Un macho nell'immaginario collettivo è una figura decisa, delineata, muscolosa, poco gentile, limitatamente galante, rude, egoista, un conquistatore seriale caratterista in virilità e ostentatore della stessa. Marcello al contrario, figura esile, bellezza gentile, delicata, non "aggressiva", anche nel suo erotismo necessario e più opportuno, lasciava spazio alla galanteria. Una figura amicale, rassicurante, elegante, democratica, non di genere, perché a suo modo, attrattiva e seducente ad occhi sia maschili che femminili. Lui, seduttore suo malgrado, cercava solo dignità in un ruolo, quello dell'attore abile nel saper fare, saper dire, lontano da un confine detestabile che l'etichetta di latin lover o un conquistatore, rappresentavano. Infondo quello che succedeva sotto le lenzuola era solo affar suo, perché l'attore è in vetrina, ma l'uomo no. La sua "lotta" non era fatta di muscoli, ma di ironica intelligenza, come nella scelta dei ruoli, una classifica di impotenti attivi nella distruzione di questa identità in convenzione sociale così superficiale e impersonale, ma questo è servito a ben poco, il ruolo di maschio latino, resta non spodestato e a Marcello, non rimane che giocarci pruriginosamente e ironicamente perché la chiave di questa prigione di mascolinità italiana era rimasta lì, dove tutto è iniziato, in America.