Il giornalista gli si accosta con la faccia che pare di pane inzuppato, come un bambino che chiede la marmellata alla madre o una zoccola che chiede la mancia al cliente. Alza un dito.
Tegliesera: Permette?
Il regista lo realizza, gelido.
Tegliesera: Sono Gianluigi del Tegliesera.
Regista (gelido, a fior di labbra): Dica, dica.
Il Tegliesera allarga bonaccione la boccaccia.
Tegliesera (inzuppato di riso): Vorrei da lei una piccola intervista, permette?
Regista (squadrandolo sempre più assente): Ma non più di quattro domande.
Il Tegliesera ridacchia ancora di più, servile come per farsi compatire.
Tegliesera: Aaaaah!.. Crazie, crazie!.. la prima sarebbe: che cosa vuole esprimere con questa sua nuova opera?
Il regista abbassa gli occhi, si concentra e, quando li rialza, secco:
Regista: Il mio profondo, intimo, arcaico cattolicesimo.
Tegliesera (dopo aver annotato sul taccuino grondando avida soddisfazione): E... cosa ne pensa della società italiana?
Spento, ma con glaciale sicurezza, il regista:
Regista: Il popolo più analfabeta, la borghesia più ignorante d'Europa.
Tegliesera (come sopra): E... che cosa ne pensa della morte?
Regista (scattando, benché con l'occhietto sempre spento e annoiato): Come marxista, è un fatto che non prendo in considerazione.
Tegliesera (come sopra): Quarta e ultima domanda: qual è la sua opinione... sul nostro grande Federico Fellini?
Regista (ispirandosi): Egli danza!..
Ci pensa ancora un poco, profondamente, concentrato, ma poi non trova di meglio di quella clausula ineffabile, e ci rioca:
Regista: Egli danza!
Tegliesera (vergognoso, complimentoso): Aaaaaah... Crazie, crazie... Complimenti, arrivederla...
Volta le spallucce, curve come un lacchè alla corte del Re Sole, o un caporale di corvée davanti al superiore - quando il regista, uscito dal suo sogno, lo richiama:
Regista: Ehi!
Il tegliesera si volta, fulminato.
E il regista prende un libro che ha accanto, lo sfoglia di malavoglia, e legge roco:
Regista: Io sono una forza del Passato...
Alza la testa e guarda, come se fosse miope o lo accecasse un brutto sole, l'interlocutore interdetto.
Regista (spiegando, timido): È una poesia... Nella prima parte il poeta ha descritto certi ruderi antichi... di cui nessuno più capisce 'stile e storia' (ridacchia, chissà perché) e certe orrende costruzioni moderne che invece tutti capiscono (ridacchia ancora). Poi attacca appunto così (si rimette a leggere):
Io sono una forza del Passato.
Solo nella tradizione è il mio amore.
Vengo dai ruderi, dalle Chiese,
dalle pale d'altare, dai borghi
dimenticati sugli Appennini e le Prealpi,
dove sono vissuti i fratelli.
Giro per la Tuscolana come un pazzo,
per l'Appia come un cane senza padrone.
O guardo i crepuscoli, le mattine
su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo
come i primi atti del Dopostoria,
cui io assisto per privilegio d'anagrafe,
dall'orlo estremo di qualche età
sepolta. Mostruoso è chi è nato
dalle viscere di una donna morta.
E io, feto adulto, mi aggiro
più moderno di ogni moderno
a cercare fratelli che non sono più.
Rialza gli occhi sul Tegliesera raccolto in rispettoso instupidimento.
Regista:Ha capito qualcosa?
Tegliesera: Be'!
Regista: Scriva, scriva quello che le dico: lei non ha capito niente, perché è un uomo medio. È così?
Tegliesera:Be', sì...
Regista (trionfante, con timido disprezzo): E ne è fiero! Fiero di essere un uomo medio! Un uomo-massa, Così la vogliono i suoi padroni. Ma lei non sa cos'è un uomo medio? È un mostro. Un pericoloso delinquente. Conformista! Colonialista! Razzista! Schiavista!
Tegliesera (annotando): Ah ah ah ah!
Regista: È malato di cuore lei?
Tegliesera: No, no, facendo le corna!
Regista: Peccato, perché se mi crepava qui davanti, sarebbe stato un buon elemento per il lancio del film. Tanto lei non esiste. Il Capitale non considera esistente la mano d'opera, se non quando serve alla produzione. E il produttore del mio film è anche il padrone del suo giornale!.. Addio!
Il giornalista resta lì, ammaccato: non sa se l'intervista è finita o no.
ma il regista gli volta definitivamente le spalle. E allora, con l'ultimo servile sorriso appiccicato alla bocca, il giornalista va, farlocco, nel ciocco della tribù cinematografica che bivacca.