Ho divorato il tuo viso, quella sera. Ti ho visto per cinque minuti, ma quei cinque lunghi minuti, ti hanno impressa in me,
e già ti conosco a memoria.
–––
ship. — ❚ VINZENT BARDAKCI & MEGARA LINHART.
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@tennysonrp
Ho divorato il tuo viso, quella sera. Ti ho visto per cinque minuti, ma quei cinque lunghi minuti, ti hanno impressa in me,
e già ti conosco a memoria.
–––
ship. — ❚ VINZENT BARDAKCI & MEGARA LINHART.
i don’t know what i’m supposed to do, haunted by the ghost of you oh, take me back to the night we met. ꓹꓹ ––– ship. — ❚ ulay & agata
Tu, che mi svegli al mattino. Tu, che sporchi il letto di vino. Tu, che mi mordi la pelle con i tuoi occhi da vipera. E tu, sei il contrario di un angelo e tu, sei come un pugile all’angolo. E tu, scappi da qui e mi lasci così nudo con i brividi, a volte non so esprimermi. E ti vorrei amare ma sbaglio sempre, e ti vorrei rubare un cielo di perle. ꓹꓹ
–––
ship. — ❚ hansel benediktsson & silje hansen
fumatene un’altra e dopo spegnimela addosso sulla guancia o sul mio sorriso da stronzo, tanto sai che brucia uguale a questo punto fammi male il doppio, così almeno in qualche modo di te mi ricordo. „ –––
ship — ❚ hansel benediktsson & silje hansen
kiss it better baby, you love me like you hate me and every night we're making up, both my hands are shaking. you love me like you hate me, and i’m so afraid of breaking up. „ –––
ship — ❚ hansel benediktsson & silje hansen
▔▔▔▔▔▔▔▔ @ ᴋᴀᴅᴇ / ᴘᴏᴠ E' sempre nell'attesa che i pensieri cominciano a differire e, se fossero visibili e non impercettibili, silenziosi e privatamente segreti, il sottoscritto li raffigurerebbe come fumo aleggiante sulle proprie crini. Nere opache, del colore della pece, del carbone e dell'ossidiana e direbbe persino del colore della sua anima se non fosse per quel mero attimo di pace che lo coglie ad ogni interazioni, ad ogni minimo e repentino sguardo scambiato anche solo per sbaglio con la giovane che stava andando ad incontrare. Mezzanotte, quarto piano, torre dell'orologio. Era lì in attesa, col taschino destro interno che nascondeva un petalo di quella rosa color corallo ed una parte di quel ramo di capelvenere. Le di lei labbra, pensò e sperò, sarebbero state lo spuntino tanto atteso. @ ᴅᴇᴍᴇʟᴢᴀ / ᴘᴏᴠ Al posto delle sneakers Demelza sembra possieda piume al posto dei piedi, ché con passi leggiadri ha cercato di non farsi udire dai riflessi attenti del Quarrie. E di coglierlo alle spalle per spaventarlo non è sua intenzione, quantomeno sono le sue mani fredde a rivelare la sua presenza ad egli, mentre copre gli occhi gemelli con i palmi delle esili dita ed avvicina le labbra purpuree al suo orecchio." Buonasera. " @ ᴋᴀᴅᴇ / ᴘᴏᴠ Impercettibili quei passi, silenziosi come lei, loro e quel loro temperamento così affine come due anime gemelle. La scarica che percepì fu elettrica, brividi interminabili provocarono una reazione cutanea sull'epidermide nivea mentre quel contatto e quel gelo delle di lei mani s'approfondiva al tocco che il giovane decise di ricambiare. Una e sola fu la mano che raggiunse le congiunte della Terman poste sugli occhi del sottoscritto; l'altra raccolse i di lei doni bucolici che teneva a condividere, per bellezza e per significato. E solo allora si voltò, ancora cieco per volontà complice, tenendo gentilmente tra i due propri polpastrelli dell'indice ed il pollice quella foglia di capelvenere posizionandola tra loro. « Allora il segreto e la passione discreta qual è? » @ ᴅᴇᴍᴇʟᴢᴀ / ᴘᴏᴠ Il tepore del prensile organo riscalda lievemente il dorso della mano di lei, mentre l'olfatto è alienato dal resto degli odori nel sentire il profumo dello shampoo del Quarrie. Ma le mani scivolano lungo il viso del giovane, lasciando che il palmo del pollice mancino scivoli a carezzargli una gota.Ancora sta indugiando nei suoi stessi pensieri, ma quando la vista viene catturata dall'immagine della foglia di capelvenere non ha dubbi. Le iridi scorrono brevemente a tracciare linee invisibili lungo la forma degli occhi gemelli. Un passo. Non vi è più distanza tra loro se non il tiepido soffio di fiato che percorre la superficie della labbra del Quarrie. E le labbra si posano su quelle di lui, congiungendole in un bacio altresì casto. @ ᴋᴀᴅᴇ / ᴘᴏᴠ Alla purezza di quell'atto, il Quarrie tremò metaforicamente ed assieme a quel senso, tremò anche la sua pelle. Ebbe una reazione comune vista dall'esterno, ma internamente ed in cuor suo soprattutto e nell'animo, sentiva cessare ogni battito, ogni polso smetteva d'esistere e credette persino di non averlo mai posseduto un cuore; o almeno non fino a quel mero istante: le labbra sovrapposte, appena schiuse alla ricerca di un sapore sconosciuto, col desiderio di approfondire quella conoscenza che sapeva di rossetto e tabacco. Fu una frazione di secondi quella che trascorse tra i loro sguardi, appena distaccatosi da quel contatto, umettarsi l'increspatura della bocca, testarne la morbidezza prima di percepirne la di lei assenza e desiderarne altra. Allora fu lui a buttarsi, ad avanzare quel precedente passo da lei compiuto, tenerle il viso tra entrambe le proprie mani mentre le labbra, schiuse sulle di lei gemelle, si ritrovarono all'esplorazione di nuovi sapori, più intensi. ▔▔▔▔▔▔▔▔
▔▔▔▔▔▔▔▔ @ ᴋᴀᴅᴇ / ᴘᴏᴠ I piedi si muovevano da soli quella sera, non rispondevano ad alcuna funzione cognitiva del giovane, a nessun tipo di richiamo o segnale che quantomeno partisse dal centro di controllo che è la sua mente. Il motivo gli era sconosciuto e ingenuamente pensò che fosse solo per i drink che aveva buttato giù, tracannando in una sorsata netta ed impulsiva mentre semplicemente sfidava sé stesso: si metteva alla prova per annientare quella palese e visibile tensione rivolta alla scappatoia con la Terman. Doveva riconoscere che quel gioco, quello strano gioco che stavano continuando ad intavolare quasi insistentemente ogni notte, stuzzicava l'appetito del giovane. Un gioco mentale, strategico ma senza alcuna regola e penitenza se non il rischio di conoscere quella loro strana entropia disordinata seppur intima. Che ci fosse un interesse questo non è dato saperlo e Kade, sulle questioni sentimentali soprattutto, evita di calarsi nel buio introspettivo dando per un mero attimo luce alla sua ombra. S'interroga su tutto, sul senso di ogni cosa sebbene la stessa sia inutile, effimera, di breve durata ed intensità come la simbologia della fiamma di un fiammifero; persino adesso, mentre percorre il corridoio che collega la torre dell'orologio con la struttura, il giovane si sta interrogando sul perché continua a collidere due delle proprie falangi sino a carezzarsele in languidi movimenti rotatori. Pollice e indice della stessa mano che s'incontrano in una carezza gentile, la stessa che per memoria tattile lasciò sul volto della ragazza che, nuovamente, era davanti ai suoi occhi. Mutismo. @ ᴅᴇᴍᴇʟᴢᴀ / ᴘᴏᴠ Vecchia è la porta che conduce al tetro luogo della Torre dell'orologio, la stessa che non è sancita da nessuna chiusura a chiave ed è così facile l'accesso da aver già discostato la porta. E in uno dei luoghi più silenziosi del campus si insinua quel chimerico gioco intavolato dai due ragazzi. Non ha idea di quale fine portino quelle continue sfide mentali, ma solleticano la curiosità di Demelza a tal punto di non porsi domande. I pensieri lasciano spazio al desiderio d'incontro, di cui viene accontenta alla vista dello sguardo gemello al suo incontro. Vorrebbe accennare un saluto, ma questo si limita in una lieve cenno di capo; ché se il giovane vuole chiudersi in un mutismo, lei non ha intenzione di instaurare un monologo. Però il contatto è necessario, quasi inderogabile per poter comunicare e l'esili falangi della mancina vanno a cingere il polso del Quarrie in una leggera presa. Non trattiene la presa, solo alcuni secondi, tirando il ragazzo verso la sua figura per intimarlo a seguirlo all'interno della struttura. @ ᴋᴀᴅᴇ / ᴘᴏᴠ 〞dove stiamo andando? 〞sarebbero state queste le parole che avrebbe pronunziato in forma di domanda, in un contesto che già di per sé pare ed appare confuso sotto lo sguardo complice di un uomo che l'andamento di tale processo non tiene a migliorarlo. Kade Quarrie è quell'uomo. In quel silenzio sacro, ciò che ne profanava l'essenza macabra eran il suono che le loro suole imprimono sulla pavimentazione vecchia di una zona priva di alcun controllo, e dello stesso vi erano privi anche loro lasciandosi andare nell'oscurità di quel ticchettio così mistico quanto romantico. E gliel'avrebbe detto, Kade, ci avrebbe scherzato su, prendendola in giro mentre immortalava nella sua memoria interna la di lei immagine presa di spalle; mentre l'estasi raggiungeva al ricordo dell'odore fresco del suo shampoo che nuovamente raggiungeva il suo olfatto. Si rese conto tardi del contatto ché probabilmente fino a quell'istante non vi aveva dato l'adeguata attenzione, ma si rifece osservando come la presa seppur salda la percepiva come piuma delicata che languida carezzava l'epidermide nivea, quasi come a volerlo solleticarlo. Al pensiero rise, vi accennò una breve risata senza emettere alcun suono mentre tacito, ancora, la seguiva. 〞dove stiamo andando? 〞avrebbe chiesto prima ancora di scoprirlo con i suoi stessi occhi. @ ᴅᴇᴍᴇʟᴢᴀ / ᴘᴏᴠ E preme l'impulso di voltarsi, guardarlo ed esprimere a voce le sue indicazioni o rispondere a quello stesso silenzio, unicamente interrotto dai cigolii delle travi in legno che le loro suole solcano. Vuole raggiungere l'angolo accanto la grande vetrata dell'orologio, lo stesso oggetto di discorsi macabri con le proprie compagne di stanza. E se lei per fortuna non sembra vedere nulla, per una frazione di secondo guarda di sbieco le lancette dell'orologio. Raggiunto il punto nascosto dall'impalcatura Demelza si volta, lasciando che un sospiro arrendevole parli al suo posto. V'è poca illuminazione, ma la donna può delineare i lineamenti del Kade senza dover dare spiegazioni. Ché poi ella non pensi di averle è un altro discorso, istinto di sopravvivenza mentale per non dar peso a pensieri che ora sembrano inopportuni. In quella atmosfera macabra egli s'illumina di un'aura angelica e che gli confesserebbe in una presa in giro in riferimento ai loro discorsi. Avvicina l'indice alle labbra di lui, sfiorandole col palmo in un tocco fugace. Ché l'olfatto è colto dal profumo ormai familiare d'egli e quasi si distrae in quella breve riflessione che produce mentalmente, Infine, indica un orecchio, restando in una breve attesa che viene colmata dal suono dello scoccare della mezzanotte. @ ᴋᴀᴅᴇ / ᴘᴏᴠ [ ... ] La dannazione conosce dietro il proprio incarnato significato un posizionamento che, Kade, avrebbe giurato che la giovane donna presente davanti ai suoi occhi, ad un palmo di naso di distanza, avesse già raggiunto. Era già pronto a punirla sotto le solite lamentele di un infante alla quale era stato fatto un torto spregevole, come allontanarlo dal compagno di banco o privarlo del suo giocattolo preferito, Demelzia era venuta meno a quella volontà che rivedeva il giovane eretto sui propri piedi, coscienzioso di non proferire alcuna parola. Pensò che fossero inutili in quel frangente, in quel momento che stava vivendo col fiato sospeso mentre mordeva i fili dell'alta tensione tanta ch'era la loro vicinanza. 〞Che stai facendo? 〞 una domanda di curiosità che gli morì in gola, così come pensò di morire lui stesso mentre il suo corpo rispondeva al suono della sua voce. La dannazione, allora, aveva un nome ed un volto, possedeva un corpo femminile che sotto la tetra luce di quella luna nuova, veniva dipinto in un'esaltazione simil mistica dal sottoscritto. Dannata, ancora, per aver causato un'aritmia cardiaca registrata per uno scherzo di pessimo gusto, provocandogli un sobbalzo. « ma che CAZZO fai?! » @ ᴅᴇᴍᴇʟᴢᴀ / ᴘᴏᴠ Più contorta che dannata, Demelza ha tutto un suo modo per approcciarsi alle persone, figuriamoci trovare idee al fine di far parlare qualcuno senza iniziare un vero discorso. E a quel sobbalzo un accenno di sorriso si incurva sulle labbra colorate di rosso. « Ti faccio parlare. » Che poi in una remota parte di sé vorrebbe scusarsi per aver provocato quell'imprevisto non calcolato dal giovane. Tuttavia, Demelza si attiene a una semplice alzata di spalle mentre adagia la schiena contro il muro alle sue spalle. Nell'indietreggiare la Terman compie pochi passi, dove il buio la inghiotte, mentre la tetra luce della luna accarezza il viso del Quarrie. « Mi piace la tua giacca, comunque. » @ ᴋᴀᴅᴇ / ᴘᴏᴠ Pareva uno scenario atipico, quello, qualcosa che il giovane era solito percorrere all'interno della sa mente durante la fase di sonno profondo ed in un presunto stato onirico. Non che avesse sognato mai la presenza della giovane nei propri sogni, ma le componenti dell'ambiente circostante nella quale stavano attualmente abitando, rappresentava il solito scenario dei momenti di delirio del giovane. Al contrario, però, non avrebbe potuto riviverli sulle tele, macchiando quel bianco di colori scuri poiché nonostante fantasticasse nel profondo del suo inconscio di render la Terman sua musa e tela, pensava che lei sarebbe stata quell'unico elemento di analisi positiva nonostante si sentisse così complice nell'oscurità delle tenebre; nonostante per un momento parve sparire sotto la vista attenta del giovane. « La verità è che sentivi la mancanza della mia voce, non è vero? » avanzò mentre proferiva quella domanda, rivolgendola alla carnefice di quel silenzio ed alla stessa s'avvicinava, sfilandosi la giacca bianca prima di prendere posto sul pavimento polveroso e deteriorato dal tempo. « Tieni, questa serve più a te che a me. » @ ᴅᴇᴍᴇʟᴢᴀ / ᴘᴏᴠ « Vuoi che ti dica di sì, Kade Quarrie? » Non una vera risposta, difatti non le piace nemmeno girar intorno alle frasi, ma inscatolare i proprio pensieri può essere piuttosto utile se in compagnia dell'uomo. Quel punto della stanza le piace, le piace se collegata al rumore della notte, alla poca illuminazione e non per una passione recondita legata al tetro, ché poi scegliere quel preciso punto dove le suole delle proprie sneakers sostano nascondono, accanto una piastrella poggiata sommariamente sopra altre gemelle, il vero motivo di quella scelta. Quel contenuto che ella cerca sotto le piccole piastrelle e che non è altri che è un piccolo buco, lo stesso dove Demelza infila le dita quando si siede sul pavimento. Nulla. Solo dello strano terriccio umido, forse ammuffito, ma nessuna traccia dell'oggetto che avrebbe voluto recuperare. « Mi hanno fregato il pacchetto di sigarette. » E contrae le labbra, giacché l'espressione scocciata non è abbastanza per sottolineare quel che considera un affronto. Quindi afferra con la mano pulita la giacca del Quarrie e l'appoggia soltanto sopra le proprie spalle, sistemandosi a gambe incrociate sul pavimento deteriorato. « Ci vengono sempre troppe persone qui. Non trovi? » @ ᴋᴀᴅᴇ / ᴘᴏᴠ E se forse non sarebbe dovuta per forza servire una risposta a quella provocazione così palese, poiché lampante vi era già stata riconosciuta dal giovane senza aver fatto troppi sforzi. L'aveva captata nel modo di riavvicinarlo, nel modo che ha avuto, lei, di giocare le carte giuste per farlo tornare a parlare, mettendo fine a quel gioco bambinesco ed immaturo che aveva inscenato in mutismo. “ Complimenti, Demelza Terman, ci sai davvero fare ed è questo che più fa di te una persona interessante. „ Le labbra erano schiuse, ma non vi fuoriuscirono quelle parole benché un sospiro che sentava la via della rassegnazione spezzò quel precario silenzio. « Te le hanno fatte o le hai semplicemente perse? » e per "fatte" andava riferendosi alla gestualità di un furto, mentre un pacchetto di sigarette vedeva metaforicamente la luce fuori dalla tasca posteriore dei pantaloni neri che il giovane aveva indosso. Consumato e mal ridotto, ma proteggeva a dovere quelle paglie ben rollate che guidavano verso la morte. Due ne sfilò dal pacchetto e come fosse un fiore gliela porse, recuperando la fiamma che dava vita a quel loro stato mortale a partire dal primo tiro. « E noi siamo gli ennesi ospiti di questa torre, questa notte. » @ ᴅᴇᴍᴇʟᴢᴀ / ᴘᴏᴠ Avrebbe potuto ringraziare il ragazzo di quel gesto nell'imprestarle la giacca, ma per Demelza è sottinteso che basti un cenno di capo e un accenno di sorriso. « Fatte. » e mormora quella parola, come se qualcuno potesse realmente sentirli e interrompe la bolla nella quale sono inglobati. Sfiora delicatamente le sue dita nel raccogliere la sigaretta con le proprie. « E in quanto ospiti potremmo sancire questo incontro. Fumiamo dalla stessa? » Chiede, in riferimento alla paglia appena estratta. « Non so bene come si faccia perché non l'ho mai fatto. Hai capito cosa intendo? » @ ᴋᴀᴅᴇ / ᴘᴏᴠ Aveva capito, ma nonostante il comprendonio fosse stato facile, Kade era insicuro sulla messa in pratica poiché, semplicemente, non voleva peccare di troppa convinzione. Aveva capito però, ma forse era l’atto pratico che mancava a quel richiamo di immagini salvate nella propria memoria interna. Mugolò, mentre lo sguardo andava in direzione della giovane presso la quale vi ritrovò sosta, riposo. « La dividiamo, basta che mi lasci gli ultimi tiri Terman, è questo che intendi? » E la propria poi tornò a riporla in quello stesso pacchetto malmesso, intento poi a dargli una presentazione differente, cercando di aggiustare la fragile carta colorata dello stesso prima di rassegnarsi e portare le braccia appena dietro il busto, sollevando il capo e rivolgendosi al soffitto. I pensieri parevano differire lungo qualcosa di decisamente più forte, eliminando l’idea di un coinvolgimento paranormale in quel silenzio sacro, tacito. « Hai il rossetto? » Non capì perché glielo chiese in maniera così spontanea, impulsiva e soprattutto fuori contesto. Pensò, forse, che era semplice gradimento personale nel vederla col viso metaforicamente dipinto con una forma d’arte che si avvicina alla cosmesi e al benessere. @ ᴅᴇᴍᴇʟᴢᴀ / ᴘᴏᴠ Non è sicura che egli abbia capito, mentre le immagine richiamate all'atto pratico che vorrebbe svolgere non sembra saperle spiegare. E quindi solleva lo sguardo, mentre le iridi si sono ormai abituate alla crudeltà di quel buio, ma non delle macchie azzurrine che possiede il Quarrie. « Sì. Dovrei toglierlo? » E difatti macchia di un leggero strato di rosso il filtro quando vi cinge le labbra attorno per aspirare delle boccate di fumo. Ma non attende la sua risposta, anzi puntella ambe le ginocchia sul pavimento polveroso per avvicinarsi al suo viso. E solo quando è abbastanza vicino al suo viso, Demelza, schiude le labbra lasciando che il fumo celato dalla bocca vada ad accarezzare le altrui gemelle. @ ᴋᴀᴅᴇ / ᴘᴏᴠ Non glielo avrebbe permesso, pensa, di lasciar ch'essa sfregasse con la ruvida violenza di un fazzoletto contro le labbra dipinte rosso borgogna, mentre attento osservatore scrutava con occhi spalancati il modo in cui quel filtrino veniva macchiato dal colore stesso impresso dalle sue labbra. Che ci stesse trovando qualcosa di erotico era, forse, palese, ma sebbene ella si stesse avvicinando con vana pericolosità, legandolo al filo di fumo che fuoriusciva dalle sue labbra, Kade non avrebbe azzerato il contatto fisico. Non avrebbe scavalcato i muri del tempo per sopperire alla voglia carnale di macchiarsele, le sue labbra. Le schiuse, allora, mentre dava libero ingresso al vizio di entrare, di possederlo, prima di espirarlo sul di lei stesso viso. Il contatto che i loro occhi mantennero rimase solido ed enigmatico mentre con un languido gesto, Kade, riprese possesso di quella sigaretta. « No che non devi toglierlo. Perché? Te lo toglieresti? » Chiese con lo sguardo rivolto verso la vetrata, mentre bramanti le labbra colmarono il desiderio di macchiarsi metaforicamente di quello stesso colore, combaciando col segno delle di lei gemelle sul filtrino. ( ... )
“ e lo sai che penso troppo, a volte neanche io mi riconosco perché ( ... ) che ne dici se facciamo tardi, se restiamo tutto il giorno al maxi sdraiati sul prato con le sigarette che ora non sanno di niente. tu non sei come la gente. –––
— ❚ kade quarrie x demelza terman
Sometimes we talk all night long, we don't shut up and when it's late, we'll say: “ we're still wide awake so... “ We love to talk about how you'll come up to visit me and we'll rent a car, and we'll drive upstate. It's affection, always you're gonna see it someday. My attention's on you even if it’s not what you need. –––
— ❚ kade quarrie x demelza terman
〞è l’ultimo foglio questo e credo sia giunto il momento di andare a comprare una nuova moleskine che verrà distrutta quotidianamente per scrivere a te. le zie mi hanno detto che sono a tua immagine e somiglianza, proprio come sulle sacre scritture si legge di come Dio creò Adamo: “a sua immagine e somiglianza”. eppure io a te non ci voglio proprio somigliare, Keeran. trascorro le mie giornate con la mera consolazione di poter cambiare il mio cognome, un giorno, prima di tormentarmi che così facendo finire per fare il tuo stesso gioco: abbandonarti, cancellare l'esistenza d'una persona o ignorandola poiché forse è seppellita tre metri sotto terra. e non mi riferisco a Lucrezia, mia madre, l'amore della tua vita.ad ogni modo una cosa c'è che da te vorrei, che t'invidio con l'anima ed il corpo, e con la mente e la ragione: la capacità di amare condizionatamente una persona. come puoi tu, essere umano, riuscire a coesistere per amore di qualcun altro? come si fa? avresti dovuto spiegarmelo e / o quanto meno insegnarmelo ché nonostante di amori ne abbia avuti, si son tutti consumati sotto l'effimera inutilità del tempo. sᴀɴɢᴜᴇ ᴅᴇʟ ᴛᴜᴏ sᴀɴᴜɢᴇ, ᴋ.ᴊ. ǫ „ –––
∙ — ship 𝒊. carlottafoscari x crawleylangdon
Considera il tempo ed il suo lento trascorrere come un processo puramente empirico e che lo stesso trascenda poi da quel momento che lui più adora contemplare: l'ora blu ed il suo avvenire poi crepuscolare; più per un piacere personale che per chissà quale losco o tetro pensiero che si cela.La verità è che sono davvero le cose che Kade riesce a celare nella vita, per sé e per gli altri e soprattutto in quella sua stanza, poiché nulla sfugge al fiuto del suo compagno di stanza il quale da più di mezz'ora ciondola impertinente seduto sul proprio letto. « ti ho detto che non ho voglia di festeggiamenti, piuttosto vado a perdere tempo alla torre e »Non è solito interrompere il proprio flusso di coscienza e di parole che, ben scandite, andavano a riempire quella stanza spezzando la tranquillità che mai riesce a trionfare. Ma Kade aveva da dirgli qualcosa ch'egli reputava importante: « qualora dovesseavvicinarsi Demelza Terman chiedendoti di me, indicale ilpadiglione 107, va bene? non fare domande, è un nostro gioco. »
La pace interiore e psicofisica era un qualcosa alla quale il giovane franco-canadese aspirava più della bravura in quel tipo di artisticità che pareva scomparire sotto il fumo di un fuoco d'artificio, un abbaglio, quando a mancare era proprio la materia prima: l'ispirazione.Eppure adesso che, in quell'aula, osservava giudice inquisitore di sé stesso la sua stessa tela, i suoi precedenti incubi e la sua anima, Kade Quarrie non ci vedeva più nulla. Niente. Alcuna emozione traspariva da quelle sue tele e si pensò dunque vuoto, mentre lasciava vagare lo sguardo in direzione del suo compagno. Vi osservò la sua, di tela, e rabbrividì: era quella l'emozione, il sentimento e l'ispirazione da lui perduta. « solo tu sai rendere opera d'arte della frutta morta, Aaron! »
Certe volte si domanda come mai l'ora di pranzo, in quella mensa, non viene riempita da un qualsiasi tipo di genere musicale col solo scopo di saper e riuscire ad intrattenere quegli animi ribelli ed in piena rivolta verso un'età che di orecchie non ne ha e se le possiede, invece, non è capace di saper ascoltare il grido d'aiuto di una generazione che pare spegnersi sotto l'apprendimento istituzionale. Rimane allora seduto ed in attesa del proprio turno al tribunale divino, Kade Quarrie, mentre con un ordine personale dispone tutto il necessario utile per poter macchiare i propri polmoni con del veleno che di tabacco sapeva e che tale era. Pensava alla musica per sopperire il silenzio che andava a crearsi nella sua testa, e non solo, ma anche per pressare sino a farlo scomparire quel dannato brusio che quotidianamente disturba quel suo stato processo d'apprendimento. La sua bocca si schiude sino a formare un piccolo cerchio, lasciando fuoriuscire lievemente un po' della sua aria in un netto soffio che andò a spegnere la fiamma di quella sigaretta ora fumante, mentre l'attenzione veniva catturata da una figura familiare. Familiare per davvero, sebbene egli non avesse parenti presenti alla JDU o nella vita e in generale; ma il tedesco canadese, sotto lo sguardo ceruleo del giovane ventitreenne, somigliava al concetto platonico di famiglia e di casa. « oggi il menù offerto dalla casa non è dei migliori, vè? »
Era uno spazio sicuro quello in qui era andato a rilassarsi, decidendo di trascorrere la giornata in panciolle poiché dopo una sfida ed un pranzo ricco di carboidrati, la sonnolenza sedeva sulle palpebre del franco canadese rendendole pesanti. Dura è la vita di chi d'insonnia soffre, mendicando nel silenzio ed elemosinando il sonno nel pieno della notte. Le giornate si prolunga e sente il tempo dilatarsi senza alcuna dilazione, Kade Quarrie.E' continuo ed è atroce e sente che prima o poi crollerà come crolla un narcolettico, sebbene sia lui l'esatto opposto.Era appena chino col capo sul tavolo che mobiliava quella sala comune, osservando di sottecchi uno dei divanetti sulla quale preferirebbe coricarsi. Il suo problema è che gli faceva brutto occupare uno spazio che spettava anche ad altri, uno spazio comune. Rimase tacito, allora, nel suo ed inerme, seduto in malo modo si lasciava lentamente andare a quel flusso narcolettico finché qualcosa o qualcuno non lo fece balzare nel sonno, svegliandolo. « non stavo dormendo, lo giuro! »
Aveva trascorso le ore della notte consumando le proprie dita sotto il nero dei carboncini che sfilavano su fogli di un ritaglio ruvido di fabriano, mentre gli occhi andavano a bruciarsi sotto il fumo della sigaretta che timidamente era poggiata tra le labbra secche del franco canadese. Quella notte divenne improvvisamente clemente nei confronti del suo disturbo del sonno, lasciando riposare le proprie falangi sulla chat aperta di Demelza Terman che, d'improvviso, decise di intrattenerlo con eloquenti domande ed una sfida allettante che il giovane Quarrie decise di accettare. Non se lo lasciò ripetere due volte, sebbene durante l'ultima sfida ci rimase secco e con delle allucinazioni che decadono nel catalogo che il suo compagno di stanza, Carl, più adora classificare come fenomeni paranormali; ma la sfida che vede i due protagonisti era qualcosa di semplice: non vi era alcun pericolo nell'annusarsi. Stavano giocando ad essere di razza canina, lupi nello specifico, e Kade ancora non aveva compreso se quella richiesta trasformata in una sfida, fosse in realtà uno strano kink della Terman. D'improvviso aveva smesso di chiederselo, sovraeccitato dalla volontà che lo spingeva ad accettare mentre l'adrenalina non voleva lasciare il suo corpo poiché il pensiero viaggiava e si formava sotto l'idea del nuovo giorno avvenire.Un'altra notte insonne, si diceva mentre non con poca fatica avanzava stanco in direzione della mensa, luogo della sfida.Un luogo pubblico è sempre una scelta azzardata, ma Kade non tiene conto di ciò poiché gli pare che la vista gli si annebbi quando l'adrenalina è troppa e scorre, impetuosa, nelle sue vene mescolandosi al sangue.Gli aveva detto che il di lei sguardo gemello gli avrebbe guardato le spalle, l'avrebbe osservato di sottecchi e nel silenzio assordante di quel posto; eppure in quel momento ed in quel luogo, la mensa, se lo ritrovò davanti ai propri occhi, in allerta gentile mentre le distanze s'accorciava tra loro. Nessun saluto, nessuna carezza, ma solo il volto del giovane franco canadese che andava vicinandosi pericolosamente al di lei gemello ad una distanza necessaria per poterle poi annusare il volto.In qualche modo doveva pur cominciare, o no?
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