Quando ero molto giovane, parlo di primi anni di adolescenza, ero una forte appassionata di calcio, di sport in generale, ma per lo più di calcio. Tenevo il diario calcistico con le statistiche, l’andamento dei giocatori, i punti di forza e di debolezza, i miei pensieri, appunti su come io avrei gestito le cose.
Ero e sono del Milan, per la cronaca.
Sono una vittima del nazional popolare, quindi in qualsiasi contesto competitivo io tifo per la mia nazione o per una squadra della mia nazione, fosse essa anche l’inter(merda). Questo significa che gran premi di F1, mondiali di sci, mondiali di nuoto, olimpiadi, motomondiale, ero una che seguiva tutto, il mio sogno era di diventare una giornalista sportiva al punto che avevo scritto una lettera, oltre che a Marco Simone, a Maurizio Mosca su insistenza di mamma che ha sempre pensato che io fossi capace di far tutto per mia fortuna.
L’evento apice di questa mia passione erano evidentemente i mondiali di calcio e io so anche come mai.
I primi mondiali della mia memoria furono quelli del ’90, che si svolsero in Italia e che perdemmo amaramente durante una semifinale contro l’Argentina di Maradona, non avevo nemmeno 9 anni, ma lo ricordo benissimo. Inoltre l’estate del ’90 fu la mia prima estate in Italia da vera cittadina italiana e non come turista, arrivai qui all’inizio di quell’anno e quei mondiali li ricordo come una festa. Mettevamo la tv di nonno in cortile e ci riunivamo tutti, mangiavamo anguria, stavamo a piedi nudi, papà e i miei zii bestemmiavano e giocavano intanto alla morra mia mamma e le mie zie parlavano in disparte di cose da femmine e io ero selvaggia e felice. È un ricordo bello di un periodo tutto sommato meno bello, per vari motivi anche gravosi, quindi mi è molto affezionato come momento, il calcio mi ha aiutato ad integrarmi, a capire cose, a unirmi a ciò che era diventata la mia vita.
Man mano, dopo i 16 anni, mi allontanai dallo sport in generale, iniziai ad avere nuovi interessi e hobby, ma restai una tifosa per lungo tempo, continuavo ad andare allo stadio, a tenermi aggiornata, a gioire per le vittore e dispiacermi per le sconfitte fino a quando ho smesso del tutto di interessarmi. Al momento tifo, ma il basket. Perché puoi togliere la persona dagli spalti, ma non puoi togliere gli spalti dalla persona e io dentro di me ho un ultrà uomo bianco etero e ignorantissimo.
Tutto questo era un preambolo per dire che in definitiva i mondiali di calcio continuo a seguirli con passione, quando ci qualifichiamo, e l’altro giorno in macchina mi è venuto in mente che durante i lontani mondiali del 1998 in Francia ero adolescente e mi sembravano dei momenti di intensità incredibile, che univano persone, famiglie, amici e piazze e a me all’epoca mi veniva una sorta di malinconia nel pensare che chissà dove sarei stata poi in quelli del 2002 e poi nel 2006, se avrei avuto ancora la spensieratezza, amici con cui vederli, se sarei stata all’università e dove, se invece no e perché? E che brutto che le cose belle prima o poi devono finire, anche se col senno di poi quello manco fu il periodo più felice della mia vita.
È poi invece addirittura nel 2006 ero a Roma in piazza con il mio incredibile gruppo di amici a sventolare la bandiera da un motorino per finire poi a bagno nella fontana dell’altare della patria e ripensavo a me piccola e mi dicevo che assurdità. E il giorno dopo ero al circo massimo ad accogliere la squadra di ritorno e poi la mattina seguente a fare un esame e la sera ad un concerto di manuchao. È quello che controlli o quello che non controlli? E adesso non mi importa più con chi e dove li vedrò i mondiali (se e quando ci qualificheremo), va bene tutto, tanto ormai manco li facciamo più così spesso sti mondiali. Adesso ho il piccolissimo gruppo del basket e una squadra di serie b che tifo da impazzire e che di quella dello scorso anno non è rimasto niente e comunque va bene così, ricominci e ti affezioni, nuovo giro nuova corsa, sarà sempre più incredibile, loro sono la mia squadra e il tifoso sono io, sono io che decido che è normale il momento.
Mi sono detta, in tutto questo flusso di pensieri, che la vita dovrebbe essere così, alla fine è questo, me lo sono detta perché mi ritrovavo in macchina a guidare su una tangenziale di Milano a cercare un regalo per mia nipote, io che ho rifiutato di prendere la patente fin dopo i 30 anni, perché adesso io sono anche questo, una zia che vive al nord (incredibile!), che tifa una squadra minore (minore un cazzo) di uno sport di cui non capisce niente, ancora.
Dopo tutto, non c’è un proposito speciale per ognuno, tutto quello che accade quando ti accade è normale, il presente normalizza le cose che a pensarci prima o dopo ti perdi perché non puoi vivere dove non esiste niente.
A pensare al prima o al dopo ti chiedi se è davvero tutto qui? Vuoi dirmi che davvero tutto questo non ti basta? Fermati e dimmi se davvero tutto questo, adesso, non ti basta.
Suvvia, la vita è incredibile.